Il modello cinese - Intervista a Loretta Napoleoni

, di Stefano Rossi

Il modello cinese - Intervista a Loretta Napoleoni

Il 26 maggio 2010, presso al Fondazione Einaudi di Torino, Loretta Napoleoni, economista e scrittrice, ha presentato il suo nuovo libro “Maonomics”. Definito dalla stessa autrice “una provocazione”, Maonomics cerca di svelare alcuni luoghi comuni e tabù sulla Cina, per spingere l’Occidente a fare qualcosa a cui non è proprio avvezzo: una sana autocritica. In occasione della conferenza, organizzata dal gruppo di Torino del Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale, abbiamo raccolto questa intervista.

Nel suo libro affronta il difficile tema del modello economico cinese, che viene da lei definitivo capicominuismo. Che si voglia chiamare modello o meno, la realtà è che oggi è vincente: lo dicono i tassi di crescita sempre vicini al 10% ormai da diversi anni. Questo segna la sconfitta del neoliberismo? E quanto dobbiamo temere il fascino di un modello autoritario come quello cinese?

Il neoliberismo è morto ma non per il nuovo modello cinese, ma perché il sistema economico occidentale non funziona più ormai da tempo: non è colpa della Cina, insomma. Non credo che si debba temere il fascino della Cina, perché in primo luogo il modello cinese non è applicabile al nostro sistema. E poi non dobbiamo cadere nell’errore di pensare

...l’errore di pensare ad un modello perfetto ...

che esista un modello perfetto: questo è proprio un difetto del neoliberismo, che ha avuto la pretesa della perfezione. Oggi abbiamo scoperto che il neoliberismo non funziona da noi, che siamo economie avanzate; ma nemmeno nell’ex blocco sovietico ha funzionato.

Ci tengo a sottolineare che la Cina non è una minaccia per noi, principalmente perché non è interessata a diventare una superpotenza. Ha molto più a cuore la difesa della propria sicurezza e alla crescita constante per tenere alto il livello di consenso della popolazione. La corsa agli armamenti c’è ma, nonostante sia difficile da spiegare agli occidentali, è solo per il timore di un attacco esterno. Non intendo sostenere nel libro che il modello cinese è il migliore modello in assoluto, ma solo che in quanto modello misto è migliore del modello neoliberista.

La peculiarità del sistema cinese è il grande paradosso di un’economia di mercato, dai caratteri spiccatamente liberisti, sotto la governance di un regime politico comunista e a partito unico. Questa realtà in qualche modo conferma quel trilemma, teorizzato di recente da Dani Rodrik, secondo cui ogni sistema politico può scegliere solo due elementi tra democrazia, economia globalizzata e Stato nazionale. È d’accordo?

Sì, sono d’accordo con questa impostazione. Attualmente l’Europa tiene in piedi malissimo questi tre elementi. Le democrazie occidentali fanno acqua da tutte le parti: ormai l’elettorato non vota più in base a programmi politici, ma a preferenze personali per questo o quel leader carismatico.

...il populismo è crescente...

Il populismo è crescente, come anche l’astensione dal voto. Non possiamo più dire di vivere in una vera democrazia, ma ci illudiamo ancora che esista. Sarebbe meglio accettare di abbandonare questo tipo di democrazia abbandonando il modello neoliberista. Oppure seguire le orme della Cina ma anche questo non funzionerebbe; non possiamo tornare indietro nel tempo, sarebbe un disastro. Sono molto pessimista se guardo al futuro dell’Europa.

Uno dei principali difetti della democrazia, che lo fa oggi vacillare come modello politico ottimale, è l’incapacità di attuare politiche a lungo periodo, di essere previdente, come anche affermato da Prodi in un suo recente intervento. L’istituzione di Stato federale europeo può essere una soluzione a questo problema?

Ritengo che al momento l’Europa non dovrebbe allargare ulteriormente i propri confini, ma piuttosto restringerli. L’Euro potrebbe non sopravvivere così come concepito. Credo che tra poche settimane la Grecia andrà in bancarotta e

...l’attuale classe politica non accetterà mai il federalismo di cui abbiamo bisogno...

questo porterà a una ristrutturazione del sistema. Si tornerà ad un’Europa più piccola dove potrebbe non esserci l’Italia: l’Euro verrà mantenuto solo dai paesi nordici, Francia, Germania e pochi altri. Di federalismo ora come ora non se ne parla. O meglio, se ne parla tra loro, ma non con noi italiani. Pensare che Berlusconi accetti una leadership straniera è impossibile, o anche che l’Inghilterra la accetti. L’attuale classe politica non accetterà mai il federalismo di cui abbiamo bisogno; noi oggi abbiamo bisogno del Presidente degli Stati Uniti d’Europa! Ma come si può avere una leadership politica di una persona che non parla la lingua della grande maggioranza dei cittadini che rappresenta? Uno dei problemi fondamentali resta quello della lingua.

Loretta Napoleoni è un’economista e saggista italiana. Si è occupata in modo approfondito dello studio dei sistemi finanziari ed economici attraverso cui il terrorismo finanzia le proprie reti organizzative. Nata e cresciuta a Roma, vive da molti anni nel Regno Unito, a Londra.

Fonte dell’immagine: Loretta Napoleoni

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