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Analisi sulle settimane estive che fecero tremare l’Europa e il mondo (Terza Parte)

, di Luca Alfieri

autori

  • Membro della Sezione GFE di Parma. Membro del gruppo giovani 66 di Amnesty International di Parma. Membro fondatore dell’associazione studentesca universitaria Economisti senza frontiere.

Considerazioni finali

Cerchiamo ora di fare qualche valutazione in merito a quello che è successo e su come andare avanti da oggi in poi.

Europa della banche vs Europa dei popoli? No Europa intergovernativa vs Europa federale

Bisogna veramente finirla con questa retorica fine a se stessa sulle banche. Volete rovinare le banche? Seguite il suggerimento di Eric Cantona altrimenti zitti. Sì lo so che esistono tutta una serie di strumenti di credito alternativo, ma al momento non possono sostituire in tutte le sue funzionalità il sistema finanziario internazionale Mi sembra molto chiaro, come anche la crisi greca ha mostrato [1]

Il “ragionierismo europeo” non deriva tanto da questioni bancarie come nemmeno la posizione tedesca, ma il voler continuare con un sistema intergovernativo che altro non fa che danneggiare la democrazia e le istituzioni.

Sempre Techau: “the intergovernmental method, in which member states hammer out compromise amongst themselves without much of a role for the European Commission, favors the bigger member states, particularly Germany. It is much easier to rely on intergovernmentalism when you are the frontrunner. And aside from Germany’s advantageous position, Merkel has learned to distrust and dislike the Brussels institutions, especially the Commission, which is no longer the staunch German ally it once was [2].

The bottom line is that Merkel wants full economic integration but dreads political union. [..]

It is tempting to think you can enjoy the benefits of economic integration while leaving politics out. Economic negotiations are simpler: compromise is technical, and can often be bought with other financial concessions. Legitimacy is created by an outcome’s material usefulness, which is easily measured. And sovereignty bargains are a lot less painful in the economic realm than the political” [3]..

Esempio: il ministro dell’economia tedesco è arrivato a sostenere che la Grexit possa verificarsi nonostante non sia legale [4], perché continua allora a sostenere l’impraticabilità legale sulla riduzione del debito greco? Perché non vuole che Podemos e altri partiti che potrebbero chiedere la stessa cosa vincano le elezioni. La Grecia è piccola, ma la Spagna meno e l’Italia è un boccone troppo grosso da ingoiare. Come dite?! Influenza esterna?! È la politica europea in salsa intergovernativa, bellezza! Se l’Europa fosse una federazione non sarebbe certo un problema chi comanda in uno stato membro piuttosto che in un altro. Dopotutto il Kerala ha avuto un governo di estrema sinistra per decenni in India e anche dopo la svolta liberista degli anni ’90 con buoni risultati a quanto sembra.

C’è stato un “coup” in Grecia? No, ma un tentativo di regime change sì anche se sembra, almeno per il momento, abbia ottenuto l’effetto opposto visto che Syriza è ancora al governo anche se grazie agli aiuti dell’opposizione. È abbastanza ironico come un governo che è stato eletto per porre fine alle larghe intese sia stato costretto ad una larghissima intesa. Benvenuti in un’unione monetaria retta da istituzioni intergovernative!

I paletti ordoliberali dell’unione monetaria

Bisogna mettere in chiaro questo: non è possibile pensare di uscire oltre un tot dall’ortodossia ordoliberale su cui è stata costruita l’eurozona.

Questo non solo per un problema di cultura economica ormai condivisa da un’ampia parte dei partiti politici tedeschi e dall’elettorato tedesco [5], ma anche perché come si è visto molti altri paesi hanno accettato chi più recentemente di altri i suoi assiomi principali.

La stampa europea ed americana ha avuto gioco facile ad addossare la parte del cattivo alla sola Germania. Faccio notare però che le cose non erano esattamente così. Non era mica Germania contro tutti, quanto piuttosto tutti contro la Grecia. È vero che Francia, Italia e Cipro hanno supportato la Grecia, ma anche loro non hanno certo rimesso in discussione tutto l’impianto di base dell’attuale politica economica europea. Inoltro hanno ribadito che Tsipras col referendum ha preso un abbaglio colossale. Tutto ciò è avvenuto per due ragioni: sia perché molti dirigenti dei paesi dell’Europa dell’est hanno una cultura economica ortodossa per formazione sia perché molti governi tra i più oltranzisti (vedi quello finlandese) avrebbero corso il rischio di gravi crisi politiche interne [6].

L’ordoliberalismo tedesco non è solo una teoria economica che ha alla base la stabilità dei prezzi, la sostenibilità dei conti pubblici, la lotta ai monopoli, ma è un insieme di regole di funzionamento della sfera pubblica in cui diritto, politica, economia e filosofia morale formano un tutt’uno [7].

La creazione dell’unione monetaria su basi ordoliberali [8] era l’unica possibilità affinché la Germania rinunciasse al marco e anche così non fu semplice. È impensabile un’inversione a U totale su questi punti.

Il problema dei supporter di Tsipras, Podemos è altri è che sperano di portare un cambiamento nell’attuale struttura economia dell’UEM tra un 7 e un 8 in una scala da 1 a 10. Al massimo, e solo in caso di evoluzione federale dell’Eurozona, si potrebbe arrivare a 3. Almeno per un tempo sufficiente perché si crei una vera solidarietà europea.

La questione debito

Una cosa di cui i federalisti dovrebbero occuparsi maggiormente nel breve termine è come risolvere il problema del debito greco dato che ormai è chiaro a tutti (Commissione, Fondo Monetario Internazionale, il presidente della BCE), fuorché qualcuno nel Nord Europa, che non è più sostenibile. I federalisti devono seguire da vicino l’evoluzione della situazione e suggerire tutte le possibili soluzioni per alleviare il più possibile il debito greco. Le riforme strutturali, quandanche si rivelassero utili, avrebbero effetto solo dopo alcuni anni, intanto però nel breve periodo il nuovo pacchetto di austerity farà aumentare il debito pubblico e non farà ripartire l’occupazione causando il ritorno del rischio Grexit già probabilmente in autunno. Per quanto sicuramente la no bail-out clause ponga limiti, non è detto che soluzioni creative non possano essere trovate.

La Germania deve pagare

Nel senso che non possiamo aspettare che si faccia la federazione per avere un minimo di sollievo nei paesi del sud Europa. Qualche soluzione contingente, anche solo per un fatto meramente di percezione esterna, la Germania deve trovarlo e smettere di fare l’egemone riluttante. Dato che ci sono fini giuristi che sembrano in grado di rendere possibile quello che non è (vedi Grexit), penso che non si avrà difficoltà ad avere un qualche progetto di investimento al sud. Non sarà molto, ma almeno sarà qualcosa. A maggior ragione se sarà data completa attuazione del pacchetto di riforme richieste. A quel punto la Germania dovrà fare la sua parte. Non saranno gli eurobonds perché quelli arriveranno solo dopo la creazione della federazione, ma qualcosa deve essere implementato. È un problema di percezioni e preferenze intertemporali dell’elettore. Non possiamo andare dall’elettore greco e dirgli: senti, tra circa 10 anni starai meglio. Non esiste. Bisogna pensare a progetti di breve-medio termine che supportino il progetto di lungo [9].

Le regole sono una bella cosa. Se gli anarchici predicano “no borders, no rules”, i federalisti vi direbbero “no borders, yes rules”. Non c’è democrazia senza ordine diceva Alexander Hamilton. Allo stesso modo però le regole devono essere facili da applicare e non essere uno strumento fine a sé stesso. Per questo penso che valga la pena organizzare un qualche evento in Germania per andare a spiegare ai cittadini tedeschi, quanto l’euro e l’Europa siano fondamentali per il loro benessere, visto che alcuni policy-makers in Germania sembrano dimenticarlo come pure una certa stampa tedesca...

Le potenze esterne

Gli Usa restano fortemente in prima linea per evitare eccessive convulsioni, sia per non rischiare che un’eventuale Grexit porti a scenari geopolitici (l’uscita della Grecia dal patto atlantico) ed economici negativi per la Casa Bianca. La Cina si è schierata, anche se meno vistosamente, per il no alla Grexit sia per salvare i suoi investimenti in loco sia perché l’euro è essenziale per i piani di riforma del sistema monetario internazionale che prevedano un ridimensionamento del ruolo del dollaro e una maggiore importanza dello yuan. La Russia, che inizialmente era stata sfruttata da Tsipras come arma di negoziazione, alla fine non si è ritagliata molto spazio nelle ultime settimane. Immagino che i russi abbiano già abbastanza problemi attualmente anche se sicuramente un’uscita di Atene dall’Europa sarebbe un’occasione troppo ghiotta per farsela scappare…

È interessante notare come molte persone in Europa sembrino sottovalutare i rischi di una Grexit mentre altrove sembra di no. Sarà forse ora che gli europei se la cavino da soli?!

L’insostenibilità della situazione attuale

Se c’è una cosa certa è che così non possiamo andare avanti. Ci sono stati più di 40 riunioni sulla crisi greca in 5 anni. Il prolungamento di questa situazione non potrà fare altro che condurre il tutto verso una maggiore crisi economica, percezione del deficit democratico e perdita di fiducia verso le istituzioni nazionali ed europee. Ci sono solo allo stato dell’arte 4 scenari possibili.

Scenario 1: “l’Europa tedesca”

L’unione monetaria sopravvive ma senza particolare evoluzione delle istituzioni, perché si arriva ad una maggiore omogeneità delle preferenze collettive per quanto concerne istituzioni economiche e livelli di inflazione [10] su scala continentale su basi ordoliberali tedesche. Si ha una convergenza totale verso questo modello. Questo implicherebbe, tra le altre cose, la fine della contrattazione collettiva in Italia. Inoltre avremmo una Germania predominante che “varrebbe sempre un po’ più degli altri” de facto. Questo non perché i tedeschi sono “cattivi” ma per l’assetto istituzionale che si verrebbe a creare.

Scenario 2: La Grexit e Schauble grande vincitore

L’idea è far uscire i deboli (leggi Grecia) e procedere speditamente verso una più stretta integrazione politica ed economica sull’onda della crisi che si innescherebbe. Questa è probabilmente è l’idea di base di Schauble, ma molti, compreso il sottoscritto, dubitano che andrebbe a finire così. A quel punto è probabile che arriveremmo allo scenario 3.

Scenario 3: fine eurozona e conseguente declino della UE.

L’uscita della Grecia provoca un effetto domino che porta alla disintegrazione dell’eurozona facendo piombare il mondo in una nuova recessione. Nel contempo si cominceranno ad avere problemi di gestione del mercato unico e i partiti euroscettici (o peggio) potrebbero vincere le successive elezioni. La UE verrebbe retrocessa lentamente ma inesorabilmente a semplice area di libero scambio. Le leggi sulla tutela ambientale, sui diritti civili, sulla competitività e molto altro diverrebbero progressivamente lettera morta. Nel frattempo le potenze esterne preparerebbero una nuova Yalta per spartirsi le zone di influenza in Europa. Un continente ancora ricco ma politicamente morto pronto per essere depredato. È possibile inoltre che anche i movimenti separatisti riprenderebbero voce portando il continente ad una ulteriore divisione interna. A proposito di quest’ultima parte: siete sicuri che l’Italia rimarrà unita sotto le spinte della globalizzazione ma senza l’ombrello europeo? Auguri! io intanto per l’epoca avrò fatto come il primo ministro inglese Pitt il Giovane dopo la battaglia di Austerlitz: prenderò una cartina dell’Europa, l’arrotolerò e la metterò via in attesa di tempi migliori e nel frattempo me ne andrò in esilio volontario temporaneo perché il continente avrà cessato di essere un posto per persone civili.

Scenario 4: La federazione europea

Si procede a fare quello che si sarebbe dovuto fare decenni fa. Creazione di un governo federale (almeno dell’eurozona) con capacità di spesa autonome che vada a finanziare progetti e investimenti che fungano da contraltare all’implementazione di misura per la sostenibilità del debito. Affiancare all’unione bancaria che si sta già ora formando, l’unione fiscale che è l’unica cosa che possa mettere in sicurezza l’unione monetaria indefinitamente.

Per quanto mi riguarda penso che più che ai capi di governo, che mi sembrano sempre più interessati al loro orticello di casa e non hanno alcuna visione del futuro, mi sembra sia il caso di rivolgersi più a singole persone nei vari anfratti delle istituzioni nazionali ed europee, della società civile e del mondo imprenditoriale e bancario (si anche loro) per fare attività di pressione il più possibile verso i governi con una postilla però: il tempo delle indecisioni è finito. Ormai le parole non contano più, ma solo i fatti. Tutte le leve vanno utilizzate. I nostri governi concepiscono solo il consenso momentaneo. Bene. Si agisca di conseguenza.

At the end of the day

La questione di base deve essere l’evoluzione dell’attuale assetto verso istituzioni federali. È chiaro che alcuni paesi non siano pronti o non vogliano per ora aderire pertanto l’integrazione differenziata è l’unica soluzione possibile. Si noti inoltre che se prendesse piede la soluzione di un nucleo duro di paesi federati [11]. all’interno di una UE confederale, sarebbe anche possibile, in linea teorica, a quel punto anche una reintroduzione nei paesi del cerchio esterno delle monete nazionali. Questo scenario, che potremmo definire “4-bis”, è diverso da quello che sembra avere in mente Schauble perché la federalizzazione, e quindi la difesa definitiva, di tutto quanto si è fatto finora verrebbe prima di un’eventuale uscita consensuale di un paese membro. Nei fatti si creerebbe un “nuovo euro” con i paesi concordi nell’andare verso una maggiore integrazione fiscale e politica. In realtà questa ipotesi è puramente accademica in quanto non si capisce perché a quel punto un paese dovrebbe uscire dalla moneta unica, ma siccome non ci sono limiti alle umane rigidità intellettuali, non è così assurda e potrebbe semplificare le cose per alcuni, però ripeto: la messa in sicurezza della costruzione europea, la ridefinizione dei trattati e il rapporto circolo interno ed esterno del quadro europeo deve essere concordato prima di un’eventuale uscita non dopo.

Molti dopo i fatti delle ultime settimane sono scettici per quanto riguarda lo scenario 4 [12]. Altri stanno riproponendo con forza ancora di più la questione. Su una cosa però tutti concordano, non si può continuare così e comunque non a lungo.

Se dovessimo racchiudere il perché della Federazione europea, al di là di tutti i motivi già elencati in lungo e in largo in questi anni [13], in un’unica frase sarebbe questa: perché non vogliamo che ci siano esseri umani di serie A o B. Detto in altri termini: se la costruzione europea crolla, nei fatti stiamo dicendo che le relazioni internazionali, in Europa e non solo, continueranno a basarsi sul metodo intergovernativo e sui rapporti di forza come si è fatto fino al 1945. A quel punto tanto vale prendere la dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 e dichiararla decaduta. Vorrebbe dire che i voti dei popoli avranno una scala gerarchica dipendente dai rapporti di forza fino a data da destinarsi. Se accettate questo, non andate a dire alla gente che il voto di un greco, per non parlare di quello di un namibiano, conterà quanto quello di un americano, sarebbe una presa per i fondelli. Il danno può andare, la beffa no.

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P.S.

Fonte immagine Flickr

Note

[2In effetti non bisogna scordarsi che la Merkel è stata un’oppositrice degli “spitzenkandidaten” fino a pochi mesi prima delle elezioni europee

[3Infatti chi scrive è sempre più convinto che piuttosto che basarsi solamente su teorie come quella delle aree valutarie ottimali, quando si parla di integrazione economica e monetaria, bisognerebbe interrogarsi sui diversi gradi di integrazione politica necessari ad ogni passaggio di integrazione economica. Mi spiego: la creazione di zone di libero scambio ad esempio possono anche essere portate avanti da semplici accordi intergovernativi, ma un’unione economica crea già, come osservato da Draghi, una sorta di unione politica. Il problema a quel punto diventa più istituzionale che economico

[4Si veda qui e anche qui (pag 10-11). Nel secondo link si sottolinea come anche l’introduzione di una moneta parallela sarebbe illegale). Gli esperti di fullfact avvertono però giustamente che: “We’re not suggesting that the legalities are the last word”. Per la serie: la politica conta. A volte più del diritto stesso.

[5L’ordoliberalismo in Germania è considerato il responsabile del miracolo economico (Wirtschaftswunder) tedesco della Germania Ovest del secondo dopoguerra

[6È interessante notare come il fronte più duro nelle negoziazioni fosse anche quello che avrebbe necessitato maggiormente di un voto parlamentare per far passare i nuovi aiuti ad Atene (si veda la mappa pubblicata da Le Monde)

[7Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, consiglio di leggere questo articolo di David Baker e quest’altro (diviso in due parti) di Lorenzo Mesini

[8Si legga Dévouly, M. (2012). L’euro est-il un échec? ed. La documentation française

[9Esistono varie proposte in tal senso. Si consiglia la lettura di vari documenti presenti sul sito MFE, think tank come Brugel e altri siti specializzati in queste tematiche

[10Dévouly, M. (2012). L’euro est-il un échec? ed. La documentation française

[11Va comunque osservato che qualsiasi soluzione si voglia percorrere Germania, Francia e Italia dovranno esserci. Un accordo senza tutti questi tre paesi non ha senso

[13Ci sono innumerevoli articoli sia qui su Eurobull, su vari articoli della stampa internazionale, nonché una letteratura sterminata in merito

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