L’Europa dei partiti

, di Matteo Minchio

L'Europa dei partiti

Le elezioni europee si avvicinano. I principali partiti europei hanno da tempo preparato i loro programmi, ed il Trattato di Lisbona ne riconosce finalmente il ruolo. La competizione per uno scranno a Strasburgo ha però ancora un valore politico tutto nazionale, non europeo.

Le elezioni europee sono alle porte ma la cittadinanza ha ancora le idee poco chiare su chi andrà ad eleggere al Parlamento Europeo e soprattutto quali politiche porteranno avanti i propri rappresentanti. A questo bisogno di chiarezza cerchiamo di dare risposta a partire dai programmi elettorali pubblicati dai principali partiti europei ovvero il Partito Popolare Europeo, i Liberal-democratici e Riformatori Europei, il Partito Democratico Europeo, il Partito del Socialismo Europeo e il Partito Verde Europeo.

I cinque partiti transnazionali qui sopra elencati hanno strutture, dimensioni e orientamenti politici diversi. Tuttavia convergono tutti sull’idea che l’Europa serva e che ne serva di più. Lo dimostra questo studio

... i cinque partiti transnazionali hanno strutture, dimensioni e orientamenti politici diversi ...

che mostra la vasta casistica di testi legislativi su cui i principali partiti hanno trovato un accordo. La politica europea all’interno del Parlamento è infatti consensuale, perché lo scontro avviene piuttosto con la Commissione o il Consiglio nel cosiddetto “trialogo”. Tra ottobre e gennaio 2009 i principali partiti europei hanno svolto i loro congressi e elaborato i loro programmi, alcuni essenziali (liberali) o di poche pagine (democratici e verdi), altri estremamente prolissi (socialisti). Soltanto i popolari, grazie alla loro posizione di forza nel Consiglio Europeo, nel Parlamento e alla Commissione hanno aspettato fine giugno per presentare a Varsavia il loro documento programmatico.

Tutti i partiti, seppur in misura diversa, condividono l’idea che ci debba essere un maggior impegno dell’Europa a livello internazionale, in particolare nella ristrutturazione dei mercati finanziari e nell’elaborazione di una strategia per uscire dalla crisi. In aggiunta condividono l’impegno

... condivisa l’idea di un maggior impegno europeo a livello internazionale ...

dell’Europa sulla sfida del cambiamento climatico. È da sottolineare che il dibattito sul pacchetto energia-ambiente, uno dei principali successi dell’ultimo anno di legislatura, è stato tutto nel Consiglio. Il Parlamento ha impiegato soltanto qualche ora per esaminare il dossier, in parte perché pressato dallo stesso Consiglio, in parte perché il consenso sul tema era pressoché unanime.

Venendo all’esame dei programmi, l’ambiente è, come previsto, il primo punto del programma avanzato della Federazione Europea dei Verdi. L’obiettivo è l’incremento della sicurezza energetica ed ambientale futura, da raggiungere con una strategia ambiziosa di riduzione delle fonti inquinanti (standard due volte superiori a quelli del pacchetto clima-energia), la riduzione dei consumi del 20% e lo sviluppo di un’economia fondata sulle fonti rinnovabili e la mobilità sostenibile. È data attenzione anche alla sicurezza e alla salute alimentare. Il secondo tema, meno sviluppato, è la giustizia sociale nella globalizzazione, fondata sulla regolazione finanziaria, i diritti di cittadinanza riduzione della povertà e il commercio equo. Infine i diritti umani a partire dalla non discriminazione, le pari opportunità e una politica d’accoglienza verso i migranti.

Anche i liberali hanno un programma fondato su delle politiche ben precise sulle quali concentrano tutta la loro attenzione. In primo luogo le libertà civili, declinate secondo la libertà d’espressione e la libertà di movimento in uno spazio di sicurezza e giustizia. In secondo luogo il mercato interno e la riforma del FMI. Secondo i liberali la soluzione della crisi passa per le regole della concorrenza. Infine le politiche energetico - ambientali, che condotte nella promozione dell’innovazione e con il minimo di burocrazia possibile, sono necessarie per la salvaguardia dell’interesse dei consumatori. Anche la politica agricola deve essere riformata profondamente in questo senso all’interno del WTO.

Il Partito Democratico Europeo, nato sull’esperienza italiana e francese di Modem e Margherita, si concentra sulle sfide interne ed esterne della globalizzazione e della sua crisi. Sul lato interno individua la priorità nel governo europeo dell’economia, a partire da un maggior ruolo per la BCE, per l’Euro e l’aumento del bilancio europeo anche con lo sblocco delle politiche fiscali. In secondo luogo le politiche giovanili basate sull’istruzione, l’innovazione e la mobilità. Infine la gestione del fenomeno migratorio con il controllo dei flussi, una politica di integrazione e la promozione della cooperazione allo sviluppo. Sul lato esterno sprona l’UE al coordinamento della sua azione internazionale per la governance economica, un maggior impegno per l’ambiente e l’esercizio della sua missione di potenza globale con il completamento dell’allargamento e la costruzione di un cerchio di paesi amici. È da sottolineare il continuo il richiamo all’esempio dei democratici americani, anche se si parla di temi europei.

Il Partito del Socialismo Europeo ha redatto un prolisso documento che riassume 71 proposte per cambiare l’Europa e porre il “popolo per primo”. Per riassumere brevemente si possono prendere in considerazione le sette proposte fondamentali: la riforma dei mercati finanziari, la costruzione di un’Europa Sociale, un maggior impegno sulla strada delle politiche ambientali, la difesa dell’uguaglianza di genere, l’individuazione di standard comuni per l’immigrazione legale e l’integrazione, la valorizzazione del ruolo europeo per la promozione di pace, sicurezza e sviluppo. È da sottolineare come il PSE affronti in modo comprensivo tutte le politiche europee, anche quelle più scottanti come l’adesione della Turchia, giudicata favorevolmente o sulle lobby europee, la cui trasparenza è sicuramente da migliorare.

Il Partito Popolare europeo giunge buon ultimo a questo confronto programmatico, proponendo un manifesto fondato su cinque punti chiave: la prosperità per tutti, un mercato più sicuro, l’impegno sul cambiamento climatico, la riflessione sulla questione demografica e la promozione di una politica di sicurezza e difesa comune. Tutte queste politiche sono precedute da un’introduzione che ribadisce come il PPE fondi le proprie politiche a partire dai valori e dalle idee in cui crede, in particolare quelle che si rifanno all’identità giudaico- cristiana e illuminista. Per ogni problema affrontato il PPE propone misure puntuali molto concrete che spesso si rifanno al pragmatismo. Dal punto di vista economico è rinnovato l’impegno verso il risanamento dei bilanci e il libero scambio. Sull’immigrazione e la sicurezza è ribadito l’impegno contro il terrorismo e il crimine organizzato con misure per il rafforzamento della cooperazione intergovernativa su questo punto. Infine sulla politica estera le relazioni sono impostate nell’ottica dei rapporti tra grandi potenze (con gli USA, con i vicini europei, con la Russia, nell’ottica della lotta al terrorismo).

Per concludere,

... un mega sondaggio per aumentare la consapevolezza sull’Europa ...

il dibattito delle idee è potenzialmente molto vasto e interessante. Se i candidati conoscessero quanto meno i programmi dei partiti per i quali corrono e tentassero di spiegarli alla cittadinanza, allora la campagna elettorale diventerebbe un’occasione per tutti per capire meglio l’Europa e il mondo che ci circonda. Spesso ciò non succede e ci si riduce a beghe da cortile o se va bene a dibattiti sulla politica nazionale. Nella maggior parte dei casi le elezioni europee sono valutate come una mid-term election o come un mega-sondaggio su scala europea. Se qualche cittadino, leggendo i programmi dei partiti politici, nel frattempo cambiasse idea e si trovasse più vicino a qualcun altro forse la sua consapevolezza sull’Europa potrebbe aumentare.

L’articolo è comparso su: Lospaziodellapolitica.com

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