Diritti d’autore

Come vendere le idee

L’Unione Europea prepara la direttiva IPRED2 per difendere la proprietà intellettuale

, di Pietro Gallina

Come vendere le idee

In un mercato globale è fondamentale un quadro di riferimento legislativo condiviso che affronti le tematiche relative alla proprietà intellettuale: copyright, diritti d’autore e marchi di fabbrica sono delle proprietà “astratte” che però rappresentano “concretamente” una ricchezza per i loro detentori. L’UE, che è impegnata nella costruzione di un mercato unico europeo, ha risposto a queste problematiche con la direttiva IPRED2(Intellectual Property Enforcement Directive), che intende salvaguardare i diritti dei singoli cittadini e contemporaneamente contrastare le organizzazioni criminali.

Secondo la Camera di commercio internazionale la contraffazione rappresenta il 5-7% di tutti gli scambi commerciali ed, in particolar modo, l’Italia è il primo consumatore di falsi asiatici in Europa. Questa è un realtà enorme che rischia di danneggiare seriamente le imprese e quindi l’economia. Tuttavia i diritti intellettuali sono difficili da gestire perché possono essere violati in differenti modi e con differenti danni economici; si può passare dallo studente che scarica un mp3 fino ad arrivare alle grandi organizzazioni criminali che, con i proventi della contraffazione, possono finanziare in alcuni casi addirittura il terrorismo internazionale.

Mercato del falso e diritti dei cittadini

Il Parlamento Europeo, conscio di questo problema, lo scorso 25 aprile ha approvato la direttiva IPRED2. La proposta si prefigge di armonizzare le legislazioni penali dei singoli stati in materia di pirateria e di contraffazione. Dati i grandi interessi commerciali coinvolti si è dovuto raggiungere un compromesso fra le richieste delle grandi realtà industriali e la volontà europea di garantire i diritti dei singoli cittadini. Tuttavia non è diventata una direttiva depauperata, perché colpisce efficacemente le grandi organizzazioni commerciali che lucrano sullo sfruttamento delle proprietà intellettuali altrui. IPRED2 coinvolge numerosi ambiti (medicinali, settore audiovisivo, banche dati, diritti sulle topografie di semiconduttori, etc…) e vuole da un lato stabilire un sistema di sanzioni penali uniformi, mentre dall’altro intende disciplinare i mezzi per il contrasto di tali attività criminose. IPRED2 si applica ad azioni di contraffazione e di pirateria che siano state fatte intenzionalmente e su scala commerciale. Prevede pene massime mai inferiori ai 4 anni di detenzione e multe massime comprese fra i 100.000 € ed i 300.000 €.

il PE si prefigge di armonizzare le legislazioni penali dei singoli stati in materia di pirateria

Un punto molto dibattuto della direttiva è che dà la possibilità di costruire delle squadre speciali dedicate alle indagini. Queste squadre derivano da esigenze delle grandi multinazionali, che volevano avere gli strumenti legislativi per agire in prima persona nel cercare di contrastare le possibili violazioni. I vari emendamenti che si sono succeduti hanno però modificato la fisionomia di queste squadre in senso garantista. Infatti tali squadre hanno una durata limitata nel tempo e sono focalizzate su uno specifico scopo, che può essere o un difficile caso interno oppure un caso che coinvolga più stati. I titolari dei diritti possono fornire informazioni, ma non possono partecipare direttamente alle indagini; in questo modo si vuole salvaguardarne l’obiettività e contemporaneamente assicurare l’imparzialità delle prove raccolte. Un altro punto importante legato a tale filosofia è che i detentori di proprietà intellettuali non possano adottare misure intimidatorie contro i consumatori, come invece accade negli Stati Uniti d’America. L’Europa quindi, in questo caso, si è dimostrata pienamente garantista ed è riuscita a coniugare i diritti degli “autori” con i diritti dei singoli cittadini, che sono sempre l’obiettivo principe della politica comunitaria.

i detentori di proprietà intellettuali non possano adottare misure intimidatorie contro i consumatori

Sanzioni penali solo per i reati su scala commerciale

Inoltre IPRED2 stabilisce che lo scambio senza fini di lucro di un contenuto acquisito legalmente tra singoli è escluso dal campo d’applicazione della direttiva. Quindi non sono previste sanzioni penali per reati compiuti su scala non commerciale e senza fini di lucro. Questa è indubbiamente una grande conquista che tiene conto della realtà di fatto, dove è diventato scontato condividere delle informazioni in maniera libera e gratuita. Prestare un file viene visto come un’operazione legittima da gran parte della gente, ed anzi può essere visto come un piccolo diritto scontato su una proprietà che si è acquistata legalmente. La stessa filosofia dell’open-source che si sta imponendo sempre più né è una estremizzazione: le informazioni sono sempre più patrimonio comune e la loro libera circolazione è una delle caratteristiche fondamentali dell’età moderna. È quindi una risposta obbligata ad una realtà di fatto, che l’Europa ha saputo capire ed inserire nel suo sistema legislativo. Bisogna però ricordare che IPRED2 si occupa unicamente di reati penali e quindi i singoli stati possono decidere eventuali pene amministrative.

difficile compromesso per salvaguardare i diritti d’autore, senza accanimento sui singoli cittadini

Un altro punto fondamentale della direttiva è che è autorizzato l’uso di un’opera protetta da diritti d’autore per fini di critica, recensione, informazione, insegnamento (comprese le fotocopie da usare in classe), studio o ricerca. Questa disposizione presuppone che scuole, giornali e istituti di ricerca non siano organizzazioni criminali (che in sé e per sé è una considerazione banale) ed è fortemente garantista nel confronto dei diritti dei cittadini (anche in questo caso tuttavia permane la possibilità del risarcimento dei danni civili). Alla base di questo provvedimento c’è quindi la stessa filosofia che caratterizzava le decisioni in merito allo scambio senza fine di lucro.

Nella sua complessità IPRED2 può essere valutata in maniera sicuramente positiva. È stato un difficile compromesso per cercare di salvaguardare i diritti legati alla proprietà intellettuale, senza arrivare ad un accanimento vessatorio sui singoli cittadini. È focalizzata sulle organizzazioni criminali che effettivamente lucrano su tali attività e quindi ha una fisionomia prettamente pragmatica. Una norma come questa, più garantista di quella americana, presuppone che alla base dell’Europa non ci sia l’economia ma i singoli cittadini: è quindi uno specchio positivo di come si dovrebbe comportare sempre l’Europa.

Tempi duri per i pirati...

Immagne opk/flickr

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