Dall’euro al Fondo Monetario Europeo. Un altro passo verso l’Unione politica europea

, di Franco Praussello

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Dall'euro al Fondo Monetario Europeo. Un altro passo verso l'Unione politica europea

La crisi economica della Grecia, contrariamente alle aspettative, potrebbe finire per rafforzare la zona euro. La proposta di creazione di un Fondo Monetario europeo (FME), se attuata, potrebbe infatti segnare un nuovo avanzamento sul lungo e difficile cammino dell’integrazione europea. Non soltanto nei suoi aspetti economici, ma anche e soprattutto sul versante dell’unificazione politica.

Per comprendere il significato della proposta di dotare la zona euro di uno strumento analogo al Fondo Monetario Internazionale, bisogna rammentare che il lancio dell’euro ha rappresentato una scommessa senza precedenti. I paesi europei si sono dotati di una moneta unica, senza che i presupposti di natura economica e politica dell’esistenza di un segno monetario comune fossero pienamente realizzati. Nel mondo moderno della moneta fiduciaria una moneta deve necessariamente fare riferimento a uno Stato, che costituisce il garante ultimo del valore del mezzo di pagamento. Con l’aggiunta che sul piano tecnico-economico l’unificazione politica supera la soglia della irreversibilità quando si crea una unione fiscale, vale a dire quando si decidono insieme le politiche delle imposte e delle spese, ed esistono meccanismi di trasferimento automatico delle risorse dalle regioni o dai paesi in buone condizioni ai partner colpiti da una crisi economica.

Se in Italia una regione come la Basilicata è colpita da una recessione, l’esistenza di un bilancio comune a livello dello Stato italiano garantirà una serie di aiuti (e di minori imposte) che renderanno meno dura la recessione, e al limite potranno assorbirla interamente. Un meccanismo del genere a livello europeo non esiste, se non altro perché il bilancio comune ha un peso risibile, dato che rappresenta soltanto l’un per cento circa della ricchezza prodotta annualmente dagli europei.

In apparenza l’euro ha funzionato benissimo durante il suo primo decennio di vita, ed anzi ha rappresentato uno scudo contro le turbolenze esterne. Cosa sarebbe capitato alla lira e ai tassi di interesse italiani durante la crisi economica mondiale, se la nostra vecchia moneta fosse ancora esistita?

Tuttavia, all’intero della zona euro gli squilibri si stavano accumulando. I paesi periferici, che dopo la loro adesione avevano visto calare in modo molto consistente i tassi, hanno attraversato all’inizio una fase di boom. Ma quando quest’ultimo si è interrotto, in seguito alla crisi mondiale, si sono ritrovati con il peso di un differenziale di competitività a con un debito a livelli tali, da metterne in pericolo la solvibilità. La Grecia, da questo punto di vista, è solo il paese più esposto di un gruppo di economie che comprende anche il Portogallo, la Spagna, l’Irlanda e l’Italia.

Di fronte al pericolo che la crisi greca metta in discussione non solo l’appartenenza di questo paese alla zona euro, ma l’intero edifico della moneta unica, l’unica via di uscita in avanti consiste nel rafforzare l’unione economica, dando inizio a un principio di unione politica in Europa. L’alternativa sarebbe di lasciar morire l’euro, rimettendo in discussione le stesse basi del processo di integrazione.

Sarkozy e la Merkel lo hanno capito e hanno proposto il varo di un FME, che in pratica dia sì degli aiuti ai paesi in difficoltà, vincolando però fortemente le loro politiche fiscali, e quindi creando un primo nucleo di unione fiscale europea.

Il tedesco Stark che siede nel comitato esecutivo della Banca centrale europea (BCE), non è però d’accordo perché teme che la nuova istituzione riduca l’autonomia di quest’ultima. Ma solo perché non ha capito che senza un inizio di unione fiscale in Europa la stessa BCE rischia prima o poi di morire, con il fallimento dell’euro.

Fonte articolo: Il Secolo XIX - 10 marzo 2010. Articolo pubblicato anche su Peacelink

Fonte immagine: Flickr

Tuoi commenti

  • su 18 marzo 2010 a 00:34, di Federico Brunelli In risposta a: Dall’euro al Fondo Monetario Europeo. Un altro passo verso l’Unione politica europea

    Credo che la proposta di un Fondo monetario europeo abbia due pregi:

    - è il segno che gli stati europei riconoscono la necessità, appena approvato il Trattato di Lisbona, di andarne oltre e creare strumenti nuovi;

    - se, come credo, il Fondo sarà pensato come uno strumento da gestire in modo intergovernativo (composto da contributi degli Stati e gestito dai governi, con diritto di veto di ciascuno di essi), esso aumenterebbe le contraddizioni tra il riconoscimento esplicito da parte degli europei di essere ormai un’unica comunità di destino (che deve creare quindi strumenti per salvare chi non ce la fa), e la mancata creazione di un bilancio federale e di un governo federale europei, dovuta alla miopia dei governi nazionali, restii a cedere la loro illusoria residua sovranità.

    Sono quindi meno sicuro dell’autore dell’articolo che il Fondo significherebbe un inizio di unione fiscale. Metto qui sotto, a questo proposito, parte di una mozione della Gioventù Federalista Europea che affronta il tema.

    La GFE Ritiene

    che la proposta di istituire un Fondo Monetario europeo dovrà essere accompagnata da un adeguato coraggio politico affinché non rappresenti l’ennesimo stratagemma per rinviare l’adozione di una politica economica federale. Non si tratta di emulare su scala ridotta il Fondo Monetario Internazionale, in cui è peraltro necessario che gli Europei abbiano un’unica rappresentanza, ma di porre le basi di un Tesoro europeo, che possa operare politiche fiscali offrendo risorse, chiedendo riforme strutturali delle economie nazionali, finanziandosi tramite l’emissione di un limitato debito pubblico europeo garantito, dal lato delle entrate, da una efficace tassazione (a partire dalla carbon tax sulle emissioni nocive)

  • su 10 aprile 2010 a 11:48, di Lorenzo In risposta a: Dall’euro al Fondo Monetario Europeo. Un altro passo verso l’Unione politica europea

    Io credo che qualsiasi modo che istituisca un FME non può che produrre effetti positivi perchè oggettivamente costringerà i governi nazionali a muoversi verso l’integrazione delle politiche economiche:ostacolare un’iniziativa perchè parziale vuol dire allontanarsi dalla meta.

  • su 28 aprile 2010 a 01:35, di Pietro De Matteis In risposta a: Dall’euro al Fondo Monetario Europeo. Un altro passo verso l’Unione politica europea

    Non posso che condividere l’opinione di Federico e colgo l’occasione per avanzare una proposta.

    Come primo punto vorrei sottolineare che creare strutture intergovernative per gestire un problema comunitario va nella direzione opposta a quella da noi auspicata.

    Inoltre aggiungere un altro forum/istituzione ed affiancarlo/a alla BCE, Eurosystem, Eurogroup, Commissione, Consiglio etc non farebbe altro che aumentare i costi di gestione e la burocrazia a livello Europeo/EU. Ciò che serve è sviluppare le financial capabilities delle istituzioni già esistenti. La soluzione ottimale sarebbe quella di avere un «prestatore di ultima istanza» a livello Europeo/EU. Questo ruolo potrebbe essere svolto, ad esempio, dalla BCE o dalla Commissione.

    Resta aperta la questione del suo finanziamento che, ad esempio, potrebbe avvenire tramite i tanto discussi Eurobonds, così da eliminare once and for all, le speculazioni selvagge sui titoli di stato degli Stati Membri.

    Questi, a mio parere, sarebbero non solo dei passi avanti dal punto di vista federalista, ma soprattutto sarebbero dei passi avanti verso un effettivo miglioramento dell’ «economic and financial governance» in Europa.

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