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Perché una militanza europeista in Calabria

, di Daniele Armellino

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  • Laureato in storia, fondatore della Sezione MFE - GFE di Vibo Valentia, di cui è attualmente Vicesegretario.

Decidere di dedicarsi alla militanza politica in una regione come la mia, la Calabria, non è una scelta facile.

Una regione come la mia, nella quale, in molti casi, ma non tutti ancora, la politica è impastata di mafia e la mafia è impastata di politica. Una regione nella quale la dispersione scolastica è tra le più alte d’Italia e d’Europa, dove la disoccupazione gode di un altro triste primato a livello nazionale e continentale, per non parlare di quella giovanile poi! Oltre il sessanta percento dei giovani e delle giovani calabresi, dai quindici ai ventinove anni, non ha un lavoro, non lo cerca e non studia. Problemi seri, molto seri, che scoraggerebbero chiunque dall’impegnarsi politicamente e socialmente in una terra come la mia.

Una regione nella quale, a vivere problemi d’integrazione sociale ed economica, perciò, non sono soltanto i migranti clandestini, che a decine affollano i principali porti calabresi quasi ogni giorno. Al contrario, problemi d’integrazione sociale che vedono per primi proprio i miei coetanei corregionali come protagonisti: e loro sono, ve lo ricordo, calabresi, italiani, europei!

Una regione, la mia, nella quale, in molti casi, ma non sempre per fortuna, per poter portare avanti una militanza politica efficace, bisogna affiliarsi a gruppi di potere (qui si usa molto la parola “potentati”, ma a me non piace), entrare a far parte di clientele, se non addirittura chiedere sostegno a mafiosi e similari, in una regione così, ritenete sia possibile provare a impegnarsi politicamente senza dover chiedere, prima o poi, alla propria coscienza di abdicare al proprio ruolo censorio? La mia risposta, un po’ pessimista forse, sarebbe NO.

Sarebbe quasi impossibile decidendo di inserirsi, tesserarsi in qualche partito tradizionale, o lavorando in qualche lista o movimento di carattere civico. Figuriamoci, pensando di fondare in terra calabra, a Vibo Valentia precisamente, una sezione del Movimento Federalista Europeo. Un’organizzazione politica che non si candida alle elezioni (incapace per cui, di attrarre attorno a sé una potenziale clientela, quindi voti), quasi sconosciuta, animata qui a Vibo Valentia soprattutto da giovani studenti universitari e liceali assai poco influenti. Risultato: incisività politica e sociale pari a zero!

Eppure.

Eppure, forse per la nostra incoscienza di gioventù, forse per la passione per l’ideale europeista che ci spinge, per la nostra passione per qualunque cosa sappia di politica, abbiamo deciso di tentare la sorte, di sfidare l’immobilità imperante in questa nostra bella terra.

Mi hanno sempre colpito le ultime parole che pronuncia prima di morire, nel film Baaria di Giuseppe Tornatore, il padre del protagonista, un contadino siciliano: non saluta i figli, non rimpiange il passato, non prega, pronuncia solo queste parole: «’A politica è bella!».

La politica è bella, cari amici, cari compagni. La politica è bella. E noi ci siamo resi conto di una cosa: che forse aprire verso spazi politici e culturali nuovi come quelli europei ci avrebbe aiutato a inserirci in maniera efficace nel tessuto sociale della nostra città.

In fondo, lo sappiamo, questioni quali l’incapacità della nostra classe dirigente di risolvere i problemi che ci affliggono, la sempre più difficoltosa integrazione degli ultimi (stranieri e non solo!) nella società, il deficit di democrazia sempre più evidente e pericoloso a qualunque livello della società, non sono problemi nazionali, dell’Italia, della Grecia, di Cipro: no! Sono problemi europei, sono problemi politici nei quali è rintracciabile un vulnus importante: richiamando quanto scritto da Michele Ballerin, questo vulnus è un’Unione europea federazione incompiuta.

La crisi europea, so che potrà risuonarvi ridondante ciò che state per leggere, la crisi europea, è innanzitutto politica. Crisi delle Istituzioni comunitarie, degli Stati nazionali, dei Partiti tradizionali.

Una crisi, che trova all’esterno di sé, poi, un mondo a sua volta traviato da altre situazioni complesse e pericolose per il mantenimento dei nostri stili di vita, del nostro benessere, della nostra cultura: il problema di Daesh, la questione dei migranti, il protagonismo russo sugli scacchieri ucraino e mediorientale, i cambiamenti climatici, la concorrenza nella politica estera e commerciale mondiale di stati-continente come la Cina, l’India, il Brasile, magari un giorno anche gli Stati Uniti d’America.

Una crisi risolvibile partendo dal basso, impostando sul medio-lungo periodo un lavoro di sensibilizzazione delle coscienze dei tanti cittadini stremati dai sacrifici dovuti “all’Europa” in questi ultimi anni, impauriti dall’arrivo dei migranti e soprattutto dalle esagerazioni mediatiche e politiche riguardo questo fenomeno.

Cittadini pronti a seguire il pifferaio di turno, ad abbandonarsi a chi fornirà loro la soluzione apparentemente più semplice per risolvere tutti i loro problemi (leggi: muri, filo spinato, Nazionalismi, etc.). Il XXI secolo fa paura, nonostante le grandi aspettative che ne avevano accompagnato l’avvento, soprattutto dopo il 1989.

Ecco il senso della nostra militanza.

Ecco il senso della nostra militanza in Calabria, una terra stupenda, ma forse più sciupata e stremata di tante altre. La nostra sfida: convincere i cittadini, siano essi di sinistra, destra, centro, della bontà, della necessarietà, del progetto federalista e democratico lungimirante di Altiero Spinelli.

Questo vuol dire parlare di immigrazione, democrazia in Europa, criminalità organizzata, fondi europei, iniziando a prendere coscienza del fatto che si tratta di temi che vedono fortemente intrecciata la loro caratura europea insieme con quella nazionale e territoriale. Europa e territorio. Vuol dire riuscire a rompere l’isolamento esistente tra noi e gli altri, tutti gli altri europei; riuscire a trasmettere ai nostri corregionali in questo modo quel senso civico, di comunità, che troppo spesso manca, rendendoci così più simili agli altri europei, rendendoci loro più vicini, sostenuti da un sentire comune, più capaci di creare legami e vivere insieme. Alla fine, la soluzione, lo sappiamo, sarà solo e soltanto la federazione.

Nostro compito sarà, citando Lucien Febvre, la realizzazione di quella «collaborazione a una medesima opera di civiltà» che è l’Europa. Un lavoro difficile, che ci richiederà tanto tempo sicuramente, ma per il quale non mancherà a noi la passione qui in Calabria.

Ci proveremo, e confidiamo già da adesso nel vostro aiuto.

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P.S.

Fonte immagine Wikipedia

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