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Bye bye UK!

, di Alessandro Agnitti

Il Regno Unito lascia l’Unione europea per trovare più autonomia e prosperità. Potrebbe presto scoprire di aver intrapreso la strada verso la propria disintegrazione.

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  • Membro della sezione GFE di Pisa, dove studia giurisprudenza, e cofondatore della rivista universitaria online «Il Fuochista»

Il verdetto è giunto: il Regno Unito lascerà l’Unione europea, questa è stata la scelta del 52% dei britannici in un voto dalla portata storica e che influenzerà non solo il futuro della Gran Bretagna ma anche quello dell’UE. Le prospettive per l’Europa sono due ed opposte: sicuramente nel breve periodo il risultato del referendum darà forza agli euroscettici, che spingeranno affinché negli altri paesi europei si segua l’esempio del Regno Unito. Al tempo stesso, l’uscita della Gran Bretagna dall’UE potrebbe scuotere le leadership europee dal loro torpore e spingerle a trovare delle soluzioni concrete per far fronte alla disaffezione che sempre più cittadini hanno per il progetto europeo, disaffezione dovuta soprattutto alle invise politiche economiche e alla gestione dell’immigrazione e della questione dei migranti.

Dall’altra parte della Manica intanto, la maggioranza dei britannici pensa sotto sotto ai vecchi fasti di quando la Gran Bretagna era il centro pulsante di un impero. “This is our Indipendence Day!” esulta il leader dell’Ukip Nigel Farage, principale promotore del leave. Attorno a lui giovani sostenitori agitano delle bandierine britanniche con euforia. C’è chi festeggia indossando l’Union Jack a mo’ di mantello.

Tuttavia, proprio il simbolo dell’unità britannica per eccellenza potrebbe essere una delle cose che nei prossimi anni i britannici dovranno lasciarsi alle spalle assieme all’Unione Europea.

La mappa del voto parla chiaro: il Regno Unito è uscito da questo referendum letteralmente spaccato in due, con l’Inghilterra e il Galles che hanno votato in maggioranza per il leave, mentre in Scozia e Irlanda del Nord ha prevalso ovunque il remain.

Nel 2014 gli scozzesi furono chiamati a decidere se intraprendere la strada dell’indipendenza o rimanere nel Regno Unito. Vinsero gli unionisti, ma di misura. È lecito pensare che a questo punto la Scozia chiederà a Londra di indire un nuovo referendum, che a quel punto vedrebbe una probabile vittoria degli indipendentisti, che chiederanno di aderire all’Unione Europea.

Dato il risultato analogo del referendum sul Brexit in Irlanda del Nord, chissà che anche l’Ulster non decida di seguire la strada della Scozia verso l’adesione all’Unione e l’unificazione con la Repubblica d’Irlanda. Un’ipotesi – inutile dirlo – sulla quale è ancora presto per esprimersi, ma che alla luce degli ultimi avvenimenti non appare così tanto fantapolitica.

Se il Regno Unito comincerà a perdere pezzi, Londra finirà per apparire come Vienna dopo il crollo dell’impero austro-ungarico: una grande capitale per uno Stato ormai troppo piccolo. Non potendo più fare conto sull’Europa, se dovesse trovarsi in difficoltà, l’Inghilterra potrebbe rivolgersi allo storico partner d’oltreoceano, gli Stati Uniti, ma a quel punto gli equilibri di forza penderebbero decisamente a favore di questi ultimi, che potrebbero facilmente imporre le proprie condizioni su quello che rimane del Regno (dis)Unito.

La Gran Bretagna, credendo di aver votato per la propria libertà e prosperità, potrebbe scoprire di aver intrapreso la strada verso la propria disintegrazione.

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P.S.

1. Articolo originariamente pubblicato su Il Fuochista

2. Fonte immagine Wikimedia Commons

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