In onore di Barack Obama (II)

, di Matteo Minchio

In onore di Barack Obama (II)

Chicago

L’anno successivo il gruppo si sfalda. Alcuni abbandonano, altri finiscono gli studi, altri partono per l’estero. Barack prosegue gli studi a New York alla Columbia University. È un giovane pieno di ideali, deciso, esigente. Per molti versi rispecchia il padre, secondo l’opinione della madre Ann. Fu in quel periodo che ricevette da una zia del Kenya, di cui non conosceva l’esistenza, la notizia della morte del padre in un incidente d’auto. Avrebbe voluto riabbracciarlo presto, ma non ci fu il tempo.

Fu contattato in seguito da una sorella residente in Germania, sino ad allora ignota, nata da un’altra moglie del padre, ma anche allora l’incontro fallì. Nel frattempo in Kenya era morto un loro fratello, obbligando Auma, questo è il suo nome, ad un rientro affrettato in Africa. Fu allora che Barack decise di accettare un lavoro come organizzatore di comunità e di partire di nuovo, questa volta per Chicago. Qui era stato assunto da un certo Marty che lavorava in un progetto sponsorizzato da alcune comunità religiose. Molti dei volontari erano residenti nel South Side di Chicago, un’area povera della città, da cui la gente borghese stava fuggendo per abitare in periferia, spaventata dal degrado e dalla delinquenza.

Barack si trovò a confrontarsi con un contesto difficile, ben noto alla gran parte dei giovani della sua età e appartenenti alla comunità nera. Dovette imparare ad ascoltare coloro che vivevano nel quartiere, le loro storie, le loro testimonianze, i loro problemi. Molti avevano affidato le proprie speranze alla nuova amministrazione della città, guidata dall’afroamericano Harold Wilson. Altri confidavano nell’azione delle chiese locali, che spesso erano però in competizione tra loro.

Furono proprio queste rivalità che resero inutili molti degli sforzi dell’associazione e diffusero nelle autorità la convinzione che la comunità nera fosse geneticamente portata all’indolenza e alla violenza. Barack era un ragazzo sveglio e imparò presto come muoversi. Suggerì all’organizzazione di coinvolgere le chiese e i sindacati nell’organizzazione di una riunione con i residenti del quartiere di Roseland, nel South Side, e convincere l’amministrazione all’apertura di un centro per l’impiego per lottare contro la disoccupazione. Un buon successo, ma ancora insufficiente.

Proprio in quel primo anno riuscì a realizzare il sogno di ospitare Auma, la sorella lontana. Da lei ottenne molte notizie sulla vita del padre dopo la sua partenza dalle Hawaii. Il “Vecchio”, così veniva chiamato in Kenya, si era già sposato una volta con la madre di Auma e di suo fratello Roy, prima di partire per gli Stati Uniti. Laggiù aveva conosciuto Ann, dalla quale aveva divorziato, e poi Ruth, la quale lo seguì in Kenya. Una volta in patria, aveva svolto degli importanti compiti ministeriali, ma era caduto in disgrazia per essersi scontrato con Kenyatta. In quel periodo soffrì il divorzio da Ruth e la partenza dei figli che aveva avuto da lei, dovendo sostenere da solo l’intera famiglia. Era un padre severo e spesso ubriaco, talvolta violento, diverso da come se lo era dipinto Barack. Solo negli ultimi anni era cambiato quando, riacquistato il lavoro dopo la morte di Kenyatta, aveva tentato di rimediare agli sbagli compiuti con i figli. Barack restò sconvolto dalla storia di Auma, ma era felice di aver ritrovato qualcuno della famiglia.

Con la partenza di Marty da Chicago, Barack diventa il direttore del progetto comunitario. Tra le iniziative più importanti intraprese sotto il suo ufficio, Barack conduce una “campagna contro l’amianto” una volta scoperta la presenza di molte infrastrutture scolastiche ormai fatiscenti edificate nel quartiere di Altgeld Gardens. La campagna coinvolse i genitori degli alunni che frequentavano le scuole, a loro volta anche quest’ultimi poco più che ventenni, dati i molti casi di donne sole che avevano avuto gravidanze indesiderate nel periodo adolescenziale. I temi sollevati riscossero l’attenzione della stampa, smossero molte autorità politiche, convinsero molta gente a partecipare, ma i risultati furono solo parziali. Ci fu infatti un’opera di bonifica, ma i palazzi non furono ristrutturati a causa dei tagli al bilancio municipale.

Da queste sconfitte Barack aveva però tratto un insegnamento. Molti dei problemi derivanti dal degrado partivano dal sistema scolastico, che non era adeguato ad educare e formare i giovani ad una professione e offrire loro un futuro. La scuola pubblica era “uno strumento di controllo sociale”, molto simile alle prigioni che molti degli alunni abiteranno una volta adulti. Erano necessarie riforme urgenti, magari partendo dalla trasmissione di una certa idea di appartenenza alla stessa comunità a partire dall’identità africana.

Anche Barack aveva desiderio di cercare le sue origini. Iniziò incontrando il fratello di Auma, Roy, a quel tempo residente a New York. Egli era il fratello maggiore, il primogenito, e più degli altri aveva sofferto le tensioni con il padre negli anni più duri della sua esistenza. Barack apprese inoltre che le diverse mogli del “Vecchio” si disputavano le eredità e ormai nulla era rimasto della ricchezza che aveva avuto in passato. Dopo la morte del fratello David poi, Roy aveva scelto di emigrare in America come il padre, per rifarsi una vita, ma sognava di tornare in Kenya una volta fatta fortuna.

È sempre in quei mesi che Barack conosce il reverendo Jeremiah Wright, pastore protestante estremamente erudito e coinvolgente, che commuove Barack con un suo sermone intitolato “l’audacia della speranza”. Da quel momento Barack vive in maniera più profonda la propria spiritualità, partecipando agli uffici religiosi della Chiesa della Trinità, dove il reverendo Wright esalta con orgoglio l’identità afroamericana. Era tempo però di partire ancora, questa volta per Harward, dove la Facoltà di Legge lo aveva ammesso per il successivo anno accademico. Prima di andarsene e lasciare l’organizzazione e i suoi progetti in mano a Johnnie, il suo assistente, compie un viaggio a lungo agognato verso il Kenya.

(continua...)

Fonte immagine: Flickr

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