Cosa può rendere qualcosa “europeo”?

Cosa può rendere qualcosa “europeo”?

Ripetiamo spesso che siamo in Europa, ma sappiamo indicare qualcosa di veramente europeo?

La strada sotto casa, il lampione, il marciapiede... sono sicuramente italiani. Forse dobbiamo guardare più in grande, ai grattaceli, agli aeroporti, alle banche... no, in fondo ci sentiamo anche qui a casa nostra. Dove è l’Europa? In tasca, abbiamo l’Euro. Certo, ci sono l’Uomo Vitruviano e la Mole Antonelliana, ma ogni tanto troviamo qualche aquila tedesca... la mettiamo da parte, attendendo di collezionare tutte le nostre monete. La nostra moneta: qui “nostro” ha un senso diverso da quando diciamo “casa nostra”. La moneta è nostra perché il nostro paese ha aderito ad una comunità economica dotata di una moneta unica, l’Europa.

Che cos’è l’Europa?

Europa potrebbe ad esempio essere uno spazio di denominazione per nuovi oggetti: il mercato comune, la moneta, le norme comuni, sono tutte nuove cose europee. Il marciapiede e la strada c’erano già, la moneta è europea, qualcosa di nuovo, certamente inaspettato, diverso dal solito. Ci siamo mai domandati quale siano i criteri per fare di un qualche cosa un prodotto europeo?

Cosa distingue il parlamento di Bruxelles dal parlamento di Roma? Nel parlamento di Roma ci sono uomini italiani, nel parlamento di Bruxelles ci sono uomini europei. Cosa rende gli uomini di Roma “italiani” e cosa rende gli uomini di Bruxelles “europei”?

Sapere cosa significhi oggi essere europei non è affatto un problema ozioso

Sapere cosa significhi oggi essere europei non è affatto un problema ozioso. Immaginiamo di essere alle Nazioni Unite e di dover decidere se acconsentire ad una guerra contro l’Iraq. Ci viene chiesto: siete i rappresentanti del popolo dell’Europa, quale è la posizione “europea”? Se gli europei sono gli italiani e i polacchi alleati degli americani, ma sono pure i francesi e i tedeschi che non vogliono saperne di entrare in guerra, gli europei questa guerra la faranno oppure no?

Definire una identità è spesso appellarsi più ai luoghi comuni che alla effettiva realtà delle cose: il parlamentare è “italiano” se parla lingua italiana, per esempio, o se è nato in suolo italiano, o se è cittadino italiano, o se ha una cultura italiana, oppure se è figlio della storia d’Italia.

Riflettere su cosa sia “europeo” ci conduce specularmente a capire da dove sorgano e quanto profonde siano le nostre radici troppo poco indagate

Riflettere su cosa sia “europeo” ci conduce specularmente a capire da dove sorgano e quanto profonde siano le nostre radici troppo poco indagate. Il parlamentare è “europeo” se parla una lingua europea, se è nato nel continente europeo, o se è cittadino europeo, o se ha una cultura europea, oppure se è figlio della storia d’Europa. Ma qual è la lingua europea? Qual è il continente europeo? Quando si è cittadini europei? Qual è la cultura europea? Cos’è la storia d’Europa? Chi ha il coraggio di porre queste domande, deve affrontare conseguentemente delle altre, senza nascondersi nel “sentito dire”. Se l’euro-scettico ci interroga in italiano, deve rispondere a sua volta. Qual è la lingua italiana? Non quella che parli, questa è solamente una tautologia. Ti riferisci al dialetto della tua città, diverso da tutti quelli delle altri parti d’Italia, oppure vuoi riferiti al fiorentino colto, lingua introdotta per scelta deliberata dai piemontesi ma già affermatasi precedentemente nella storia della letteratura in lingua volgare?

Qual è il confine del paese in cui sei nato, qual è il territorio italiano? Ti riferisci forse ai confini ufficiali del 1945, quelli entro cui ancora oggi risiediamo, oppure a quelli del 1918, quando l’Istria era più italiana della Sardegna, oppure a quelli del 1861, quando il Veneto era patria austriaca?

Quando si è cittadini italiani? “Se io dispongo dei diritti politici fondamentali” potrebbe essere una buona risposta. Le nostre nonne e bisnonne allora, che fino al 1946 non potevano votare, hanno passato un terzo della loro vita da esiliate nella loro terra natale?

Qual è la cultura italiana? “Apri una storia della letteratura e leggi” potresti rispondere. Ma quali furono i grandi italiani che parlarono davvero dell’Italia? Dante e Petrarca guardavano all’impero di Roma o al Risorgimento che sarebbe venuto soltanto parecchi secoli dopo? Qual è la storia d’Italia? La storia di tante decine di migliaia di città, province, regioni? Dalla caduta dell’impero romano fino alla breccia di Porta Pia, hanno tutte lavorato sempre in vista della grande necessità di ricostruire il Paese, di darsi un luogo comune di identità e di appartenenza?

Basta scegliere una delle tante strade che hanno condotto alla nostra nascita in questo spazio spirituale chiamato da qualcuno “Italia” per sapere di quale sorta di “italianità” godiamo e ci nutriamo, se sia quella solare e spigliata della gente del Sud o quella frenetica e forsennata della gente del Nord. Ci convinceremo allora che la strada per l’Europa non rifugge poi da un sano scetticismo, ma anzi richiede esso sia assunto fino in fondo per sradicare il senso comune e per cercare quale sia la strada da scegliere per scoprirsi e allo stesso tempo rinascere come europei.

P.F.

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