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Giovanni Falcone, un cittadino e un eroe

, di Pierre-Antoine KLETHI

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Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

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Il 23 maggio ricordiamo un eroe discreto, il giudice Giovanni Falcone, ucciso 20 anni fa, a Capaci, in una delle stragi più violente mai perpetuate da Cosa Nostra. Il Giudice Falcone fu uno dei leader del pool anti-mafia di Palermo, negli anni ’80, e fu anche all’origine del maxi-processo che si concluse, nel 1987, con 360 mafiosi condannati al carcere.

Con il suo collega Paolo Borsellino, ucciso anche lui qualche settimana dopo, fu al servizio degli altri, nonostante il pericolo permanente che rappresentava la mafia e nonostante gli ostacoli creati dallo Stato e da numerosi colleghi magistrati. Mentre Cosa Nostra riusciva ad unirsi sotto la guida dei Corleonesi, il fronte anti-mafia era diviso per via di gelosie. Questo lo indebolì molto e causò indirettamente la sua morte.

Oggi, a distanza di vent’anni, la sua eredità rimane intatta, perché «gli uomini passano, le idee restano […] e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini» (frase attribuita a John F. Kennedy e che piaceva molto a Falcone).

Qualche giorno prima di questo ventesimo anniversario, notizie tristi, anzi drammatiche, sono giunte da Brindisi dove un attentato perpetrato dinanzi all’Istituto Morvillo Falcone (il nome della moglie del giudice, anche lei vittima dalla mafia) ha barbaramente ucciso una giovane ragazza, Melissa Bassi, e ferito gravemente altre studentesse. Sia un atto della mafia, un atto anarchico o un atto isolato di un folle, non possiamo che essere indignati di fronte ad un vigliacco omicidio di un’innocente, per di più davanti ad una scuola, un luogo che rappresenta lo Stato e che prepara i giovani alla loro futura vita di cittadini.

Quest’attentato ha innescato un’onda di solidarietà e di unità attraverso tutta l’Italia, che ha risposto alla violenza dicendo ai colpevoli: «Non ci fate paura». Anche all’estero ci sono state espressioni di solidarietà e di compassione. Per esempio, il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, in nome dell’istituzione, ha espresso disprezzo nei confronti dei colpevoli dell’attentato e solidarietà con le vittime e le loro famiglie, i loro amici e le loro conoscenze. Queste tragedie m’ispirano due riflessioni.

La prima è che la lotta contro la violenza e l’illegalità, dalle inciviltà fino alla criminalità organizzata ed al terrorismo, non è limitata al sud della penisola, ma è un fenomeno che riguarda l’Europa intera. Gli Stati sono coscienti di questo, visto che dopo aver creato uno spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia (lo spazio Schengen), hanno anche sviluppato la cooperazione fra le forze dell’ordine (Europol), i giudici (Eurojust) e per i controlli alle frontiere (Frontex). Anche le politiche di asilo e d’immigrazione sono coordinate.

Questo fenomeno riguarda anche ognuno di noi, come cittadini. È quando restiamo fedeli ai nostri valori, quando rifiutiamo ogni compromesso, quando si tratta di giustizia e di libertà che portiamo avanti la causa promossa dal giudice Falcone. I giudici Falcone e Borsellino dicevano che chi tace e piega la testa muore ogni giorno, ma che chi non ha paura, parla e cammina a testa alta muore una volta sola.

E come ha detto Papa Benedetto XVI l’altro ieri, «il male vuole dominare il mondo [pensiamo agli atti di violenza, alle guerre, etc. che dividono e distruggono vite, famiglie e comunità], ma noi siamo nella squadra vittoriosa». Questo è vero, a condizione di comportarci come membri di questa squadra.

La seconda riflessione riguarda la nostra reazione di fronte alla crisi che, anch’essa, crea divisioni e sofferenze. Infatti, possiamo osservare un aumento delle tensioni sociali, degli estremismi e dell’euroscetticismo. Di fronte a queste difficoltà, la nostra reazione dovrebbe ispirarsi dalla reazione degli italiani dopo la strage di Brindisi: solidarietà e unità. È solamente insieme che possiamo dire: «Yes we can!»

Inoltre, proprio come il giudice Falcone non ha deviato dalla sua linea guida e non ha mai perso di vista i suoi obiettivi e i suoi valori, anche noi, europei, dobbiamo riaffermare il nostro attaccamento all’unità del nostro continente, promuovere la riuscita della costruzione europea e sostenere che, per affrontare la crisi, ci vuole una maggiore cooperazione (fiscale, sociale, etc.). È solo così che supereremo la crisi.

Peraltro, la costruzione europea non è solamente una questione di trattati e d’istituzioni, ma nasce anche dalle iniziative dei cittadini. Quindi, ognuno di noi ha un ruolo fondamentale da giocare! Per citare un’ultima volta il giudice Falcone: «Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere». L’albero ricoperto di messaggi, qui sopra, è conosciuto come l’albero di Falcone. Proprio come l’albero che sviluppa i suoi rami e ramoscelli partendo da un unico tronco, speriamo che nasca a partire da un tronco di valori comuni quotidianamente vissuti, affermati e difesi, una comunità composta da una moltitudine di cittadini europei.

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