
Gli scontri di Roma
Due settimane fa se la prendevano con i rumeni per l’orribile massacro di una donna, oggi con la polizia per il tragico incidente all’autogrill vicino ad Arezzo. Cambiano le motivazioni, sempre più pretestuose, ma restano le azioni delle squadracce romane che si fanno giustizia là dove lo Stato non sa o non può arrivare.
In scene degne de «L’alba dei morti viventi», si aggirano per la capitale ragazzi e uomini con tanto di passamontagna e spranghe, per andare a sfogare un po’ di sana violenza contro bersagli accessibili: questura, stazioni della polizia, sede del Coni (quest’ultima è solo un’esca per attirare i poliziotti fuori dagli obiettivi principali). È chiaro che con tale atto si mette in seria discussione la possibilità dello stato di
… cosa abbiano a che fare gli scontri con il calcio, non si capisce …garantire la pubblica sicurezza ai cittadini, viene meno il monopolio dell’uso della forza da parte dell’ordinamento statale. Al di là dell’opportunità della scelta operata dal Ministro degli Interni di non rispondere alle aggressioni, assolutamente condivisibile, va tenuto conto del fatto che è successo qualcosa di molto grave: un atto sovversivo.
Cosa abbia ciò a che fare con il calcio, non si capisce: ma a ben pensarci, facendo apparire questi spaventosi avvenimenti come scaturiti dal mondo del calcio, gli stessi sono resi con meno allarme sociale, come un’appendice aberrante ed eccezionale di uno sport, di un gioco, di un fenomeno di costume.
… un atto sovversivo …Se il collegamento con il gioco del calcio è eziologicamente difficile da cogliere, sembra invece più limpido quello che si instaura a livello politico. Una serie di circostanze fanno infatti pensare ad una rinascita repentina ed esplosiva di movimenti di estrema destra, che storicamente trovano terreno fertile nella xenofobia, nella violenza, nella contrapposizione frontale con il nemico.
Ultràs nelle strade e nella politica
Le parole d’ordine cambiano ma la retorica è analoga a quella del Ventennio: la Destra di Storace e Santanchè si è presentata a Roma come il partito degli “incazzati”, non rinuncia ai saluti romani, si fa portatrice delle istanze di quegli elettori che non intendono più sopportare (cosa poi? Forse la dialettica democratica..), cavalca l’antipolitica con la violenza, e non con il dialogo.
I gruppi criminali (chiamati ultras da taluni) che hanno cercato lo scontro con le forze dell’ordine e che hanno portato a termine vere e proprie azioni terroristiche (questo è il reato contestato ai pochi arrestati) sono tutti accomunati dagli stretti legami con i movimenti neo-fascisti. Sembra che però di questo in pochi si preoccupino, preferendo i più rendersi ridicoli con lo stop dei campionati delle serie inferiori, e non quello della A, con la goffa presenza di calciatori e politici ai funerali del ragazzo ucciso, con l’imprudente strumentalizzazione della disgrazia.
… l’emergenza è degli italiani che stanno dimostrando di mal sopportare gli oneri della democrazia …Il copione è dunque lo stesso della caccia al rumeno scatenatasi sempre nella capitale qualche tempo fa: ma se gli attori, i registi e i produttori sono gli stessi, non si starà piuttosto trattando di un problema tutto italiano, che poco ha a che fare con i rumeni e con il calcio?
In risposta agli articoli che hanno titolato “emergenza rumeni”, rispondo amichevolmente con una provocazione: l’emergenza è degli italiani, che stanno dimostrando di mal sopportare gli oneri della democrazia, in rigurgiti violenti che fanno accapponare la pelle.





