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Qualcuno dica a Cameron che non può fare ciò che vuole

, di Jacopo Barbati

Della proposta di Cameron sul sottoporre ai cittadini britannici un referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’UE si è discusso ampiamente, e qualcuno, anche tra gli europeisti, vi ha visto dei lati positivi.

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Preoccupante

Tutta la faccenda sembra però essere assai preoccupante e affatto positiva. Preoccupante perché c’è un concreto rischio che la trovata venga presa a esempio da qualcuno tra i numerosi politici populisti in Europa, specialmente in tempi di campagna elettorale (senza allontanarci troppo, pensiamo a capi di partito nostrani come Grillo [1] e Berlusconi [2] che di recente hanno espresso le loro idee sull’uscita dell’Italia dall’Eurozona - e col secondo, abituato a coup de théâtre clamorosi in chiusura delle campagne elettorali, che ha annunciato una “proposta choc” [3]).

Del resto, anche quella di Cameron è stata una trovata elettorale: in quale altra maniera si potrebbe giustificare la scelta del Prime Minister di programmare questo referendum solo dopo l’eventuale conferma del partito al Governo alle prossime elezioni? Il premier britannico sostiene che prima di tutto bisogna trovare il tempo di rinegoziare i Trattati. In caso di rinegoziazione però che senso avrebbe il referendum? E perché parlarne prima ancora di aver fatto il tentativo? Sembra essere a tutti gli effetti una trovata elettorale, organizzata con largo anticipo (e pure miope, dato che non pare tener conto del referendum sull’indipendenza della Scozia). Del resto In effetti, Cameron sa che molti tra i britannici non vedrebbero l’ora di potersi allontanare dall’UE; rimanendo però nel mercato unico e usufruendo di tutta una serie di benefici, beninteso.

Imperialismo anacronistico

È cosa nota che gran parte dell’elettorato di Cameron non ha ancora digerito la fine dell’Impero Britannico; ed è testimoniata dal pervicace rifiuto di “adeguarsi al resto del mondo”, a partire dal Sistema Internazionale di unità di misura, formalmente in vigore dal 1995 ma di fatto mai entrato veramente nell’uso comune inglese (si ricordi di quel barista polacco multato per aver servito birra in boccali tarati su litri e non su pinte [4]), per finire con la tendenza a rifiutare di studiare le lingue straniere [5] (in parte giustificato dalle politiche linguistiche del mondo globalizzato che ha scelto l’inglese come lingua franca). Senza considerare altri fenomeni d’ostracismo ben più gravi, come l’estensione per il massimo periodo possibile (7 anni dall’adesione nell’UE) delle limitazioni agli ingressi dei cittadini di Romania e Bulgaria nel Regno Unito.

Certo, i britannici non sono gli unici a mettere bastoni tra le ruote della libera circolazione di romeni e bulgari (a causa del veto olandese, la loro più recente richiesta di ingresso nell’area Schengen è sfumata), ma di certo sono gli unici ad aver finanziato una campagna pubblicitaria a loro diretta e che si può riassumere così: “non venite nel Regno Unito. Fa sempre freddo e non c’è nemmeno lavoro” [6] (e che ha suscitato un’ironica risposta da parte della testata romena Gândul: “perché non venite voi da noi? Abbiamo dell’ottimo cibo e delle belle donne” [7]). In barba a ogni elucubrazione sulla “cittadinanza europea”.

Verrebbe da pensare che personaggi così sarebbe meglio perderli che trovarli, e questa espressione – colloquiale ma efficace - potrebbe rivelarsi vera ed adatta al caso. Il punto è, però, che nessuno può “fare ciò che vuole”, tantomeno i britannici: non può essere l’UE ad adattarsi a loro (“rinegoziamo i Trattati”, “usciamo dall’UE ma manteniamo relazioni privilegiate”), ne va della credibilità dell’Istituzione, del Progetto, dell’Idea. Nessuna rinegoziazione dei trattati se vogliono fare il referendum. Basta con l’Europa degli opt-in e degli opt-out, una nave naviga solo se tutti remano nella stessa direzione: chi vuole farne parte deve tenerlo a mente. Altrimenti fuori, da tutto, e vedremo, senza il mercato unico e senza un’Unione Europea che parla inglese, chi sarà a rimetterci.

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P.S.

Fonte immagine Flickr

Tuoi commenti

  • su 3 febbraio 2014 a 21:54, di marco trebbi In risposta a: Qualcuno dica a Cameron che non può fare ciò che vuole

    «senza una Unione Europea che parla inglese»? la cosa più buffa è che l’inglese resterebbe comunque la lingua veicolare dell’UE, anche se a parlarla rimarrebbero solo 4 milioni di irlandesi (che magari potrebbero parlare il gaelico). In ogni caso bisogna prendere purtroppo atto che in questo momento a sparare contro l’Europa si prendono comunque voti, e Cameron in questo è solo un populista come tanti altri, la sfida è di raccogliere voti parlando bene dell’Europa.

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