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Altiero Spinelli e la sua attualità

, di Roberto Castaldi

autori

  • Director Centro Studi, Documentazione e Formazione sull’Unione Europea (CESUE) Assistant Professor Sant’Anna School of Advanced Studies Vice-Editor Perspectives on Federalism and Bibliographical Bulletin on Federalism Segretario regionale MFE Toscana

Trent’anni fa moriva Altiero Spinelli, il 23 maggio 1986. Durante la scorsa settimana è stato ricordato da numerose iniziative in varie città ad opera del Movimento Federalista Europeo, e a Ventotene su iniziativa del Consiglio Italiano del Movimento Europeo, mentre in molte università italiane si tengono seminari e letture di testi di Spinelli, promosse da docenti afferenti alla rete Università per l’Europa - Verso l’Unione Politica. Altre iniziative avranno luogo in altri Paesi europei, a testimonianza della dimensione europea del pensiero e dell’azione di Spinelli.

Il suo obiettivo degli Stati Uniti d’Europa o della Federazione europea è insieme lontano e vicino, ma sempre più necessario.

La Federazione europea è vicina come mai in passato in virtù dell’evoluzione dalla Comunità Economica Europea all’Unione Europea, che assomiglia a una Federazione più che a qualsiasi altra cosa, pur non essendo ancora pienamente federale – e si vede, perché proprio per questo non riesce a rispondere ad alcuni bisogni essenziali dei cittadini europei. Nel tempo si è dotata di un legislativo bi-camerale, grazie alla co-decisione legislativa tra il Consiglio dell’UE e il Parlamento europeo eletto direttamente; di un giudiziario federale, di una moneta unica gestita dalla Banca Centrale Europea, e dal 2014 di un embrione di governo parlamentare com’è la Commissione dopo la novità delle candidature alla presidenza della Commissione da parte dei partiti europei nelle elezioni europee.

Ma è lontana, per la resistenza dei governi nazionali a condividere davvero la sovranità sui temi essenziali da cui dipende il futuro dei cittadini europei: la fiscalità e l’economia; l’intelligence e la lotta al terrorismo; il controllo delle frontiere, la politica dell’asilo e la gestione dei flussi migratori; la politica estera, di sicurezza e di difesa per stabilizzare le aree di crisi tutto intorno all’Europa dall’Ucraina, al Medio Oriente al Nord Africa. Nonostante l’assenza di un governo federale europeo impedisca di affrontare adeguatamente la crisi economica e le crisi geopolitiche, i governi nazionali si ostinano a difendere una sovranità nazionale ormai fittizia. Così facendo la lealtà delle persone rimane attaccata al guscio vuoto degli Stati nazionali, la cui impotenza viene però erroneamente attribuita alla classe dirigente di turno o al sistema democratico, favorendo l’ascesa di forze nazionaliste e populiste sulle ali estreme dello schieramento politico. Una dinamica pericolosissima, assai simile a quella degli anni ’30, dalla cui esperienza scaturì la riflessione di Spinelli.

Molte delle analisi di Spinelli mantengono intatta la loro validità e attualità. A partire dall’impossibilità strutturale per gli Stati nazionali europei di avere un ruolo centrale in un mondo in cui sono necessarie dimensioni continentali per essere grandi potenze. Oggi più che mai la scelta per gli europei è unirsi o perire, schiacciati dalle potenze di dimensioni continentali – USA, Cina, India, Russia, Brasile – e inesorabilmente diretti verso il declino se divisi.

Ma anche il riconoscimento che l’Europa non può essere costruita solo gradualmente, perché alcuni nodi sono indissolubili e non è possibile creare una fiscalità o un esercito europeo senza contestualmente creare un governo democratico e legittimato dai cittadini, ovvero la Federazione. L’impasse in cui si trova il progetto di realizzare passo dopo passo le unioni bancaria, fiscale, economica e politica è lì a ricordarcelo.

E soprattutto che non si può costruire l’Europa di nascosto, senza un grande dibattito e senza un coinvolgimento e il consenso dei cittadini. Pur sapendo che i cittadini possono essere favorevoli ad un progetto di Europa democratica e in grado di agire, pur essendo critici dell’Europa esistente, disunita, incapace di affrontare i problemi e paralizzata dai veti dei governi nazionali. Spinelli ha sempre criticato duramente l’Europa che c’era, e certamente criticherebbe l’Europa che c’è, ma non per distruggerla e tornare all’illusione della sovranità nazionale – “polvere senza sostanza” come ricordava Einaudi – bensì per individuarne i limiti e porvi riparo rafforzando l’unità europea. Oggi l’Europa si afferma con la principale linea di divisione politica, ma da una parte ci sono i nazionalisti che offrono un’alternativa mitologica all’inefficace Europa attuale. Dall’altro le forze politiche tradizionali difendono lo status quo senza offrire l’alternativa degli Stati Uniti d’Europa e senza impegnarsi per raggiungerli.

In Italia tutte le forze politiche hanno cambiato nome dal 1986 ad oggi, spesso più volte, e navigano a vista privi di un chiaro pensiero politica. Il federalismo europeo di Spinelli è l’unico pensiero politico rimasto in piedi, con il suo piccolo ma combattivo Movimento Federalista Europeo e con un consenso significativo almeno tra le elites culturali del Paese. Ma le forze europeiste dopo la morte di Spinelli non hanno trovato una leadership visibile e in grado di canalizzare e mobilitare quelle energie nel dibattito pubblico e politico, seppure abbiano avuto una eco in alcune grandi personalità politiche, da Ciampi a Napolitano, cui a gennaio il Movimento Federalista Europeo ha assegnato il Riconoscimento “Altiero Spinelli” ai costruttori dell’Europa federale.

L’urgenza di portare a termine il progetto europeo di Spinelli non è mai stata così acuita per un’Europa circondata da minacce esistenziali sul piano geo-politico, attanagliata dalla crisi economica, con la tenuta sociale di molti Paesi a rischio, e la stessa democrazia e i valori fondanti della civiltà europea moderna messi a repentaglio da molte forze politiche, che possono andare al governo, come ci ricorda la gravissima situazione in Ungheria e Polonia.

Per chi crede nella democrazia, la rotta tracciata da Spinelli continua ad essere un punto di riferimento insostituibile, come testimonia il fatto che le personalità politiche che si impegnano per la Federazione europea si coordinano da alcuni anni nel Gruppo Spinelli. Ma la salvezza della civiltà europea dipende dalla capacità dei cittadini e delle forze politiche di prendere in mano la bandiera dell’Europa e di portare a compimento il più grande progetto politico del secondo dopoguerra.

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P.S.

Post pubblicato originariamente sul blog di Roberto Castaldi Noi, Europei

Fonte immagine Wikipedia

Tuoi commenti

  • su 7 giugno a 16:14, di Jean-Luc Lefèvre In risposta a: Altiero Spinelli e la sua attualità

    Il faudra toujours rappeler le rôle des grands Anciens dans la construction européenne: elle le mérite bien! Elle le mérite d’autant plus que le projet européen est né des souffrances endurées lors de la seconde guerre mondiale, dont la Shoah n’est pas la moindre. Tous ont souffert, mais d’aucuns ont été plus lucides que les autres, d’autres ont été plus lucides avant les autres, comme les détenus de Ventotene. L’Italie a joué un rôle majeur dans l’intégration européenne. Il lui appartient aujourd’hui d’être à la hauteur de son passé. Nous comptons tous sur RENZI!

    Forza Italia (de Belgique, je ne parle pas ici football!!!)

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