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Danza Macabra

, di Tommaso Rughi

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  • Studia Economia all’Università di Pisa ed è un militante della Gioventù Federalista Europea.

Un balletto grottesco, inquietante e pericoloso quello a cui stiamo assistendo e questo suscita scoramento, rabbia, sconcerto, reazioni incontrollate e incontrollabili in questi giorni grigi e afosi di un’estate che è appena cominciata. Non rimane che parafrasare Hegel con ciò che è reale non è (spesso) razionale, ciò che è razionale non è (purtroppo o per fortuna) reale.

Cerco di razionalizzare questo tipo di affermazioni e dare un’idea del perché le cose stiano in effetti sfuggendo di mano. A tutti.

Questa catena di eventi ha inizio il 27 Giugno con la decisione delle autorità greche di sospendere gli estenuanti negoziati (che procedono da mesi) presso il meeting dell’eurogruppo e di indire il referendum per il 5 Luglio in Grecia, con il quale si lascia diritto al popolo greco di decidere in merito all’accettazione (o al rifiuto) dell’accordo proposto dai rappresentanti di Commissione, Fondo Monetario Internazionale e BCE. Si innescano una serie di eventi (ancora in fase di sviluppo mentre scrivo), tra le quali la decisione di proseguire il programma ELA da parte della BCE (ELA è l’acronimo per Emergency Liquidity Assistance: ossia, liquidità straordinaria fornita dalla BCE agli istituti greci che stanno assistendo ad una corsa agli sportelli da mesi)

Qui inizia il balletto delle cifre, delle dichiarazioni, dei documenti. Facciamo ordine:

1. Documenti, dichiarazioni e indiscrezioni: fra queste abbiamo l’intervento di Varufakis all’Eurogruppo [1], la replica del Presidente della Commissione Europea Junker [2] con l’allegata bozza di proposta dell’ultimo Eurogruppo [3] (anche se alcune mie conoscenze in Grecia riportano il fatto che simile documento non sia mai arrivato alla conoscenza del grande pubblico e forse neanche alle autorità greche; mi limito a riportare il fatto per completezza), gli articoli da alcuni giornali che hanno cercato di sintetizzare le effettive differenze [4]. In ogni caso l’unica cosa certa che emerge è che il clima di fiducia tra le parti sia crollato, al di là delle differenze effettive di policy (che pure esistono ma sono discutibili in fatto di distanza negoziale).

2. Dichiarazioni d’intenti: in questi momenti cruciali, ovviamente, fioccano da ogni lato. Per il fronte del no (ne riporto solo alcuni, basta curiosare nel web…): Tsipras (che ha fatto anche sapere che il governo si dimetterà in caso di vittoria del sì), Barbara Spinelli e Étienne Balibar [5], Stiglitz [6]. Per il fronte di sì, si veda la dichiarazione della Commissione Europea (articolo già citato), gli appelli di leader europei e internazionali, le opposizioni interne.

Aspettando gli esiti del voto nel frattempo, la corsa agli sportelli aumenta, anche se è stato dichiarata la chiusura delle banche per 6 giorni e tetti al ritiro dei depositi. [7] Devo dire che anche dal punto di vista economico questa corsa è irrazionale, perché i risparmi (sotto ai 100.000 euro) sono assicurati. Ma si può pretendere diffusa razionalità quando tutti i leaders sembrano averla perduta?

Così, mentre si assiste alle eccessive (e talvolta ipocrite) dichiarazioni di “buone intenzioni mal corrisposte” (si può dibattere riguardo alle ultime proposte, ma trovo difficile definire buone intenzioni da parte delle istituzioni europee il persistente accanimento sulle misure di austerity), o al fatto che non si possa “abbandonare la più antica democrazia d’Europa” (nessuno mette in dubbio la Storia né gli infinti contributi che l’Antica Grecia ha portato al mondo: tuttavia accostare l’attuale giovane democrazia greca, uscita da non molti decenni dal buio regime dei Colonnelli, con l’antica Grecia, è come comparare l’Italia di oggi con l’impero romano. Una forzatura bella e buona diciamo).

Sia chiaro: sono più che mai convinto che la Grecia debba rimanere in Europa, per motivi strategici (evitare effetti di contagio) e affettivi (che qui tralascio).

Ciò nonostante mancano ancora risposte comuni ad un problema comune. Un bilancio federale della zona euro per intenderci, eurobond controllati da una Commissione con più poteri controllata da un Parlamento più autorevole e dotato di maggiori competenze, una garanzia europea contro la disoccupazione, ecc.

Il Movimento Federalista Europeo denuncia questo stato di cose da molto tempo: ma è onesto dire che è da altrettanto tempo che sottovaluta la questione e che non adotta una strategia sufficientemente chiara e visibile sull’argomento.

Molti fallimenti hanno portato a questa tempesta perfetta. Serve volontà chiara di replicare a livello politico le parole di Draghi di qualche anno fa: “[…]la Bce è pronta a fare tutto il necessario a preservare l’euro. E credetemi: sarà abbastanza”. Senza questo livello di decisione e volontà da parte del mondo politico, tutto rischia di scivolare tra le dita.

In effetti, il resto è una farsa che invita alle lacrime, in questa danza macabra.

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