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Spinelli e la critica del mito distorto di Ventotene

, di Giulio Saputo

autori

  • Segretario nazionale della Gioventù Federalista Europea

Chi avrebbe mai immaginato, dopo il trilaterale di Ventotene, di sentir parlare così tanto di quell’isola sperduta nel Mediterraneo e della figura di Altiero Spinelli in un momento così nero per l’Europa? Alle luce dei risultati miseri del vertice di Bratislava però, quando alle parole non seguono i fatti, dovremmo sentire un campanello di allarme come europeisti e federalisti. Il pericolo che periodicamente ritorna in ogni momento di mediatizzazione di una figura storica quando si cerca di piegarla ai bisogni del presente, è la drammatica lettura che rischia di passare nella cultura diffusa. Non mi riferisco soltanto a quella massa di semplificazioni espresse dagli «esperti della domenica» che di Spinelli hanno letto solo il Manifesto di Ventotene (e pure male); vorrei piuttosto parlare della propaganda distorta che finisce per costruire un’interpretazione che si andrà affermando più o meno consciamente, nell’ignoranza generale, del fondatore del MFE e dei federalisti.

Per scrivere un qualcosa di approfondito sull’argomento sarebbe necessaria una seria attività di monitoraggio su ogni singola parola che ho precedentemente segnalato, ma vorrei limitarmi a commentare quella che vedo come una tendenza generale «sotterranea» che gli addetti ai lavori possono facilmente individuare. Vogliano quindi perdonarmi tutti i cultori della metodologia, ma qui si esprime un punto di riflessione personale.

Scrivo queste poche righe più che altro per mettervi in guardia, per ogni volta che in futuro leggerete o sentirete o capirete da una qualche perifrasi che «Altiero Spinelli è stato un grande sognatore e un idealista, l’Unione europea ha bisogno però di soluzioni concrete». No, non è così. Alzatevi e opponetevi immediatamente a chi sta parlando o scrivendo perché non possiamo permettere che Spinelli sia ridotto ad un pensatore astratto e le battaglie federaliste a delle velleità di una minoranza di visionari.

No, Spinelli non è mai stato un mero sognatore e i federalisti non sono e non saranno mai una setta di idealisti. Se guardiamo a ritroso nella storia del processo d’integrazione europea, i federalisti sono stati spesso definiti «pazzi» o, più gentilmente, «utopisti». Eppure hanno condotto da sempre la giusta campagna perché il processo di integrazione europea avanzasse ancora. La dimostrazione? [1] Al termine di questo scritto troverete un breve percorso cronologico (incompleto e arbitrario, ma che serve allo scopo) dove potrete facilmente verificare quel che dico e confrontare alcune campagne che conducevano in quel momento le forze federaliste col successivo passo compiuto dall’integrazione istituzionale.

Perché nei manuali di storia dell’integrazione europea non si parla delle battaglie condotte dal basso e dai movimenti politici organizzati per l’unione politica del continente? Perché le lotte condotte da quest’embrione di popolo europeo dal ’43 a oggi vengono a malapena citate nella retorica accademica e istituzionale tradizionale? Forse perché non parliamo di una storia di vittorie su cui poter costruire una narrativa istituzionale ma di sconfitte e di compromessi (spesso al ribasso) che ancora oggi bruciano nel dibattito politico contemporaneo. La battaglia sui ruoli e sulle competenze delle istituzioni sovranazionali, ma lo stesso assetto istituzionale europeo, sono un terreno di scontro politico più attuale che mai. Consiglio contro Commissione e Parlamento; governi in disaccordo tra loro su «cosa l’Europa vuole essere»; movimenti federalisti ed europeisti contro i difensori dell’assetto esistente; movimenti euroscettici a favore del crollo dell’intero sistema. Chiunque voglia fare politica, difendere dei diritti o degli interessi, credo ormai abbia ben compreso che il terreno di scontro su cui prima deve giocarsi la partita di qui al 2019 in Europa sia quello della riforma dell’assetto istituzionale dell’Unione.

Ecco qual è il problema, non è solo un fatto di banale marginalità del pensiero politico. Spinelli, Albertini, Rossi e Colorni non sono dimenticati ma sono parte integrante di uno scontro politico in corso, il cui solo ricordo svolge una funzione di testimonianza storica attiva. Ecco perché risultano spesso esclusi da una ricerca e da un’attenzione dei media troppo spesso servi ignari del «nazionalismo metodologico». [2] Probabilmente comprenderemo il significato storico dell’unificazione europea solo a processo concluso, ma intanto cerchiamo di rispondere a qualche interrogativo in più sulla figura di Spinelli e sui prosecutori ideali della sua battaglia. I federalisti, dai tempi della Resistenza, si battono e si sono battuti per chiedere di più, ma hanno ottenuto sempre troppo poco e l’Unione che oggi vediamo è frutto di quelle sconfitte (o parziali vittorie). Per ammissione dello stesso Spinelli «Ognuna di queste avventure [parla delle sei fasi del suo impegno politico, che riporterò in seguito] è terminata con una sconfitta dell’avventura stessa e mia. Nessuna di queste sconfitte ha però lasciato in me quel rancore contro la realtà che così spesso alligna nell’animo degli sconfitti. La possibilità della sconfitta deve essere sempre accettata equanimemente all’inizio di ogni avventura creatrice. Bisogna sentire che il valore di un’idea, prima ancora che dal suo successo finale, è dimostrato dalla sua capacità di risorgere dalle proprie sconfitte». [3]

Chi era Altiero Spinelli? Un rivoluzionario, senza dubbio; voleva cambiare radicalmente l’assetto esistente per creare un nuovo potere democratico in Europa ma, sopra ogni cosa, non era un utopista. Come ha affermato Bobbio, [4] ha compiuto un salto qualitativo di straordinaria importanza sul tema dell’unificazione politica europea proprio perché lo ha reso un programma politico concreto. Spinelli appartiene a coloro che per primi hanno detto hegelianamente «ciò che gli uomini vogliono»; è un uomo storico il cui fine individuale si è identificato con le tendenze della nostra epoca. Come riusciva ad agire in questo senso? Ha fuso tutte le risposte non contraddittorie che è riuscito a darsi teoricamente «nell’università del confino» per orientarle verso l’azione politica. [5] È realista nel senso classico - anticipando alcune teorie sulla realpolitik poi sviluppate da Kenneth Waltz [6] - ma ha al contempo una visione che possiamo definire neoistituzionalista. Spinelli ritiene che ad un certo livello di «integrazione» nelle politiche europee debba corrispondere un avanzamento nella «costruzione» istituzionale, riconoscendo chiaramente che le istituzioni sovranazionali devono svolgere un ruolo di primo piano nel processo di unificazione. Infine, tutta la sua azione si basa sul riconoscimento del ruolo delle idee e dei movimenti nell’arena della negoziazione politica, basti pensare alla stessa fondazione del MFE o all’azione del Congresso del popolo europeo che rappresentano solo alcuni tentativi di orientare le élite su certe politiche attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini. [7] Spinelli non è mai stato un mero ideologo, ma senz’altro ha avuto una grande genialità tattica. Si è mosso dentro e fuori le istituzioni europee, adottando posizioni spesso non comprese dallo stesso MFE che aveva fondato.

Dice Spinelli nella sua autobiografia: «La mia vita si può articolare in sei cicli di azioni fondate ciascuna su un’ipotesi diversa. 1) Fra il ’43 e il ’45 ho lavorato sull’ipotesi di una rinascita democratica impetuosa che sarebbe partita dalla avvenuta distruzione non solo dell’ordine europeo del passato, ma anche di quello interno di quasi tutti gli stati-nazione d’Europa. 2) Fra il ’47 e il ’54 ho lavorato sull’ipotesi che i grandi ministri moderati europei, incoraggiati dallo spirito missionario democratico che allora animava la politica estera americana ed impauriti da quanto stava avvenendo in Europa orientale, ci avrebbero ascoltati e si sarebbero accinti alla costruzione federale. 3) Fra il ’54 e il ’60 ho lavorato sull’ipotesi che fosse possibile mobilitare l’europeismo, ormai diffuso, in una protesta popolare crescente - il Congresso del popolo europeo - diretta contro la legittimità stessa degli stati nazionali. 4) Fra il ’60 e il ’70, ritirandomi quasi completamente dall’azione politica, ho meditato sul significato della Comunità economica europea, sugli aspetti nuovi della difesa militare introdotti dall’arma nucleare, sulla possibilità di un rilancio dell’azione federalista. 5) Fra il ’70 e il ’76 ho lavorato sull’ipotesi che la Commissione della CEE avrebbe potuto assumere il ruolo di guida politica nella rimessa in moto della costruzione dell’unione politica. 6) Fra il ’76 e l’86 ho lavorato sull’ipotesi che il Parlamento europeo avrebbe dovuto assumere un ruolo costituente nella costruzione europea». [8]

Queste poche righe sono sufficienti per farci comprendere la straordinaria capacità individuale di Spinelli di non cedere ai fallimenti ma ci permette anche di tracciare un parallelismo immediato fra le fasi di avanzamento concreto del processo d’integrazione europeo e alcune battaglie politiche di Spinelli e dei federalisti. Si comprende dunque che la forza del movimenti organizzati per gli Stati Uniti d’Europa (e dello stesso Spinelli) è da sempre stata quella di svelare le contraddizioni dell’approccio funzionalista/monnettiano nel corso del tempo, scegliendo di volta in volta obiettivi precisi e storicamente perseguibili che le circostanze del processo di integrazione hanno offerto, inquadrando il tutto in una strategia di lungo respiro che non ha mai perso di vista l’obiettivo finale: la Federazione europea.

Come abbiamo già ricordato, grazie al trilaterale di Ventotene, oggi abbiamo una nuova ampia ondata di informazioni su questo lato dimenticato della storia e della lotta politica degli ultimi anni: i leader istituzionali, detentori delle sovranità nazionali, hanno reso il merito al loro più acerrimo avversario (e, talvolta, alleato). Le istituzioni - che si sono appigliate alla loro residua sovranità con salti mortali degni di un circense, rischiando di far fallire un progetto politico unico - portano i fiori sulla tomba del rivoluzionario Altiero Spinelli che ha teorizzato tutta la sua azione politica basandosi proprio sul paradigma della crisi dello stato nazionale. [9] Lo stesso Spinelli a questo punto ci allerta, ricordandoci che il suo messaggio «è estraneo alla cultura politica, alle consuetudini, al linguaggio politico corrente di tutti gli statisti, di tutti i parlamentari, di tutti i giornalisti d’Europa. È assai facile dire che si è per gli Stati Uniti d’Europa, per un governo europeo, ma non appena da queste formule astratte si deve scendere a precisare una qualche azione politica diretta a realizzare quell’obiettivo, le lingue balbettano, le menti si offuscano, la volontà vacilla, perché si tratta di cosa troppo radicalmente nuova e perciò non solo seducente ma anche inquietante». [10] Eppure, proprio grazie a questo vertice, è avvenuto qualcosa di unico, poiché lo stesso nome di Spinelli e del federalismo (a prescindere da quali saranno poi le azioni concrete) hanno di nuovo un’ampia notorietà e gli è stato restituito uno spazio politico da non sottovalutare.

Da storico, con tutta onestà, temo però una cosa. Così come il messaggio rivoluzionario mazziniano è stato diluito nel tempo e avvicinato, nel pantheon dei padri fondatori della nostra patria nazionale, al conservatorismo di Vittorio Emanuele II, nonostante evidenti contraddizioni (ad esempio, la condanna a morte che il re sabaudo ha voluto per il fondatore della Giovine Italia), [11] allo stesso modo, oggi Spinelli viene accettato trai padri fondatori dell’Europa ma con i meriti di un idealista. Come a dire «Ricordiamoci del suo messaggio, ma la politica da fare ve la diciamo noi statisti che conosciamo la strada complicata e tortuosa da compiere». Una riconciliazione poco critica e approfondita tra rivoluzione e istituzioni dove rischia di portarci?

Dobbiamo iniziare ricordando che Spinelli o gli stessi federalisti non sono solo il Manifesto di Ventotene, ma decenni di battaglie su obiettivi specifici. Se ci ritroviamo con un’Europa zoppa non è certo colpa dei loro sforzi, bensì delle resistenze di chi dà oggi dell’idealista a Spinelli e ieri poteva ascoltare i federalisti su questo o quel punto che da loro già era stato analizzato. Non sto cercando di dire che i movimenti federalisti europei siano delle «Cassandre» o che sia dipeso solo da loro il processo di unificazione del continente, ma semplicemente che sono uomini e donne il cui lavoro, per anni, è stato quello di pensare a come proseguire nel processo d’integrazione in un modo o in un altro, dibattendo (anche tenacemente) unicamente su questo. Chiamarli utopisti mi sembra dunque fuori luogo. Forse è più utopista chi disperatamente pensa di poter mantenere l’assetto esistente, senza nessun avanzamento o progresso che sia ben visibile anche ai cittadini, fino al 2019, e magari crede anche di sopravvivere politicamente a tutti i prossimi appuntamenti elettorali. Buona fortuna!

Spinelli, col suo realismo, ha insegnato una gran cosa alle forze che lottano per la federazione europea in alcune righe che ha ben riassunto Roberto Castaldi:

«Spinelli è realista quando individua nella situazione di potere il fattore determinante degli spazi dell’azione politica. Quando la situazione di potere offre uno spiraglio all’azione federalista, Spinelli si mette in moto; quando non lo offre, ritorna alla riflessione e aspetta che si crei una situazione che permetta di agire. (...) non pensa che fare l’Europa dipenda solo dalla propria azione, ma ritiene piuttosto che il suo ruolo stia nel tentare di cogliere le opportunità che il processo storico, attraverso il mutare delle situazioni di potere, offre». [12]

Adesso, lette queste ultime righe, se anche voi avrete l’impressione che si stia andando verso l’invenzione di una tradizione e la costruzione di un mito che è sostanzialmente distorto, allora mi comprenderete e capirete lo sforzo di ricostituire una qualche forma di cronologia e di analisi storica che permetta di guardare alla realtà del processo di integrazione europeo passato, presente e futuro con lenti ben diverse. Ovviamente anche la mia è una visione «partigiana», però spero possa comunque essere utile per un confronto con quella che generalmente viene diffusa, attraverso la cronologia e la bibliografia che trovate di seguito.

Se dovessi poi concludere con una frase per dare una definizione del mito di Spinelli, vi direi che nella sua figura si incarna un invito per «tutti coloro, infine, che, per un senso innato di dignità, non sanno piegar la spina dorsale nella umiliazione della servitù. A tutte queste forze è oggi affidata la salvezza della nostra civiltà». Ancora oggi è un esempio valido Altiero Spinelli? Sì, se ci impegneremo per completare e comprendere davvero il progetto di questa concreta battaglia politica che è il Federalismo europeo.

Breve cronologia di alcune battaglie federaliste

Come ogni tentativo di periodizzazione, anche quello che trovate di seguito si presenta inevitabilmente come parziale e incompleto. L’unico scopo con cui è stata redatta questa cronologia e questa breve bibliografia è di dimostrare la concretezza dell’impegno politico che i federalisti hanno speso dal ’43 a oggi per un’Europa unita e democratica.

1 settembre 1939 Con l’invasione della Polonia da parte della Germania nazista, inizia la Seconda Guerra Mondiale. 1941 Al confino sull’isola di Ventotene a causa della propria opposizione al regime fascista, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, con la collaborazione di Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann, scrivono “Per una Europa libera ed unita. Progetto d’un manifesto”. È il manifesto di Ventotene: verrà pubblicato clandestinamente a Roma nel gennaio 1944.

27 - 28 agosto 1943 Per iniziativa di Spinelli e altri antifascisti a Milano viene fondato il Movimento Federalista Europeo, i cui membri prendono subito parte alla Resistenza italiana ed europea al dominio nazifascista.

30 maggio 1944 A Roma è assassinato dalle milizie fasciste Eugenio Colorni.

Luglio 1944 A Ginevra federalisti di diversi paesi europei emettono la Dichiarazione federalista dei movimenti di Resistenza, dove si abbozza un progetto di federazione europea da realizzarsi all’indomani della guerra. Nello stesso mese gli Alleati raggiungono gli Accordi di Bretton Woods: la convertibilità aurea del dollaro, in particolare, sarà il perno del sistema monetario internazionale nel secondo dopoguerra, e uno dei fondamenti dell’egemonia economica degli Stati Uniti.

26 giugno 1945 Gli Alleati firmano lo statuto delle Nazioni Unite (ONU).

2 settembre 1945 Dopo i bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 agosto), l’Impero Giapponese si arrende. Termina la Seconda Guerra Mondiale.

Prima metà del 1946 Il Manifesto degli Universitari italiani per la Federazione europea raccoglie le firme di 266 docenti universitari, tra i quali Piero Calamandrei, Giacomo Devoto, Umberto Campagnolo, Mario Alberto Rollier.

15-16 dicembre 1946 A Parigi viene fondata l’Unione Europea dei Federalisti (nominata poi Unione dei Federalisti Europei nel 1973) organizzazione di coordinamento dei movimenti federalisti nazionali.

5 giugno 1947 Proposta del piano Marshall (dal nome del proponente e responsabile, il Segretario di Stato USA George Marshall), che si concretizzò nell’European Recovery Program (ERP). Il piano sarà operativo per quattro anni, dall’aprile 1948 al 1952, e contribuirà largamente tanto alla ripresa europea quanto all’avvio del percorso di integrazione continentale.

Aprile 1948 I 16 Stati aderenti all’ERP fondano l’Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica (OECE), che dal settembre 1961 comprenderà anche USA e Canada e diverrà l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). Il MFE lancia un appello per la Federazione europea ai candidati alle elezioni italiane, firmano in 630.

7-11 maggio 1948 A L’Aja viene fondato lo European Movement, gruppo di pressione favorevole alla fondazione di una federazione europea. Nel corso dell’anno sono formati in Italia i primi intergruppi federalisti alla Camera dei Deputati (primo Presidente Enzo Giacchero) e al Senato (primo Presidente Ferruccio Parri).

14 maggio 1948 Dopo che la risoluzione ONU 181 del 29 novembre 1947 aveva promosso un piano di spartizione della Palestina in cui è prevista la nascita di due Stati indipendenti, allo scadere del mandato britannico sulla Palestina, eredità della Prima guerra mondiale, David Ben Gurion proclama lo Stato di Israele e con la rappresaglia araba si scatena la prima Guerra arabo-israeliana.

10 dicembre 1948 Firma della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, promossa dalle Nazioni Unite.

5 maggio 1949 A Londra si fonda il Consiglio d’Europa. Sue finalità sono la tutela della democrazia, dei diritti umani e dello stato di diritto, lo sviluppo dell’identità europea, l’armonizzazione delle pratiche giuridiche e sociali dei Paesi membri. Firmano inizialmente: Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia.

4 aprile 1949 Con la firma del Patto Atlantico nasce la North Atlantic Treaty Organization (NATO), alleanza militare finalizzata a garantire la difesa collettiva del blocco filo-americano della Guerra Fredda e, in particolare, dell’Europa occidentale. Sono Paesi fondatori: Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Olanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Stati Uniti. Grecia e Turchia entrano nel 1952, la Germania Ovest nel 1955.

1950 Il MFE lancia una petizione a favore del Patto di Unione federale europea, da realizzarsi attraverso il sistema dell’avanguardia (si procede cioè con i Paesi disponibili a proseguire nel processo di integrazione). Firmata da 521.000 cittadini, fra i quali 246 parlamentari, la petizione è adottata da 493 Consigli o giunte comunali e da 39 amministrazioni provinciali, è sottoscritta anche dal Capo del governo Alcide De Gasperi, dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi e da numerosi ministri. 9 maggio 1950 Con la Dichiarazione del Ministro degli Esteri francese Robert Schuman, ideata da Jean Monnet, ha inizio tradizionalmente il processo di integrazione europea.

Giugno 1950 Con l’invasione del sud, sotto influenza americana, da parte del nord comunista, scoppia la Guerra di Corea. È la prima delle guerre calde della Guerra Fredda; durerà tre anni.

28-30 gennaio 1951 A Ginevra nasce il Consiglio dei Comuni d’Europa (CCE). Diventerà CCRE nel 1984 con l’aggiunta delle Regioni.

18 aprile 1951 A Parigi sei Paesi stipulano il trattato che istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). Sono Belgio, Francia, Repubblica Federale di Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. Primo Presidente della relativa Alta Autorità è Jean Monnet.

27 maggio 1952 Firma a Parigi del patto istitutivo della Comunità Europea di Difesa (CED). De Gasperi, su forte spinta di Spinelli, propone la costituzione di un organo assembleare di controllo dell’unione degli eserciti dei sei paesi CECA. Vengono poste le basi per la Comunità Politica Europea (CEP). In questi anni il Movimento Federalista Europeo raggiunge le 1000 sezioni e supera i 50000 iscritti.

Marzo 1953 Muore Stalin. Tre anni più tardi, una volta consolidato il potere del nuovo leader sovietico Nikita Chruščëv, avrà inizio la cosiddetta destalinizzazione. Marzo-luglio 1954 Dopo la battaglia di Dien Bien Phu, persa dalla Francia, si conclude la Guerra d’Indocina cominciata nel 1946 per decidere il destino di questa colonia francese. La Conferenza di Ginevra sancisce l’indipendenza di Cambogia, Laos e Vietnam.

Agosto 1954 All’Assemblée Nationale francese cade la ratifica della CED. Con essa e col tergiversare dell’Italia fallisce il progetto della Comunità Politica Europea.

Aprile 1955 Alla Conferenza di Bandung (Indonesia) si riuniscono i paesi non allineati nella Guerra Fredda.

16 maggio 1955 In risposta alla NATO e sotto l’egida dell’Unione Sovietica, Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia, Romania, Ungheria e URSS stringono un’alleanza militare: il Patto di Varsavia. La Repubblica Democratica Tedesca, o Germania Est, entra nel 1956, l’Albania esce nel 1961.

1-2 giugno 1955 Alla Conferenza di Messina i governi dei sei paesi della CECA rilanciano il processo di integrazione continentale secondo la logica funzionalista.

1956-1962 Il Movimento Federalista Europeo risponde all’impasse dell’integrazione causato dal fallimento della CED lanciando il Congresso del popolo europeo (CPE). Questa campagna, ispirata all’esperienza di Gandhi, consiste in elezioni primarie (fu il primo esempio in tal senso in Europa) in varie città per dare vita a un congresso permanente dei rappresentanti del popolo europeo, il quale attraverso il coinvolgimento di un numero sempre più grande di cittadini avrebbe dovuto raggiungere la legittimità democratica e il peso politico necessari per forzare i governi alla convocazione di una Costituente europea. La campagna raggiunge 650.000 partecipanti.

1956 Crisi di Suez: L’intervento convergente di Stati Uniti e Unione Sovietica contro l’occupazione britannica, francese ed israeliana del canale, da poco nazionalizzato dal presidente egiziano Gamal Abd el-Nasser, segna secondo molti la crisi finale degli imperi di Gran Bretagna e Francia. La rivolta di Poznań e l’insurrezione ungherese, di spirito antisovietico, sono represse dagli eserciti del Patto di Varsavia. Scissione del UEF da cui nascono l’Azione Europea Federalista (1957, AEF) e il MFE Sopranazionale (1959).

25 marzo 1957 Trattati di Roma: i sei Paesi della CECA stipulano il Trattato che istituisce la Comunità economica europea (CEE) e il Trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom).

1959 Rivoluzione di Cuba. Fidél Castro sottrae l’isola alla sua condizione di protettorato degli Stati Uniti.

4 gennaio 1960 Per iniziativa del Regno Unito, viene firmata la convenzione di Stoccolma, che istituisce l’Associazione europea di libero scambio (EFTA), cui aderiscono diversi Paesi europei che non sono membri della CEE (Danimarca, Regno Unito, Portogallo, Austria, Svezia, Norvegia, Svizzera).

13 agosto 1961 Il governo filosovietico della Germania Est dà avvio alla costruzione del Muro di Berlino, per impedire ai tedeschi orientali di raggiungere l’Ovest. 1962 Per impedire agli USA di rovesciare la rivoluzione cubana, dopo il fallimento americano dell’invasione della Baia dei Porci (aprile 1961), con l’operazione “Anadyr” l’URSS avvia segretamente l’installazione di basi missilistiche sull’isola. Quando gli Stati Uniti lo scoprono, scoppia la Crisi dei missili di Cuba (16-28 ottobre), che pone il rischio di una terza guerra mondiale prima di risolversi quando il leader sovietico Chruščëv e il presidente statunitense John F. Kennedy accettano di rimuovere i propri missili rispettivamente da Cuba e dalla Turchia.

1960-1965 Nel quadro della politica di grandeur imposta alla Francia durante la sua presidenza (1959-1969), Charles de Gaulle dota il paese di un proprio arsenale nucleare (force de frappe, dal 1960) per sottrarlo alla subordinazione agli USA. Pone il veto all’ingresso nella CEE della Gran Bretagna (1963 e 1967), quando la Commissione della CEE, presieduta da Walter Hallstein, propone di istituire un bilancio comunitario fondato su risorse proprie e di aumentare i poteri del Parlamento europeo per controllarne l’uso, De Gaulle risponde ritirando i rappresentanti francesi dal Consiglio della CEE, bloccando i lavori. È la «Crisi della sedia vuota». Battuta d’arresto del processo d’integrazione.

1963-1966 Lancio da parte del MFE del Censimento volontario del popolo federale europeo, che avrebbe dovuto sbloccare il rilancio su ampia scala del precedente progetto di Congresso del Popolo Europeo. Anche questa campagna si esaurì dopo aver raggiunto circa 100000 adesioni.

20 luglio 1963 La CEE e 18 stati africani stipulano la prima Convenzione di Yaoundé (Camerun, 1964-1969), che prevede forme di cooperazione economica, commerciale e finanziaria, tecnica e culturale. Ne sarà stipulata una seconda per il quinquennio 1971-1975.

1964 La Repubblica Popolare Cinese, ancora retta da Mao Zedong dopo la vittoria comunista nella guerra civile (1949), sviluppa la bomba atomica.

Agosto 1964 Con l’Incidente del Golfo del Tonchino, dopo un decennio di assistenza economica e militare al governo del Vietnam del Sud, comincia l’intervento militare diretto degli Stati Uniti nella Guerra del Vietnam (1964-1975).

15-17 ottobre 1964 Roma, Stati Generali del CCE. Lancio del «Fronte democratico europeo» che si impegna a favore dell’elezione diretta del Parlamento europeo.

8 aprile 1965 Firma del trattato di fusione degli esecutivi delle tre Comunità (CECA, CEE e Euratom), che istituisce un unico Consiglio e un’unica Commissione.

29 gennaio 1966 Compromesso di Lussemburgo: dopo la crisi apertasi con la politica della sedia vuota, la Francia torna ad occupare il suo posto al Consiglio. In cambio, il principio del voto a maggioranza è rifiutato a favore del mantenimento del voto all’unanimità ogniqualvolta sia in gioco l’interesse vitale di uno Stato membro.

Marzo 1966 La Francia esce dalla NATO, pur restando all’interno del Patto Atlantico.

1967 In seguito ad un colpo di stato in aprile, in Grecia si instaura la Dittatura dei Colonnelli, di stampo fascista. Durerà fino al 1974. Spinelli, divenuto Commissario, ottiene la sospensione dell’accordo di associazione tra le Comunità europee e la Grecia. Nel giugno, Israele vince la Guerra dei sei giorni contro Giordania, Iraq, Egitto e Siria. È la fine della leadership regionale di Nasser, che morirà nel 1970.

1 luglio 1968 Con l’entrata in vigore dell’Unione doganale nell’ambito della CEE, una tariffa doganale comune sostituisce i dazi doganali nazionali per gli scambi commerciali col resto del mondo. Usa, URSS e Regno Unito firmano il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), cui Francia e Cina aderiranno nel 1992.

20 agosto 1968 L’intervento degli eserciti del Patto di Varsavia mette fine alla fase di liberalizzazione politica avviata in Cecoslovacchia da Alexander Dubček a inizio anno, era la Primavera di Praga.

1969 Il MFE concretizza la sua battaglia per l’elezione diretta del Parlamento Europeo. Viene presentata una proposta di legge di iniziativa popolare (la prima presentata in Italia) per l’elezione diretta dei rappresentanti italiani nel Parlamento Europeo, firmata da circa 65.000 cittadini. Questa iniziativa fu ripresa nel 1973 dalle regioni Piemonte, Umbria e Abruzzo con la presentazione alle Camere di proposte di legge di iniziativa regionale identiche a quella presentata dal MFE al Senato.

Dicembre 1969 Grande manifestazione federalista a L’Aja in coincidenza con il Vertice dei Capi di Stato e di Governo della CEE (fu il primo controvertice organizzato dai federalisti).

Agosto 1971 Nel quadro del nuovo corso della politica estera statunitense avviato dal presidente Nixon e dal suo Consigliere per la sicurezza nazionale (1969-1975), poi Segretario di Stato (1973-1975) Henry Kissinger, la convertibilità dollaro/oro è abolita. Il sistema monetario internazionale sarà reimpostato in base a cambi fluttuanti nel 1973.

1 gennaio 1973 Entrano a far parte delle Comunità europee la Danimarca, l’Irlanda e il Regno Unito (la Norvegia respinge l’adesione con un referendum dall’esito negativo). Gli Stati membri diventano nove.

17 gennaio 1973 Completamento del ritiro degli Stati Uniti dal Vietnam. La guerra finirà due anni dopo, con la riunificazione del paese ad opera di Ho Chi Minh.

Primavera 1973 Ricostituzione del UEF.

Settembre 1973 Con un colpo di stato, in Cile il generale Augusto Pinochet rovescia il governo del Presidente eletto Salvador Allende e instaura una dittatura. Rimarrà al potere fino al 1990.

Ottobre 1973 Per sostenere Egitto e Siria nella Guerra del Kippur o del Ramadan, voluta dal presidente egiziano Anwar al-Sadat per recuperare da Israele i territori perduti nel 1967, i paesi arabi appartenenti all’organizzazione dei paesi produttori di petrolio (OPEC) pongono un embargo sul petrolio. I paesi importatori subiscono un forte «shock»: è la crisi petrolifera del 1973, che è destinata a durare fino al 1975 e che per molti segna la fine del trentennio dorato di sviluppo economico cominciato nel 1945.

25 aprile 1974 Con un colpo di stato incruento promosso da militari progressisti, noto come «Rivoluzione dei garofani», in Portogallo termina il regime autoritario fondato nel 1932 da Antonio de Oliveira Salazaar ed è ripristinata la democrazia.

Luglio 1974 Cade la dittatura dei colonnelli in Grecia, malgrado il tentativo dei militari di rimanere al potere abolendo la monarchia a favore della repubblica (1973). Segue, alle libere elezioni del novembre 1974, un referendum istituzionale, vinto dai repubblicani.

Luglio-agosto 1975 Con gli Accordi di Helsinki, atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, sono gettate le basi per la creazione della Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (1995), organo erede della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa nata nel 1973.

Novembre 1975 La morte di Francisco Franco apre la via alle prime libere elezioni in Spagna dall’instaurazione del regime franchista nel 1939, che si terranno nel 1977. Il vertice di Rambouillet sancisce la nascita del G7.

28 febbraio 1975 La CEE e 46 Stati di Africa, Caraibi e Pacifico (paesi ACP) firmano la prima convenzione di Lomé (Togo), prosecuzione di quella di Yaoundé. Ne saranno firmate altre quattro: nel 1980, 1985, 1990, 1995.

1-2 dicembre 1975 Il MFE presenta una petizione popolare al Parlamento Europeo per attribuire a questo un ruolo costituente (firmata da 150.000 cittadini) e organizza una manifestazione a Roma, in occasione del Consiglio europeo. Una delegazione federalista viene ricevuta dal Presidente di turno del Consiglio europeo, Aldo Moro. Il Governo italiano, così incoraggiato, ottiene la decisione da parte del Consiglio europeo di realizzare le elezioni dirette del Parlamento Europeo, anche nel caso di una mancata partecipazione ad esse da parte di Gran Bretagna e Danimarca (le quali successivamente si adegueranno per evitare di rimanere isolate).

Marzo 1979 Dopo l’esperienza del Serpente monetario (1972-1974), viene istituito il Sistema monetario europeo (SME) per garantire l’equilibrio dei tassi di cambio delle valute dei Paesi aderenti CEE (con l’eccezione della Gran Bretagna, entrata nel 1990).

7-10 giugno 1979 Si tengono le prime elezioni a suffragio universale diretto del Parlamento Europeo.

17 luglio 1979 A Strasburgo, in occasione della prima sessione del Pe eletto, si svolge una grande manifestazione federalista per chiedere al Parlamento europeo di impegnarsi a favore di un governo europeo, di una moneta europea, di un forte bilancio comunitario.

23-24 febbraio 1980 Congresso MFE di Bari: «Unire l’Europa per unire il mondo». Il MFE aderisce pienamente allo World Federalist Movement.

9 luglio 1980 Prima riunione del Club del Coccodrillo, un intergruppo del Parlamento europeo fondato da Altiero Spinelli per promuovere la riforma in senso federale delle istituzioni europee.

1 gennaio 1981 Con l’entrata della Grecia ha luogo il secondo allargamento della CEE dopo quello del 1973.

14 febbraio 1984 il Parlamento europeo approva il Progetto di Trattato sull’Unione Europea (noto come “Progetto Spinelli”), bozza di riforma costituzionale in senso federalista delle istituzioni europee che sarà successivamente bocciato dal Consiglio Europeo.

14 e 17 giugno 1984 Si tengono le seconde elezioni del Parlamento europeo a suffragio universale diretto.

7 gennaio 1985 Jacques Delors è nominato Presidente della Commissione (1985-1995).

14 giugno 1985 Firma dell’accordo di Schengen per l’eliminazione dei controlli alle frontiere fra gli Stati membri delle Comunità europee.

28-29 giugno 1985 A Milano, in occasione del Consiglio europeo che convoca la Conferenza intergovernativa redattrice dell’Atto unico europeo, il MFE lancia una grande manifestazione a cui partecipano 100000 persone provenienti da tutta Europa.

1 gennaio 1986 Con l’adesione di Portogallo e Spagna alle Comunità europee nasce l’Europa a dodici.

17-28 febbraio 1986 Firma a Lussemburgo e a L’Aia dell’Atto unico europeo – AUE (entrato in vigore il 1 luglio 1987), riforma dei Trattati di Roma deputata al completamento del mercato comune e all’impianto di nuove forme di cooperazione politica e istituzionale.

23 maggio 1986 Muore Altiero Spinelli.

15-18 giugno 1989 Contemporaneamente alle terze elezioni del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, si tiene in Italia un referendum consultivo, promosso a seguito della presentazione nel 1988 da parte del MFE e dei Radicali di una proposta di legge di iniziativa popolare sottoscritta da circa 120.000 cittadini, in occasione del quale l’88% dei votanti affluiti alle urne si esprime a favore di una Costituzione federale europea e di un ruolo costituente del Parlamento Europeo.

1989-1990 La caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989), che annuncia la prossima fine della Guerra Fredda, pone le condizioni per la riunificazione della Germania (3 ottobre 1990). Si susseguono in questi mesi le manifestazioni federaliste in occasione dei Consigli europei presieduti da Giulio Andreotti.

1991-1995 Una serie di conflitti armati, in parte guerra civile e in parte guerre di secessione, determinano la dissoluzione della Jugoslavia, causata soprattutto dal risorgere dei nazionalismi locali in seguito alla morte del “padre della patria” Josip Tito nel 1980.

26 dicembre 1991 Il Soviet Supremo decreta lo scioglimento formale dell’Unione Sovietica. È la fine della Guerra Fredda.

7 febbraio 1992 Firma a Maastricht del Trattato sull’Unione Europea, che pone le premesse per una politica estera e di sicurezza comune, una maggiore cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni e la creazione di un’unione economica e monetaria comprendente una moneta unica. Dalle Comunità europee nasce l’Unione Europea.

9-12 giugno 1994 Quarta elezione del Parlamento europeo a suffragio universale diretto.

1 gennaio 1995 L’Austria, la Finlandia e la Svezia diventano Stati membri dell’Unione europea (un referendum sul tema, tenutosi in Norvegia, ha dato esito negativo). L’UE conta ormai 15 membri.

23 gennaio 1995 Assume le proprie funzioni la Commissione presieduta da Jacques Santer (1995-1999).

27-28 novembre 1995 La Conferenza di Barcellona avvia il Processo di Barcellona o partenariato euromediterraneo fra l’UE e 12 paesi della sponda meridionale e orientale del Mediterraneo (tutti tranne la Libia).

29 marzo e 22 giugno 1996 Manifestazioni federaliste a Torino e a Firenze in occasione delle riunioni del Consiglio europeo.

1997 Il MFE inizia la campagna per la Costituente europea.

2 ottobre 1997 Firma del Trattato di Amsterdam (entrerà in vigore il 1 maggio 1989), che consolida e approfondisce i precedenti trattati in vista dell’allargamento a est dell’Unione Europea.

10 gennaio 1999 L’euro diventa la moneta ufficiale di 11 Stati membri e viene introdotto sui mercati finanziari in sostituzione delle loro monete per le operazioni non effettuate in denaro contante. La Banca centrale europea (BCE) è oramai responsabile della politica monetaria dell’Unione.

10-13 giugno 1999 Quinta elezione del Parlamento europeo a suffragio universale diretto.

15 settembre 1999 Assume le funzioni la Commissione presieduta da Romano Prodi (1999-2004).

23-24 marzo 2000 Il Consiglio europeo di Lisbona elabora una nuova strategia dell’Unione per promuovere l’occupazione, modernizzare l’economia e rafforzare la coesione sociale in un’Europa fondata sulla conoscenza.

7-8 dicembre 2000 A Nizza il Consiglio europeo concorda sul testo di un nuovo trattato che riforma il sistema decisionale dell’UE nella prospettiva dell’allargamento. I presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio europeo e della Commissione proclamano la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Grande manifestazione delle forze federaliste per richiedere a gran voce una Costituente europea.

11 settembre 2001 Attacco alle Torri Gemelle. La “war on terror” proclamata dal presidente G. W. Bush darà adito alle guerre in Afghanistan (2001-in corso) e in Iraq (2003-2011).

26 febbraio 2001 Firma del Trattato di Nizza (entrato in vigore il 3 febbraio 2003), una riforma dei Trattati di Roma e di Maastricht volta a preparare l’Unione all’entrata di nuovi membri.

14-15 dicembre 2001 Al Consiglio europeo di Laeken viene convocata una convenzione, presieduta da Valéry Giscard d’Estaing, per elaborare una Costituzione europea.

1 gennaio 2002 Immissione in circolazione dei biglietti e delle monete in euro nei 12 paesi dell’Eurozona.

10 luglio 2003 La Convenzione Europea sul futuro dell’Europa convocata a Laeken si conclude con la presentazione di un progetto di Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa.

1 maggio 2004 Quinto allargamento: Cipro, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Slovenia e l’Ungheria entrano a far parte dell’Unione Europea.

10 e 13 giugno 2004 Sesta elezione del Parlamento europeo a suffragio universale diretto.

29 ottobre 2004 I 25 capi di Stato o di governo dei Paesi dell’Unione firmano a Roma la Costituzione Europea.

22 novembre 2004 Assume le funzioni la Commissione presieduta da José Manuel Barroso (2004-2014).

29 maggio e 1 giugno 2005 La costituzione viene respinta tramite referendum prima in Francia e poi nei Paesi Bassi.

1 gennaio 2007 Sesto allargamento dell’Unione con l’adesione di Bulgaria e Romania. La Slovenia adotta l’euro.

13 dicembre 2007 Firma del Trattato di Lisbona, elaborato dopo il respingimento della Costituzione europea.

Gennaio 2008 Cipro e Malta adottano l’euro.

14 marzo 2008 Fondazione dell’Unione per il Mediterraneo, comprensiva dei 28 paesi membri dell’Unione e dei Paesi del partenariato euromediterraneo, eccezion fatta per Turchia (candidato all’UE) e della Libia.

2008- ad oggi il MFE inizia la campagna, tutt’ora in corso, «L’Unione Europea di fronte all’alternativa: Federazione europea o disgregazione».

1 gennaio 2009 La Slovacchia adotta l’euro.

4-7 giugno 2009 Settima elezione del Parlamento europeo a suffragio universale diretto.

10 dicembre 2009 Herman Van Rompuy diviene Presidente del Consiglio europeo. Catherine Ashton è nominata Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

9 febbraio 2010 il Parlamento europeo approva la nuova Commissione europea di José Manuel Barroso, al suo secondo mandato come presidente. Arriva in Europa il contraccolpo della crisi finanziaria dei mutui subprime scoppiata negli USA.

Fine 2010 - 2011 Scoppio delle rivolte arabe, meglio note come “primavere arabe”, che mettono in crisi l’ordine geopolitico del Nord Africa e del Medio Oriente. In particolare, crolla il regime del colonnello Gheddafi in Libia. Questo stato è dilaniato da due guerre civili (2011-2014 e 2014-in corso) aggravate dall’intervento non risolutivo delle Nazioni Unite e da quello militare della NATO, fortemente voluti dalla Francia di Nicolas Sarkozy. All’inizio del 2011 comincia anche la crisi del governo di Baššār al-Asad in Siria, che sfocerà in una guerra civile. Questi eventi sono all’origine dell’incremento dei flussi migratori verso l’Europa negli anni 2011-2016, e in particolare nel 2015.

1 gennaio 2011 L’Estonia adotta l’euro.

23 e 25 marzo 2011 Viene istituito il Meccanismo europeo di stabilità, o Fondo salva-Stati (dotato di un capitale di 700 miliardi di euro). Si tratta di una delle numerose iniziative destinate ad aiutare l’Europa a superare la crisi economica e finanziaria.

2 marzo 2012 Il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria, meglio noto come Patto di bilancio europeo o fiscal compact è firmato da 25 paesi dell’UE (non aderiscono Regno Unito e Repubblica Ceca).

19 giugno 2013 Entra in vigore il Regolamento di Dublino III, valido per tutti i membri (meno la Danimarca) della Convenzione sulla determinazione dello stato competente per l’esame di una domanda di asilo presentata in uno degli stati membri delle Comunità Europee (firmata nel 1990), meglio nota come Convenzione di Dublino. Nel corso della crisi migratoria del 2015, la Germania sospenderà parzialmente il regolamento, di cui si comincerà a discutere la riforma, ma alcuni Paesi membri (Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia, Polonia) vi si oppongono per evitare che siano istituite quote obbligatorie e permanenti di richiedenti asilo per tutti i Paesi membri.

1 luglio 2013 La Croazia aderisce all’Unione europea: è il settimo allargamento.

1 gennaio 2014 La Lettonia adotta l’euro.

6 aprile 2014 La crisi politica in Ucraina, aperta dalle manifestazioni di Euromaidan (novembre 2013) determinate dalla sospensione dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, degenera in guerra civile, con la secessione di alcune regioni orientali.

22-25 maggio 2014 Ottava elezione a suffragio universale diretto del Parlamento europeo. È la prima che elegga direttamente, attraverso il processo degli Spitzenkandidaten, il presidente della Commissione europea, in questo caso Jean-Claude Juncker.

1 gennaio 2015 La Lituania entra nell’area euro.

10 e 24 maggio, 25 ottobre 2015 Le elezioni presidenziali e parlamentari in Polonia portano al potere il partito nazionalista ed euroscettico Diritto e Giustizia (PiS).

23 giugno 2016 Il referendum, concesso dal premier conservatore David Cameron dopo aver ottenuto dalla Commissione un accordo che esclude la partecipazione del Regno Unito ad una ever closer union, sulla permanenza del Paese nell’Unione Europea, ha per esito la vittoria del Brexit.

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P.S.

1. Riferimenti bibliografici essenziali

Sulla storia del Movimento Federalista Europeo:

A. LANDUYT, D. PREDA, I movimenti per l’unità europea 1970-1986, Il Mulino, 2 voll., 2000. L. LEVI, S. PISTONE, Trent’anni di vita del Movimento Federalista Europeo, Franco Angeli, 1973. L. V. MAJOCCHI, La difficile costruzione dell’unità europea, Jaca Book, 1995. S. PISTONE, I movimenti per l’unità europea 1945-1954, Jaca Book, 1992. S. PISTONE, I movimenti per l’unità europea 1954-1969, Università di Pavia, 1996. S. PISTONE, L’Unione dei Federalisti Europei, Guida Editore, 2008.

Sul Federalismo europeo:

A.V., Federalismo. Proposte di riforma della convivenza civile, Il Ponte, anno LXVIII, n. 2-3, febbraio-marzo 2012. M. BALLERIN, Gli Stati Uniti d’Europa spiegati a tutti. Guida per i perplessi, Fazi, 2014. L. LEVI, Il pensiero federalista, Laterza, 2002. C. MALANDRINO, Federalismo. Storia, idee, modelli, Carocci, 1998.

Sulle categorie adottate:

M. ALBERTINI, Il federalismo, Il Mulino, 1993. F. CHABOD, Storia dell’idea d’Europa, a cura di Armando Saitta ed Ernesto Sestan, Laterza, 2010. L. DEHIO, Equilibrio o egemonia: considerazioni sopra un problema fondamentale della storia politica moderna, Il Mulino, 1988. A. HAMILTON, J. JAY, J. MADISON, Il Federalista, Il Mulino, 1997. L. LEVI, Crisi dello Stato e Governo del mondo, Giappichelli, 2005. G. MONTANI, Il Federalismo, l’Europa e il mondo. Un pensiero politico per unire l’Europa e per unire il mondo, Lacaita, 1999. D. MORO e S. VANNUCCINI, Il governo di un’economia federale sovranazionale e le sue istituzioni nell’esperienza europea, Cedam, 2014. N. NUGENT, Governo e politiche dell’Unione Europea, Il Mulino, 2008. F. ROSSOLILLO, Senso della storia e azione politica, a cura di G. Vigo, Il Mulino, 2 voll., 2009. A. SPINELLI, E. ROSSI, Il manifesto di Ventotene, http://goo.gl/TMMDwb. H. WALLACE, M. POLLACK, A. YOUNG, Policy-making in the European Union, Oxford, 2015. K. WALTZ, Teoria della politica internazionale, Il Mulino, 1987. K. WHEARE, Del governo federale, Il Mulino, 1997.

Per un approfondimento sulla figura di Altiero Spinelli:

P. GRAGLIA, Altiero Spinelli, Il Mulino, 2008. U. MORELLI, Altiero Spinelli: il pensiero e l’azione per la federazione europea, Giuffré, 2010. E. PAOLINI, Altiero Spinelli. Appunti per una biografia, Il Mulino, 1988. A. SPINELLI, Come ho tentato di diventare saggio, Il Mulino, 2006. A. SPINELLI, Diario europeo, a cura di E. Paolini, Il Mulino, 3 voll., 1989, 1991, 1992.

Note

[1Alcune anticipazioni? Già nel 1950, ben prima della Dichiarazione Schuman, il MFE ha lanciato una petizione a favore del Patto di Unione federale europea, con il più che attuale sistema dell’avanguardia (si proponeva ai soli Paesi disponibili di proseguire nel processo di integrazione). Oppure pensate al lancio del “Fronte democratico europeo” per l’elezione diretta del Parlamento europeo già nel 1964. O, ancora, guardate al contenuto del “Progetto Spinelli” approvato dal Pe e “mutilato” dal Consiglio.

[2Il nazionalismo metodologico ipotizza che lo stato nazionale sia l’attore “naturale” nei processi politici, economici, culturali e storici. Vedi Ulrich Beck, La società cosmopolita. Prospettive dell’epoca postnazionale, Il Mulino, 2003.

[3Altiero Spinelli, Come ho tentato di diventare saggio. La goccia e la roccia, a cura di E. Paolini, Il Mulino, 1987.

[4Norberto Bobbio, Il federalismo nel dibattito politico e culturale della Resistenza, in S. Pistone, L’idea dell’unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale, Einaudi, 1975.

[5Vedi Lucio Levi, Il contributo di Altiero Spinelli alla teoria federalista, in Altiero Spinelli: il pensiero e l’azione per la Federazione europea a cura di U. Morelli, Giuffrè Editore, 2010.

[6Vedi K. Waltz, Teoria della politica internazionale, Il Mulino, 1987.

[7Cfr. P. S. Graglia, Ernesto Rossi, Altiero Spinelli e il Manifesto di Ventotene, in A.V., Federalismo. Proposte di riforma della convivenza civile, Il Ponte, anno LXVIII, n. 2-3, febbraio-marzo 2012 e R. Castaldi, Altiero Spinelli e la teoria delle relazioni internazionali, in Altiero Spinelli: il pensiero e l’azione per la Federazione europea a cura di U. Morelli, Giuffrè Editore, 2010.

[8A. Spinelli, Come ho tentato di diventare saggio. La goccia e la roccia, a cura di E. Paolini, Il Mulino, 1987.

[9Il concetto di “crisi dello Stato nazionale” occupa un posto centrale nella teoria federalista, è sufficiente leggere con attenzione critica e storica Il Manifesto di Ventotene.

[10A. Spinelli, citato in P. Dastoli, L’offuscamento della cultura federalista europea, in A.V., La scomparsa delle culture politiche in Italia, Paradoxa, anno IX, n. 4, ottobre-dicembre 2015.

[11Cfr. Alberto M. Banti, Il Risorgimento italiano, Laterza, 2004 e Z. Ciuffoletti, Stato senza nazione. Disegno di storia del Risorgimento e dell’Unità d’Italia, Morano, 1993.

[12R. Castaldi, Altiero Spinelli e la teoria delle relazioni internazionali, in Altiero Spinelli: il pensiero e l’azione per la Federazione europea a cura di U. Morelli, Giuffrè Editore, 2010.

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