Il ritorno delle caravelle

, di Pier Virgilio Dastoli

Il ritorno delle caravelle

Per due giorni su invito della Commissione europea e della Regione Toscana, duecento rappresentanti di associazioni, organizzazioni non governative e reti di cittadini hanno discusso lo scorso fine settimana a Firenze della democrazia partecipativa in Europa, pensando alle prossime elezioni europee ed alla legislatura che inizierà a metà luglio quando si riunirà a Strasburgo il settimo Parlamento europeo eletto a suffragio universale e diretto.

I sondaggi dell’Eurobarometro indicano da tempo un costante livello di sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni pubbliche prima di tutto nazionali ed in misura minore europee mentre in tutti i paesi dell’Unione europea è calato drasticamente il numero degli iscritti ai partiti ed ai sindacati ed è aumentato il numero degli iscritti ad associazioni culturali e di volontariato.

Le nostre democrazie rappresentative nazionali vivono da tempo in una situazione di malessere

... una situazione di malessere per le nostre democrazie nazionali ...

che si accompagna ad una crescente incapacità di risolvere problemi a dimensione sovranazionale. Di fronte a questa situazione, le risposte del potere politico non si indirizzano sempre verso una maggiore democrazia ma crescono invece le spinte autoritarie, si fa strada un populismo diffuso e trovano spazio elettorale tendenze xenofobe e di intolleranza.

Il punto di partenza delle riflessioni di Firenze è stata la consapevolezza che lo sviluppo della democrazia partecipativa a livello europeo può rafforzare la democrazia rappresentativa o meglio può creare le condizioni per dare forma e sostanza ad una democrazia rappresentativa che esiste nelle istituzioni europee ancora allo stato embrionale.

Infatti e contrariamente a quel che avviene a livello nazionale, gli elettori europei non determinano con il loro voto la formazione di un governo europeo né la scelta del Presidente dell’esecutivo dell’Unione e non esiste una vita politica comparabile a quella dei nostri paesi.

Laddove i governi nazionali hanno negato al Parlamento europeo un potere di codecisione, il Consiglio dei Ministri ed il Consiglio europeo deliberano spesso senza un controllo effettivo parlamentare in materie democraticamente sensibili come la politica estera e le questioni di sicurezza e giustizia.

La costituzione europea conteneva un titolo dedicato alla «vita democratica nell’Unione europea» all’interno del quale erano previsti nuovi strumenti per lo sviluppo della democrazia partecipativa in Europa.

Nel Trattato di Lisbona [link al trattato di lisbona] è stato invece eliminato il riferimento diretto alla vita democratica nell’Unione ed è stata cancellata l’espressione «democrazia partecipativa» insieme ai simboli della dimensione sovranazionale come la legge, la bandiera e l’inno europei.

È stato mantenuto invece il diritto dei cittadini europei di chiedere alla Commissione europea - ad iniziativa di almeno un milione di elettori - di proporre al Consiglio e al Parlamento di legiferare in un settore non coperto dalle norme europee, uno strumento di democrazia diretta che già conosciamo in Italia e Austria con risultati deludenti poiché rari sono stati i casi in cui il Parlamento ha prestato attenzione alle proposte dei cittadini.

Il Trattato di Lisbona prevede inoltre la consultazione delle organizzazioni europee della società civile sulle politiche dell’Unione, una pratica già ampiamente usata dalla Commissione europea che - insieme alla trasparenza e all’accesso all’informazione - costituisce solo una premessa alla democrazia partecipativa.

Fra le pratiche partecipative è stata ricordata a Firenze la Convenzione di Aarhus in materia ambientale che è entrata in vigore nel 2001 ed è stata fatta propria dall’Unione europea con una decisione del Consiglio nel 2005. Pur prevedendo oltre all’informazione anche la partecipazione dei cittadini e l’accesso alla giustizia, la Convenzione di Aarhus è ancora largamente disattesa dai governi nazionali e dalle istituzioni europee mettendo in evidenza che l’obbligatorietà di una norma non provoca direttamente la sua attuazione ma che è necessario incentivarne l’applicazione e prevedere sanzioni nei casi in cui essa sia stata violata. In questo spirito, si è proposto a Firenze di proporre l’inserimento nei prossimi regolamenti delle politiche comuni con implicazioni finanziarie (ricerca, ambiente, cultura, giovani, educazione..) l’obbligo di consultazione previsto nei regolamenti dei fondi strutturali.

Fra gli strumenti discussi a Firenze anche in vista dei negoziati europei sul finanziamento dell’Unione, si distingue il bilancio partecipativo inventato a Porto Alegre in Brasile e sviluppatosi prima in America Latina e poi in un numero crescente di città europee. Allo strumento dei bilanci partecipativi in Europa è stata dedicata recentemente una ricerca della Fondazione Hans-Böckler con studi monografici che si possono trovare sul sito.

Nel presentare i risultati della ricerca, il professor Yves Sintomer ha parlato significativamente del «ritorno delle Caravelle» poiché per la prima volta le strade dell’innovazione istituzionale sono andate da Ovest a Est e dal Sud al Nord.

Al tema del bilancio partecipativo è stato associato a Firenze quello dei beni comuni ed in particolare di quali beni possono essere garantiti a livello europeo - specialmente attraverso

... al tema del bilancio l’associazione ai beni comuni ...

le finanze dell’Unione - e non più a livello nazionale. In questo quadro, è emersa l’idea di una terza Convenzione Europea, dopo quelle sulla Carta dei diritti e sull’avvenire dell’Europa, dedicata ai beni comuni ed al bilancio dell’Unione.

Fonte dell’immagine: World Wide Web

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