AMBIENTE/Un pianeta da salvare

Chirac propone una nuova organizzazione internazionale

Per il presidente francese i tempi sono maturi per dar vita ad una istituzione internazionale per l’ambiente

, di Nives Costa

Chirac propone una nuova organizzazione internazionale

Le conclusioni presentate ai primi di febbraio a Parigi dalla Conferenza Intergovernativa sui Cambiamenti Climatici non hanno certo dischiuso verità nascoste. Hanno confermato con autorevolezza e rilievo mediatico quello che la comunità scientifica ripete da tempo: l’accelerazione del riscaldamento globale è sempre più marcata e presto potrebbe essere al di là di ogni intervento.

La novità è che l’emergenza clima sta finalmente acquistando centralità nel dibattito politico, specialmente nel vecchio continente, dove da sempre l’ambiente è un tema molto sentito. In quello che i giornali hanno definito “l’anno senza inverno”, la questione ecologica è di assoluta attualità: le anomalie climatiche sono diventate talmente evidenti da destare preoccupazione nei cittadini, che iniziano a modificare seriamente le loro scelte politiche e i loro comportamenti di consumo.

Dopo il Club di Roma molto è stato fatto...

le anomalie climatiche sono diventate talmente evidenti da destare preoccupazione nei cittadini

Sono passati più di trent’anni dal primo allarme sul futuro del nostro pianeta, lanciato nel 1972 dal Club di Roma, che è stato l’apripista di quello che per molto tempo è stato considerato “inutile catastrofismo”. Da allora la comunità internazionale è stata tutt’altro che ferma. Proprio nel 1972 è stata creata l’agenzia delle Nazioni Unite per la protezione dell’ambiente (UNEP), che ha avuto un ruolo cardine nel susseguirsi di rapporti e conferenze internazionali i cui nomi scandiscono gli ultimi decenni: Rio, Kyoto, Johannesburg e oggi Parigi. Ma l’UNEP ha anche promosso - e in parte gestisce - la creazione di circa 500 convenzioni per la tutela dell’ambiente, a livello internazionale e regionale. Il concetto di impronta ecologica, che rappresenta in maniera figurata l’impatto dell’azione dell’uomo sul pianeta, come anche quelli di biodiversità, sviluppo sostenibile ed effetto serra sono nati all’interno di questi consessi internazionali di natura politica, ma anche di altissimo livello scientifico.

Oggi disponiamo quindi di una estesa rete di accordi, di una soverchiante evidenza scientifica e anche di un crescente appoggio delle popolazioni per fermare il processo di surriscaldamento del pianeta. Gli oppositori di una riduzione delle emissioni di CO2 sostengono che le variazioni climatiche, anche estreme, sono state numerose nella storia del nostro pianeta. Anche ammettendo che i marcati cambiamenti di temperature rientrino in un ordine naturale, tesi che soltanto una minima parte della comunità scientifica oggi come oggi accetta, la comunità internazionale deve comunque gestire un problema di dimensioni sconfinate: l’impatto che questi cambiamenti avranno sulle condizioni di vita di milioni e milioni di esseri umani.

anche gli scettici sono costretti a ricredersi, se non altro per opportunità

...ma per l’ambiente è sempre allarme rosso

Lo scenario prospettato è apocalittico: si temono mutazioni profonde nella geografia delle coste, dove da sempre si addensano agglomerati urbani che vanno della megalopoli di New York ai micro-stati insulari del Pacifico. In tutte le vaste aree del pianeta dove la popolazione vive a contatto con acqua e mare, le prospettive di vita come oggi la conosciamo potrebbero essere irrimediabilmente stravolte. Anche gli scettici sono costretti a ricredersi, se non altro per opportunità: persino Bush ha dovuto accettare il fatto che oggi essere ambientalisti, perlomeno a parole, paga. Quando gli scienziati riuniti a Parigi hanno affermato che l’umanità dispone degli strumenti per fermare il riscaldamento globale, si riferivano agli strumenti messi a disposizione dalla scienza; ma in questo momento di scelte cruciali la volontà politica è un tassello altrettanto importante.

Per questo motivo, quando il Presidente francese Jacques Chirac ha proposto di adottare alle Nazioni Unite una Dichiarazione dei Diritti e dei Doveri Ecologici e di trasformare l’UNEP in una vera e propria Organizzazione internazionale dell’ambiente, la sua proposta ha ricevuto tanta eco. Il modello proposto per la nuova organizzazione è quello dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS). Un punto interessante: perchè scegliere il modello OMS e non quello dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC)? Probabilmente perchè l’OMS ha un carattere molto più scientifico che politico, e non ha i forti poteri di cui gode l’OMC, in primis un sistema di corti con ben due livelli di giudizio, a cui gli stati membri sono obbligati a obbedire, pena ritorsioni economiche decisamente pesanti.

Per Chirac serve uno scatto in più...

Secondo Chirac sarebbero già 46 i paesi disposti a sostenere e discuterne la creazione in una conferenza internazionale, che si terrà probabilmente in Marocco. La ragione d’essere di questa proposta è l’osservazione, abbastanza condivisibile, che per affrontare l’emergenza attuale l’UNEP non basta più: essa dovrebbe trasformarsi in United Nations Environmental Organisation (UNEO), acquisendo maggiore autorevolezza e capacità di gestione. «Impegnandosi, grazie all’iniziativa di Francia e Inghilterra e con l’appoggio della Commissione, a ridurre a un quarto le sue emissioni di gas serra entro il 2050, l’Unione Europea indica la strada da seguire» - ha dichiarato Chirac. Ancora una volta, grazie alla proposta francese sostenuta dal Commissario all’ambiente Stavros Dimas, è l’Europa il centro propulsivo delle politiche ambientali internazionali. L’ambiente è una tematica di per sé senza confini, che più che mai dovrebbe essere trattata in maniera congiunta dai paesi comunitari: vorremmo che la voce dell’Europa per un intervento immediato e deciso per fermare il riscaldamento globale, tramite una nuova organizzazione ma anche nelle organizzazioni già esistenti, come la OMC, fosse sempre più forte.

l’Europa è il centro propulsivo delle politiche ambientali internazionali

La comunità scientifica a Parigi ha ricordato che l’accelerazione del riscaldamento globale è superiore alle attese; non si fermerà ad aspettare i tempi tecnici delle Nazioni Unite. La nascita dell’UNEO dev’essere accompagnata dall’intensificarsi immediato delle politiche nazionali e regionali, dove possibile, per accelerare la trasformazione delle nostre società in società sostenibili. L’UNEO potrebbe avere un travaglio troppo lungo, e la montagna potrebbe partorire un topolino, ovvero un’organizzazione troppo debole per incidere seriamente sulle politiche mondiali. Come sempre, bisognerà aspettare e vedere cosa la comunità internazionale metterà dentro questo nuovo pentolone.

...ma non tutti sono d’accordo

La proposta di una Organizzazione dell’ambiente, tuttavia, ha già trovato alcuni oppositori. Non è un segreto che il governo statunitense sia piuttosto freddo verso le proposte che minacciano di ridurre i suoi tassi di crescita nell’immediato, nonché poco sensibile al concetto di sviluppo sostenibile. La UNEO non incontra neanche il favore delle Russia, né delle economie emergenti di Cina, India e Brasile. Le vicissitudini del Protocollo di Kyoto ci hanno insegnato che senza gli Stati Uniti gli sforzi europei rischiano di essere vani; ma l’ingresso della Russia ha anche dimostrato che un’Europa unita e decisa può far spostare l’ago della bilancia. Più che mai, in politica internazionale l’unione e la mediazione fanno la forza.

Un click contro il cambiamento climatico

Fonte foto Twm™/Flickr

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Tuoi commenti

  • su 18 marzo 2007 a 21:54, di lucio levi In risposta a: Chirac propone una nuova organizzazione internazionale

    Propongo tre osservazioni.

    - Nella proposta di Chirac c’è un elemento in più, che non è descritto nell’articolo: l’imposta ecologica, che servirebbe a modificare il modello di consumo dei carburanti fossili oggi dominante e a finanziare le politiche ecologiche globali.

    - L’UNEO non può essere pensata isolatamente dalle altre organizzazioni internazionali, a causa della stretta relazione tra i problemi ambientali e quelli economici, monetari, del lavoro, della salute ecc. Sottolieno la necessità di un coordinamento delle politiche dell’UNEO con quelle della WTO, dell’IMF, della WB, dell’ILO, della WHO ecc. Di qui la necessità di un Consiglio di sicurezza economico che svolga questa funzione di coordinamento, mettendo in atto una politica che promuova un nuovo modello di sviluppo alternativo a quello attuale, che sta distruggendo l’ambiente. In altre parole le organizzazioni internazionali sopra ricordate dovrebbero operare come ministeri di un governo mondiale.

    - Un progetto di questa portata non può diventare operativo senza coinvolgere i cittadini. E’ necessario un movimento mondiale che mobiliti l’opinione pubblica, crei una coalizione di forze federaliste e ambientaliste allo scopo di democratizzare l’ONU. Si tratta, in altre parole di istituire un’Assemblea parlamentare dell’ONU, intesa come primo passo sulla via di un Parlamento mondiale.

  • su 24 marzo 2007 a 17:22, di Nives Costa In risposta a: Chirac propone una nuova organizzazione internazionale

    La soluzione - qui suggerita - di un organo di coordinamento delle politiche delle maggiori organizzazioni internazionali offre numerosi spunti di discussione. Io vorrei evidenziare due punti.

    Innanzi tutto, i fenomeni di cambiamento climatico a cui già oggi assistiamo, la vera emergenza dei decenni a venire, richiedono una reazione immediata della comunità internazionale prima che – gli scienziati ci avvertono – la tendenza diventi irreversibile. La celerità dell’azione risulta purtroppo incompatibile con i tempi necessari per creazione di un eventuale organo di governo mondiale. Oggi come oggi, il coordinamento delle politiche delle organizzazioni internazionali rimane spesso lettera morta; basti pensare al fatto che l’Organizzazione Mondiale del Commercio tutt’ora non considera le violazioni dei diritti fondamentali dei lavoratori che sono invece protetti dal OIL.

    Il discorso si sposta allora sulla necessità di rendere efficace l’UNEO. Le organizzazioni internazionali sopra ricordate non hanno tutte gli stessi poteri di attuazione delle proprie politiche: per esempio l’OMC è di gran lunga la più potente. La questione centrale è, allora, di quali poteri verrà investita l’UNEO per non essere solo una copia dell’UNDP, un po’ allargata. La partecipazione dei cittadini, come sempre in politica, può essere la chiave del cambiamento.

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