In onore di Barack Obama (III)

, di Matteo Minchio

In onore di Barack Obama (III)

Kenya

Barack sceglie di avvicinarsi al Kenya leggendo molti libri sulla sua storia durante il percorso che lo porta dagli States in Europa e poi, dopo qualche settimana da turista nel vecchio continente, da Londra a Nairobi. Qui incontra di nuovo la sorella Auma che gli fa da interprete. L’inglese infatti è poco usato: perlopiù si parla Swahili o Luo, la lingua della tribù alla quale appartengono gli Obama. Il nome di suo padre è molto conosciuto laggiù. Molti ancora ne conservano il ricordo e trattano con rispetto coloro che fanno parte della sua famiglia. Egli infatti aveva sempre tenuto che il suo buon nome non venisse infangato, malgrado la povertà nella quale si trovava, e non chiese aiutò a nessuno per crescere i propri figli.

All’interno della famiglia invece la sua eredità, seppur misera, era ancora contesa. Le mogli del Vecchio litigavano tra loro, le sue sorelle non si riconoscevano come tali perché nate da madri diverse. La nonna di Obama, matriarca della famiglia, in realtà era la moglie più giovane del nonno di Barack, ma sebbene avesse cresciuto suo padre, non ne era la madre naturale. Conobbe anche l’altra sposa americana del padre, Ruth, e suo figlio Mark, fratello di David, il fratello scomparso. Il divorzio da suo padre era stato doloroso per Ruth, ma né lei, né nessun altro della famiglia si era ancora ripreso dalla scomparsa del capofamiglia nonostante fosse già passato qualche anno.

Trascorse due settimane dal suo arrivo, Barack e Auma intrapresero un safari nella savana insieme ad altri turisti occidentali. Ad Auma l’idea apparve bizzarra, ma per Barack fu l’occasione per apprezzare l’Africa e le sue bellezze naturali, conoscere nuovi popoli, come i Masai, e confrontarsi con gli altri viaggiatori sull’idea di Africa che si aveva in Occidente. Al loro ritorno, l’altro fratello emigrato in America, Roy, aveva fatto il suo ritorno in Kenya. Fu festa grande e tutta la famiglia vi partecipò con musica e danze. Roy colse l’occasione per raccontare a Barack della morte di David. Roy era stato trovato senza documenti in una festa dove era scoppiata una rissa e incarcerato dalla polizia. David, che si trovava con lui, si era proposto di tornare a casa con la moto di Roy per recuperarli, ma un incidente stradale l’aveva ucciso e perciò Roy si sentiva ancora in colpa per l’accaduto.

Pochi giorni dopo Barack, Roy, Auma e qualche altro parente partirono per “Home Square”, la casa natia, situata nella campagna attorno a Kisumu, nell’Est del paese. Lì abitava la nonna, ultima moglie di Hussein Onyango soprannominato “il Terrore”, vegliardo ricco e rispettato nel villaggio, ma anche duro e severo con figli e nipoti, morto qualche anno prima di Barack Obama senior, suo figlio. Il nonno di Barack era un pastore di bestiame, ma anche erborista ed esperto agricoltore. Da sempre curioso e molto coraggioso, Onyango aveva appreso le tecniche di coltivazione dai bianchi, quando era stato assunto come servitore e maggiordomo dopo la prima guerra mondiale. Aveva imparato quindi a leggere e scrivere in inglese, diventando poi interprete per il responsabile distrettuale della colonia. Grazie a questo lavoro era divenuto ricco, ma emarginato dai fratelli e di questo soffrì molto perché si sentiva profondamente africano. Solo grazie alla sua generosità e saggezza aveva acquisito grande considerazione nel villaggio.

Barack ottenne queste informazioni dalla nonna, la memoria della famiglia, che gli raccontò anche del padre. Egli era il figlio primogenito, era molto dotato, ma svogliato negli studi e questo aveva creato molte tensioni con il padre. Solo l’ammissione alle università americane rese il padre orgoglioso del suo operato, ma la scelta di sposare delle bianche rese i rapporti tra lui e il padre molto tesi. Grazie ai racconti della nonna Barack scoprì finalmente la propria storia, dando un senso alla sua esistenza.

Tornato in America Barack entrò ad Harward e incontrò Michelle, una giovane ragazza afroamericana del South Side di Chicago, che ne divenne la sposa. Li sposò il reverendo Wright, ancor oggi sua guida spirituale. Al matrimonio parteciparono i suoi fratelli, i suoi amici, i compagni di scuola, università e lavoro che l’avevano accompagnato in quegli anni. Finalmente Barack aveva trovato la propria comunità e poteva sentirsi a casa.

Fonte immagine: Flickr

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