Parlare con una voce sola

Europa, attore mondiale o potenza in declino?

, di Massimo Contri

Europa, attore mondiale o potenza in declino?

Il benessere in cui viviamo ci porta a credere che esso possa continuare così, in eterno, senza che noi ce ne occupiamo o facciamo nulla per sostenerlo. Questo può essere vero fintanto che nel mondo c’è un ordine che mantiene lo stato delle cose.

Nel secondo dopoguerra l’equilibrio USA-URSS ha retto le sorti del mondo. In quel momento, quando gli stati europei uscivano distrutti dalla guerra ed era palese la crisi delle democrazie nazionali, ci furono uomini politici illuminati - tra gli altri Schuman, De Gasperi, Adenauer, ma poi anche Kohl - che avevano un visione di lungo periodo ed erano disposti a rischiare la loro fortuna politica per denunciare l’insensatezza della volontà di potenza nazionale e per avviare quel processo di unificazione europea che è stato la base indispensabile del futuro sviluppo economico e sociale.

Oggi quell’ordine bipolare è finito, viviamo piuttosto quello che potremmo definire un disordine monopolare che fa perno sugli Stati Uniti.

L’Europa è cresciuta e si è sviluppata a piccoli passi senza però fare quel passo decisivo che la porti ad essere un soggetto politico attivo sulla scena mondiale. I nostri attuali politici stentano ancora a rendersi conto del loro ruolo storico. Come possono i nostri governanti pensare di fare l’interesse dei cittadini se rinunciano all’unico strumento in grado di far pesare la voce dei cittadini europei, e cioè, se rinunciano a perseguire l’unificazione federale del continente? Se rinunciano a dare un governo democratico all’Europa?

...mai come in questo momento, nel Medio Oriente, nei rapporti con l’Islam, in Africa, in America Latina, la presenza dell’Europa sarebbe necessaria

Eppure, mai come in questo momento, nel Medio Oriente, nei rapporti con l’Islam, in Africa, in America Latina, la presenza dell’Europa sarebbe necessaria. I nostri valori a tutela dei diritti dell’uomo, che sono universali, il nostro esempio di come trasferire quote di sovranità per favorire le integrazioni pacifiche, la nostra conoscenza di popoli, culture ed economie anche lontane, potrebbe portare un contribuito determinante allo sviluppo economico del terzo mondo e alla soluzione dei conflitti regionali.

Sempre più uomini politici denunciano l’assenza di peso della politica europea e l’inefficacia dei suoi tentativi di agire. Basti pensare agli interventi in Afghanistan prima e in Iraq dopo, basti guardare le vicende odierne della guerra in Libano. Gli Stati Uniti hanno perduto la legittimità per proporre una soluzione pacifica, visto quanto è accaduto e sta accadendo in Iraq ed è ormai tempo che l’Unione europea si assuma le proprie responsabilità.

E’ vero inoltre, che se l’Europa non riuscirà a darsi un governo per agire in questo mondo post-guerra fredda come soggetto attivo della politica mondiale, rischierà di trasformarsi in una sorta di Lega delle Nazioni, diventerà un mero spazio economico-monetario soggetto a forti instabilità, come del resto già lo dimostrano le ricorrenti crisi energetiche.

L’Europa non è nata per essere un progetto economico amministrativo: scriveva infatti Altiero Spinelli, uno dei padri fondatori, che “l’umanità ha ormai un destino politico unico, valido per tutti, e esso non può essere altro che quello della libertà per tutti, cioè della democrazia [...], la storia della democrazia dell’Europa occidentale ha cessato di essere una faccenda interna europea ed è diventata un semplice capitolo della storia della rivoluzione permanente democratica mondiale, la federazione europea è il modo per far sì che la democrazia europea assuma le sue responsabilità rispetto ai suoi ideali, a se stessa ed al resto del mondo”.

Se l’Unione Europea non evolverà verso uno stato federale si avvierà verso un lento processo di dissoluzione, come è avvenuto per la Grecia classica ...

Le riforme istituzionali di cui si discute da molti anni girandovi attorno senza raggiungere l’obiettivo di dare all’Europa una Costituzione, sono oggi necessarie per affrontare le sfide del terrorismo e delle povertà, le emergenze ambientali, le sfide economiche e tecnologiche di continenti come Cina e India che sono ormai in grande sviluppo, basti pensare che nel settore spaziale la Cina rivendica oggi il ruolo di seconda potenza mondiale. Secondo il governo Cinese infatti, entro i prossimi vent’anni sarà essenziale sia dal punto vista militare che dal punto di vista economico disporre di infrastrutture spaziali. Lo stesso intensificarsi del dialogo fra USA e Cina è un importante segnale di cambiamento dell’equilibrio mondiale.

Se l’Unione Europea non evolverà verso uno stato federale si avvierà verso un lento processo di dissoluzione, come è avvenuto per la Grecia classica dopo la conquista romana. Non esistono vie di mezzo: o l’Unione diventerà uno stato federale, e avremo la possibilità di avere voce nel mondo, oppure le forze della divisione e della decadenza prenderanno il sopravvento.

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