Kissinger: una visione non convenzionale

, di Pietro Gallina

Kissinger: una visione non convenzionale

Recentemente è comparso sull’Herald Tribune un interventodell’ex Segretario di Stato americano Henry A. Kissinger in cui si analizza la situazione politica russa ed i suoi rapporti con gli Stati Uniti d’America. L’articolo si intitola “Unconventional wisdom” e sostiene, per l’appunto, alcune tesi interessanti e controcorrente.

L’evoluzione della Russia

Da un punto di vista occidentale la Russia viene vista come una super potenza indebolita dal proprio passato e che sta raggiungendo uno standard occidentale fra tante contraddizioni. È un paese in cui ci sono tante spinte autocratiche, in cui le contraddizioni e le disparità sociali sono ancora molto forti e che cede facilmente alla tentazione del nazionalismo. In questo senso l’ascesa di Dmitry Medvedev sembra un segnale molto chiaro, quasi da monarchia zarista. Putin ha scelto per sè il ruolo di presidente del consiglio, con l’opzione di ricandidarsi alle prossime elezioni presidenziali. Il ruolo di presidente del consiglio è essenzialmente esecutivo, in particolare per quanto riguarda le questioni estere e per quelle di sicurezza.

Ma c’è effettivamente da domandarsi come mai Putin abbia scelto questa soluzione, a dir poco sorprendente, quando per lui sarebbe stato facile cambiare le regole costituzionali per consentire una proproga del suo mandato, contando anche su un vasto consenso della popolazione russa. Kissinger sostiene che ciò sia essenzialmente dovuto ad un percorso democratico russo, che era stata auspicato e ricercato dagli Stati Uniti d’America già dalla caduta dell’Unione Sovietica nel 1991. Inoltre bisogna ricordare che propio Kissinger era stato uno dei fautori della politica di distensione dei rapporti con l’Unione Sovietica sotto le presidenze Nixon e Ford. Medvedev sembra ad oggi voler seguire appieno la polititica di Putin, che si basa sulla ricerca di partner affidabili a livello mondiale. I politici russi sono però anche consci che non è un momento facile ed è presente il rischio di cedere alle spinte nazionaliste. C’è quasi da domandarsi se le Russia possa seguire una strada di sempre più piena democrazia, che in questo momento si sta realizzando in maniera sorprendente, e se eventuali spinte esterne, tensioni internazionali o minaccie alla propria sovranità, non la possano far implodere verso una deriva non-democratica.

I rapporti con gli Stati Uniti

Per quanto rigurda i rapporti con gli Stati Uniti d’America Kissinger mette a fuoco tre punti sostanziali: la questione nucleare, quella della sicurezza e quella della sovranità o influenza sulle ex repubbliche sovietiche. Per quanto rigurda il primo punto Kissinger fa notare come la Russia e gli USA debbano giocoforza guidare il dialogo con l’Iran sulla non proliferazione nucleare, essendo esse stesse le più importanti potenze nucleari planetarie. Kissinger sostiene che probabilemente entrambe avvertono il pericolo iraniano, mentre sui metodi ci sono dei disaccordi, ma nessuna delle due può sperare di risolvere la questione autonomamente, la collaborazione è una questione fondamentale. Kissinger non pone la questione della sicurezza interna e le varie minaccie di posizionare scudi spaziali, ma effettivamente questa questione è intimamente legata a quella iraniana.

Per quanto riguarda la perdita di influenza sull’Ucraina, è logico che una democrazia piena in questo Stato sia auspicabile, ma è anche vero che ciò potrebbe essere per la Russia “un’emozione che inibirà la soluzione di altre problematiche”. La dichiarazione di Sochi di Putin e Bush dello scorso Aprile ha posto le basi per un dialogo strategico fra i due paesi, spetta ai successori realizzarla in pratica.

Il ruolo dell’Europa

L’articolo di Kissinger sottolinea come l’asse Russia-Stati Uniti sia destinato a diventare sempre più forte e sia irrinunciabile per entrambi i paesi. L’Europa si trova nella favorevole/scomoda posizione di essere un vicino della Russia ed il parente più prossimo degli Stati Uniti d’America. Nelle questioni di politica nucleare non può certamente avere un peso politico, mentre ha certamente tutto l’interesse che in Russia ci sia una svolta pienamente democratica, sia per questioni umanitarie che economiche e politiche. Per quanto riguarda la questione ucraina, l’Europa è stata a fianco degli Stati Uniti. Ciò può avere causato deviazioni nazionaliste russe e un possibile rallentamento del processo di affrancamento dalla politica autarchica russa, che è pieno interesse europeo.

L’Europa è il giusto intermediario fra la Russia e gli Stati Uniti, anche perché è la prima che ne pagherebbe le conseguenze nel caso in cui la strada aperta da Putin non dovesse proseguire. La Russia richiede partner affidabili, l’Europa deve dimostrare di esserlo, compatta, ricordando anche che la Russia ha tutti gli interessi ad avere buoni rapporti commerciali con l’Europa. Invece l’America, che non sente necessariamente il bisogno dell’Europa, deve arrivare a sentirne la necessità, anche perché la posizione di intermediario dell’UE è importante e forse imprescindibile per la sua posizione geografica e il suo peso politico.

Kissinger quindi pone delle questioni interessanti per quanto riguarda lo scenario attuale della politica russa. Da una parte l’evidente percorso democratico, dall’altra una necessità di collaborare attivamente con gli Stati Uniti d’America. Il ruolo dell’Europa di partner per questo dialogo sembra obbligato. Questa è forse una cosa chiara a prescindere dal nobel Kissinger.

Immagine: Henry Kissinger, 2008. Fonte: Flickr

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