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Gli eredi di Spinelli a Bruxelles

, di Salvatore Sinagra

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  • Nato a Palermo nel 1984. Laureato in Economia e legislazione per l’impresa all’Università Bocconi. Analista finanziario.

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Nei primi anni ottanta, nella legislatura che si aprì con le prime elezioni da parte dei cittadini dei parlamentari europei, Altiero Spinelli, dal suo seggio in un parlamento senza poteri effettivi ma con molta legittimazione, lanciò una battaglia per dotare il parlamento di poteri effettivi e fare di quella che oggi è l’Unione europea una federazione, basata su un sistema bicamerale in cui un’assemblea avrebbe rappresentato il popolo europeo e l’altra gli Stati.

Oggi il testimone federalista è preso in mano da un gruppo di parlamentari di diversi partiti, soprattutto verdi e liberali, ma anche qualche socialista e pochi popolari che hanno fondato nel 2010 un intergruppo parlamentare, il Gruppo Spinelli, successore naturale del Club del Coccodrillo, gruppo informale di parlamentari ispirato appunto da Altiero Spinelli.

I due leader indiscussi del movimento sono il liberale Verhofstadt, ex premier del Belgio, e il verde Cohn Bendit, che pur avendo due storie politiche diverse alle spalle, e pur dicendo di pensarla diversamente sull’economia, hanno trovato una convergenza nell’obiettivo di una federazione europea e in un’idea di Europa Sociale. I due hanno anche pubblicato un libro nel 2012, Per l’Europa, manifesto per una rivoluzione unitaria, edito in Italia da Mondadori. Parlamentari di spicco del gruppo Spinelli sono anche la verde belga Isabelle Durant, la liberale e centrista francese Sylvie Goulard, il liberale Andrew Duff presidente dell’Unione europea dei Federalisti (UEF).

Il 26 marzo 2012, al primo Spinelli Forum a Bruxelles, fu lanciata l’idea di un budget europeo vero, finanziato da una tobin tax e da una carbon tax, fu affermato che la crisi greca fosse politica prima che economica perché l’Europa dei Capi di Stato non era stata in grado di dare risposte, fu sottolineata la necessità delle mutualizzazione di parte del debito pubblico dei paesi europei, fu proposto un reddito minimo di cittadinanza, ovvero un sussidio universale per tutti i disoccupati.

Il 25 marzo di quest’anno gli spinelliani si sono nuovamente riuniti a Bruxelles, si è parlato di comunicazione, di democrazia e di economia sociale di mercato. Si è preso atto delle difficoltà di comunicazione dell’Unione europea, prima potenza commerciale al mondo ma debolissima nel difendere la sua immagine, è stata affermata la necessità di intraprendere una battaglia per un dibattito politico europeo. A tal proposito se la maggioranza della platea ha espresso dubbi circa la possibilità di un dibattito politico in 23 lingue, qualcuno ha affermato che può esserci un dibattito unico europeo con 23 lingue, se i contenuti sono gli stessi.

La liberale francese Sylvie Goulard ha ricordato che la casa comune europea, nata per sanare la frattura tra francesi e tedeschi, potrebbe degenerare in una frattura tra la Germania ed il resto di Europa. Si noti che tale affermazione è fatta da una donna politica considerata filotedesca in patria.

In merito alle tematiche economiche è stata stabilita la necessità di convergere su un modello di economia sociale di mercato, che oggi si ritiene esista solo in Svezia e Germania, è stata individuata la necessità di convergere su standard sociali minimi, si è parlato per la prima volta di unione sociale. È stata rilanciata l’idea di un reddito minimo di cittadinanza, che aveva caratterizzato lo Spinelli forum dell’anno scorso. Quando l’economista Van Santum ha affermato che il salario minimo crea disoccupazione, la platea ha ampiamente rumoreggiato.

Si è affermata la necessità, in gran parte condivisa dalla platea, di una politica industriale comune. In molti hanno manifestato l’idea che è oggi insostenibile una strategia basata sul contenimento del costo del lavoro e bisogna puntare sui settori ad alto valore aggiunto, in cui si compete sulla qualità e non sul valore aggiunto.

È stata enfatizzata la necessità di ridurre i rifiuti, che sono uno spreco per l’economia e di potenziare la lotta alla corruzione, che gonfia le mafie. È stato criticamente rilevato che esiste un fiscal compact, ma non esistono un patto sociale ed un patto per la crescita.

Con una platea a tratti critica nei confronti della Germania, il verde Cohn Bendit ha affermato che gli Stati membri hanno posto veti inaccettabili sulla tassa sulle transazioni finanziarie ed ha attaccato la Germania, che dimentica che quando fece le riforme che la rilanciarono, per attenuare i costi a breve di riforme che avrebbero dato i frutti nel lungo termine, fece ricorso al deficit.

Il gruppo Spinelli, con il suo Steering Committee di una trentina di membri, con i suoi oltre cento parlamentari, con i circa 5.000 firmatari del suo manifesto è un attore importante nel panorama del federalismo europeo; può contare su alcuni grandi comunicatori, i più riconosciuti sono Verhofstadt e Bendit. Il gruppo ha il grande merito di parlare di Europa passando dall’ideale alla proposta, non si spende per un generico europeismo, ma si spende per una chiara idea di Europa federale, competitiva, solidale. Attualmente il gruppo Spinelli rimane un think tank e vede una scadenza importante nelle prossime elezioni europee, che potrebbero essere le ultime o quelle della svolta federalista. Verhofstadt ha chiesto per esempio che il nuovo parlamento rivendichi la revisione del modesto budget, si tratterebbe di una richiesta senza precedenti.

È difficile pensare ad ulteriori integrazioni dell’Unione europea senza il contributo del gruppo Spinelli; i federalisti puntino sulla visibilità e sulle capacità di comunicare e di definire una visione di Verhofstadt, Cohn Bendit, Durant, Goulard, Duff. I populisti hanno dimostrate grande capacità di mobilitazione, gli europeisti facciano lo stesso. È ora di agire, la campagna elettorale per l’elezione europee dell’anno prossimo è già iniziata.

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P.S.

Fonte immagine Flickr

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