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Il ritorno del Cavaliere

, di Antonio Longo

autori

  • Membro della Direzione nazionale del Movimento Federalista Europeo, Direttore del Circolo culturale “Altiero Spinelli” - Milano

Il ritorno del Cavaliere è un fatto europeo, non solo italiano. Le sue dichiarazioni sull’uscita dall’euro non sono casuali, l’uomo non parla mai a caso. Servono a preparare il suo “ ritorno in campo” e, nello stesso tempo, costituiscono lo scenario di fondo della sua campagna elettorale nella prossima primavera.

Molti commentatori sono rimasti sorpresi, stupiti del fatto che in Italia una simile candidatura possa risultare ancora credibile agli occhi dell’elettorato, dopo le prove di incapacità di governare e di caduta di stile che i suoi governi hanno rappresentato. Anche in Europa e in America ci si interroga preoccupati per ciò che potrà accadere in Italia con le prossime elezioni politiche: tutto il faticosissimo lavoro di recupero di credibilità e di risanamento del Paese possono andare in fumo. Un’Italia in preda alla demagogia e al populismo assesterebbe il colpo definitivo all’euro. Non è un caso che il giorno dopo l’annuncio del ritorno in campo di Berlusconi l’agenzia di rating Moody’s abbia declassato i titoli italiani da A3 a Baa2. E ciò che più colpisce delle argomentazioni è il peso dato alla crescente “vulnerabilità” del sistema-Italia in un contesto europeo dove il rischio di contagio è altissimo, a causa della situazione greca e spagnola. In altri termini: la debolezza dell’Italia è rappresentata dalla mancanza di una rete di sicurezza europea per tutta l’eurozona.

Ed è appunto nel quadro di una continua e crescente debolezza della UE, ed in particolare dell’eurozona, che diventa pericoloso il ritorno di Berlusconi in campagna elettorale. Il nostro personaggio ha capito che in un’Europa debole ed alla deriva gli si aprono spazi politici nuovi in Italia.

Quando Berlusconi cadde, nel novembre 2011, l’Italia si avviò con il governo Monti sulla strada di un Paese ‘europeo’, con la volontà di risanare le proprie finanze e di ritornare a svolgere un ruolo positivo in Europa. In mezzo a mille difficoltà Monti ha portato avanti, anche con successo, questa linea: mostrare all’Europa che l’Italia poteva tornare ad essere un Paese credibile e, grazie a questo, imprimere alla stessa Unione una ripresa della costruzione europea, quale condizione per garantire nel tempo una tenuta politica, economica e sociale dello stesso Paese. Un gioco di sponda continuo tra un’Italia che doveva diventare ‘europea’ ed un’Europa che doveva rafforzare le sue strutture economiche e politiche: era questa la condizione del successo dell’operazione-Monti.

L’Italia “sta facendo i compiti”, per usare l’espressione della signora Merkel, in tempi assai rapidi. E’ l’Europa che non li sta facendo con la stessa incisività e rapidità. Perché non intende ancora affrontare il principale problema che ha di fronte, quello che determina la crisi finanziaria, economica e sociale che sta strangolando i Paesi mediterranei: la crisi del debito (ex-sovrano). Senza una garanzia collettiva e solidale dei Paesi dell’eurozona non potrà esserci alcuna soluzione al debito pubblico dei Paesi ‘a rischio’, non più credibili agli occhi dei mercati e quindi oggetto di continui attacchi speculativi.

E’ la mancata soluzione di questo problema che sta rendendo difficoltoso (se non impossibile) il rientro finanziario di Spagna e Italia. Gli spread di questi Paesi sono costantemente alti non solo perché incorporano il rischio-Paese (un debito pubblico elevato), ma soprattutto perché, da diversi mesi, incorporano anche un rischio-sistemico, cioè il rischio di un’Eurozona che si sta divaricando tra Paesi del Nord e paesi del Sud. Se gli investitori sono disposti a percepire interessi negativi su un bund tedesco o un OAT francese è perché percepiscono che l’Eurozona non è più, dal punto di vista degli investimenti, un’area unitaria (come fino a qualche anno fa), bensì un’area frammentata, perché manca la volontà politica di garantire ‘in solido’ i debiti pubblici nazionali.

Dunque, è in questo quadro di grande difficoltà di tenuta dell’Eurozona, che va inserito e valutato il ‘ritorno in campo’ del Cavaliere, che può avere successo in Italia solo in un quadro di disgregazione dell’Eurozona, quindi di totale anarchia europea (un quadro che gli europei hanno ben conosciuto negli anni ’20-30 del secolo scorso). Lo stesso annuncio ha già avuto l’effetto politico di rendere meno credibile il Paese, aumentare il rischio-Paese e, di conseguenza, anche il rischio-sistemico per l’Eurozona. Di questo passo l’Eurozona potrebbe essere spinta, nei fatti, verso le ‘due velocità’ (e chi oggi parla di Europa a due velocità non tiene conto che questa si sta verificando non a livello dell’Unione, ma finanziariamente, economicamente e socialmente a livello dell’Eurozona).

L’unico modo per rispondere seriamente alla sfida di Berlusconi è quello di rilanciare il processo di unificazione federale dell’Europa, a partire da un’accelerazione sul tema dell’Unione fiscale, con la decisione politica di implementare una prima forma (anche parziale) di garanzia europea sui debiti nazionali. In tal modo i mercati comprenderebbero che l’Eurozona è anche un’area di solidarietà politica reale, un’area ‘a rischio comune’: gli spread scenderebbero rapidamente ed i Paesi potrebbero cominciare a pianificare un rientro dal debito, senza dover accantonare riserve sempre crescenti per pagare interessi per spread elevati, un vero e proprio ‘pizzo’ alla stupidità della divisione politica dell’Europa.

Ed è chiaro allora che in un quadro di costruzione federale dell’Europa non ci sarebbe spazio politico per demagoghi ed avventurieri e, molto probabilmente, il Cavaliere potrebbe, a quel punto, decidere di passare in villa gli ultimi anni della sua vita.

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P.S.

Fonte immagine: Flickr.com

Tuoi commenti

  • su 17 luglio 2012 a 23:13, di Federico Brunelli In risposta a: Il ritorno del Cavaliere

    Caro Antonio, condivido la tesi di fondo sostenuta dal tuo articolo, ma vengo subito al punto su cui invece non concordo.

    Proporre una garanzia europea sui debiti nazionali, in mancanza di un bilancio federale europeo, significa in sostanza chiedere alla Germania di farsi garante dei debiti degli altri paesi.

    Penso che questa non sia una strada realistica (la Germania non lo accetterà, credo nemmeno se la Merkel dovesse perdere le elezioni del 2013) né opportuna (la garanzia tedesca sul debito degli altri paesi, invece che calmare i mercati, trascinerebbe la Germania stessa nel caos. Insomma, mi pare che il rischio sia che con la mutualizzazione del debito ci perda la Germania e non ci guadagni nessuno), perchè la Germania è «troppo-piccola-per-salvare-tutti» e i mercati lo sanno.

    Merkel, Schauble e altri membri del governo tedesco più volte in questi mesi (si veda ad es. http://www.eurobull.it/Svolta-tedesca-verso-l-Unione-politica,05015) si sono espressi a favore di un percorso di unificazione politica dell’Europa.

    Se si definirà una road map per l’Unione politica (come sai, ci sono alcuni passi positivi in questo senso: http://www.eurobull.it/Tabella-di-marcia-per-l-Unione-politica,05091), gli effetti positivi potrebbero iniziare a farsi sentire ancor prima di realizzarla.

    Cosa aspettano Italia e soprattutto Francia ad accettare la sfida?

    Chi dice che la Germania sta bluffando dimentica che sulla moneta europea non bluffava affatto. Il modo migliore per vedere se la Germania sta bluffando è dire ai tedeschi: ci stiamo, facciamo la Federazione. Non penso che a quel punto la Germania si tirerebbe indietro.

  • su 18 luglio 2012 a 19:14, di Antonio Longo In risposta a: Il ritorno del Cavaliere

    Caro Federico, la tabella di marcia che tu citi (proposta nel documento dei 4 Presidenti nell’ultimo Consiglio europeo) - e che io ho già avuto modo di commentare positivamente in altra sede - indica esattamente ciò che io chiedo. Ti rimando al punto 2 del citato documento che, a proposito della costruzione dell’unione fiscale, afferma: «In a medium term perspective, the issuance of common debt could be explored....The process towards the issuance of common debt should be criteria-based and phased..... Several option for partial common debt issuance have been proposed, such as the pooling of short-term funding instruments on a limited and conditional basis (il riferimento è agli eurobills) or the gradual roll-over into a redemption fund» (è la proposta degli economisti tedeschi). Quindi la richiesta di una garanzia europea sui debiti nazionali è all’attenzione persino di Van Rompuy, Barroso, Draghi e Junker. Chiaramente va studiata, ben presentata e soprattutto ben spiegata. L’alternativa reale è l’accentuazione del divario tra Nord e Sud dell’Eurozona, lo spread che rimane sempre a livelli altissimi, che producono interessi salatissimi e che, in Italia, si ’mangiano’ tutti i risparmi della lotta all’evasione fiscale, della spending review, ecc. E’ questo che si vuole? Non credo. Dire, come dice la Merkel, che prima ci vuole l’unità politica ricorda tanto chi all’epoca diceva che prima ci voleva lo Stato e poi la moneta unica: era un modo per silurare il progetto dell’euro, e non fare lo Stato. Oggi è la stessa cosa: dobbiamo chiedere una prima forma di garanzia europea sui debiti nazionali: la resistenza enorme che c’è è la migliore dimostrazione che quello è il punto preciso sul quale si determina lo spostamento reale di potere dagli Stati all’Europa, sul quale nasce l’unione fiscale, il governo federale e la federazione.

  • su 18 luglio 2012 a 21:19, di ALESSANDRO CAVALLI In risposta a: Il ritorno del Cavaliere

    Non so chi abbia ragione. Se chi crede sincera la volontà della Merkel e di Schauble di chiedere l’unione fiscale (cioè, politica) prima di garantire il debito dei paesi «irresponsabili», oppure chi pensa che qualche forma di garanzia europea dei debiti sovrani sia comunque prioritaria. Propendo più per la seconda ipotesi per il fatto che la prima è a medio termine, mentre la garanzia del debito è urgente, i mercati non aspettano i tempi lunghi. Comunque una cosa è certa, la prossima campagna elettorale sarà dominata dal tema europeo se, come sembra, il cavaliere si sia deciso di cavalcare l’anti-europeismo che monta trasversalmente nell’opinione pubblica. Anche per sottrarre voti al sua vero competitor, cioè Grillo. La domanda: saprà il centro-sinistra diventare i fulcro dello schieramento pro-europeo, imposterà la sua campagna elettorale sullo slogan «La crisi si vince con gli Stati Uniti d’Europa»? Oppure, di nuovo si lascerà trascinare in un anti-berlusconismo privo di visione strategica di lungo periodo ? L’unica chance che vedo per la sinistra è di farsi promotrice di un grande schieramento pro-europeo che sappia mobilitare le speranze soprattutto dei giovani che non vogliono rassegnarsi al declino.

  • su 19 luglio 2012 a 10:53, di alberto rinaldini In risposta a: Il ritorno del Cavaliere

    Condivido la riflessione di Alessandro Cavalli. Penso tuttavia -o vorrei pensare - che la campagna elettorale del centro sinistra sia «La crisi si vince con gi Stati uniti d’Europa». L’antberluscomnismo è ormai desueto, anche il terzo ritorno di Berlusconi spiazzerebbe la nostra posizione nel contesto europeo ed internazionale. Sarebbe utile un sondaggio a livello europeo.L’asta del consenso resterebbe a quel livello?

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