L’ascesa del nazionalismo americano

, di Lucio Levi

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L'ascesa del nazionalismo americano

Gli attacchi terroristici alle Torri Gemelle e al Pentagono cinque anni fa, l’ 11 settembre 2001, sono ormai considerati un evento storico che ha segnato l’inizio di una nuova era nella politica mondiale. Principale caratteristica di tale era è il tramonto dell’invulnerabilità statunitense, dimostrato dalle azioni di un’organizzazione terroristica internazionale, ossia di un attore globale non statale.

Sebbene l’obiettivo principale siano stati gli Stati Uniti, le bombe terroristiche di Madrid e Londra mostrano che l’attacco è rivolto contro l’intero Occidente e, al di là di esso, anche i paesi islamici moderati, come il Marocco, l’Egitto, la Giordania, l’Indonesia e così via...

Ma la vera novità sta nel fatto che la minaccia alla nostra sicurezza non provenga da un altro Stato: il nemico, questa volta, si nasconde nelle nostre stesse società. Eppure, l’ossessione del terrorismo ha spinto gli Stati Uniti ad impiegare gli antichi mezzi della guerra fra Stati per combattere un attore non statale. Da qui la ingannevole formula di “guerra al terrorismo”. L’obiettivo annunciato di sradicare il terrorismo internazionale è lungi dall’esser raggiunto, nonostante che la campagna militare sia durata un anno di più della prima guerra mondiale e uno di meno della seconda.

L’ossessione del terrorismo ha spinto gli Stati Uniti ad impiegare gli antichi mezzi della guerra fra Stati per combattere un attore non statale. Da qui la ingannevole formula di “guerra al terrorismo”

Conseguenze esterne

La risposta americana al terrorismo è basata sul nazionalismo, l’unilateralismo e la guerra. Mentre l’Europa sta progressivamente abbandonando il nazionalismo, dall’altra parte dell’Atlantico gli Stati Uniti promuovono istituzioni e politiche che riproducono la stessa evoluzione verso l’accentramento del potere, l’autoritarismo e il militarismo che caratterizzò la storia delle grandi potenze europee nel XIX e XX secolo fino al 1945. Le truppe americane in Iraq, invece di essere accolte come un esercito liberatore, sono sentite dalla popolazione come strumento di oppressione straniera. La crescente influenza degli insorti in Afghanistan mostra che un processo simile è in atto anche in quel paese. Nel mondo dell’era della globalizzazione, la politica estera statunitense appare come il relitto di un’epoca passata.

La principale giustificazione della guerra in Iraq – fermare la proliferazione delle armi di distruzione di massa – si è rivelata senza fondamento. La successiva giustificazione – esportare la democrazia nel Medio Oriente – è stata demolita dalla rivelazione degli abusi e delle torture nella prigione di Abu Ghraib. Inoltre l’occupazione dell’Iraq ha aperto le porte al terrorismo, che era fenomeno sconosciuto in quel paese prima della guerra.

Conseguenze interne

E non è tutto. La lotta contro il terrorismo è diventata l’occasione per una svolta autoritaria negli Stati Uniti, la democrazia più antica del mondo. I nuovi poteri conferiti dal Patriot Act hanno consentito al governo di limitare la libertà individuale e di erodere le strutture preposte alla protezione dei diritti umani contro le azioni arbitrarie dello stato. Il governo può adesso sospendere l’habeas corpus per chi non è cittadino americano ed è sospettato di avere legami con il terrorismo, per detenerlo indefinitamente senza processo. Il Patriot Act permette alle attività di intelligence di violare il diritto alla privacy e concede poteri senza precedenti di ascolto, lettura e controllo delle attività dei cittadini americani. Un altro vistoso abuso di potere sono le cosiddette “consegne straordinarie” (extraordinary renditions), vale a dire l’arresto di sospetti terroristi, il loro trasferimento in paesi stranieri, la detenzione e gli interrogatori, al fine di eludere le leggi statunitensi che impongono un regolare processo e proibiscono la tortura. La malfamata base di Guantanamo a Cuba, nella quale è negato ai prigionieri il diritto di opporsi alla loro detenzione in una corte di giustizia, è solo un esempio.

Per prevenire l’ingresso di terroristi negli Stati Uniti e rafforzare la sicurezza dei confini, si sono innalzate nuove barriere alla mobilità internazionale. Gli Stati Uniti stanno così abbandonando la flessibilità culturale che permise loro di integrare e assimilare milioni di immigrati. Adesso vengono respinte le domande di cittadinanza che provengono dagli undici milioni di immigrati irregolari. La tendenza a rafforzare la coesione del popolo americano ha spinto il governo a dichiarare l’inglese lingua nazionale degli Stati Uniti. La decisione di costruire un muro lungo il confine con il Messico ricorda la Grande Muraglia cinese, che fu costruita per arginare la pressione delle popolazioni nomadi. Da ultimo, lo Homeland Security Act ha fondato un nuovo Dipartimento, un Ministero degli Affari Interni – quel tipo di ministero che fu tipico degli Stati centralizzati del continente europeo, con le loro tradizioni illiberali e poliziesche.

La Storia si ripete

Più di duecento anni fa Alexander Hamilton scriveva nei Federalist Papers: “La sicurezza da pericoli esterni è la più potente guida della condotta nazionale. ... Anche le nazioni più devote alla libertà [sono costrette] a ricorrere, per la pace e la sicurezza, a istituzioni che hanno la tendenza a distruggere i loro diritti politici e civili. Per essere più sicure, preferiscono alla fine correre il rischio di essere meno libere”. Questa è la lezione che egli aveva imparato osservando la politica degli Stati del continente europeo.

Il nazionalismo statunitense è sintomo di una pericolosa malattia, che è effetto dell’eccessivo carico di responsabilità che grava sul governo federale

Hamilton fu in grado di prevedere che, a causa del loro isolamento e della mancanza di forti pressioni militari ai loro confini, gli Stati Uniti non avrebbero avuto bisogno di sviluppare un imponente apparato militare, o di polizia oppressivo come quelli delle potenze europee. Fino alle guerre mondiali, perciò, gli Stati Uniti non adottarono politiche di potenza (se si eccettuano le guerre contro Messico e Spagna), ma perseguirono l’isolamento soprattutto per evitare che paesi stranieri li attaccassero. La marina era sufficiente allo scopo. E non c’era bisogno alcuno di controllare i propri cittadini e i residenti stranieri per ragioni di sicurezza.

Nonostante ciò, a causa della minaccia del terrorismo internazionale, gli Stati Uniti si stanno oggi avviando sulla stessa strada seguita nel passato dalle potenze del continente europeo. Il nazionalismo statunitense è sintomo di una pericolosa malattia, che è effetto dell’eccessivo carico di responsabilità che grava sul governo federale. Seguendo il modello europeo dello Stato-nazione –con un ritardo di duecento anni– gli Stati Uniti tentano di costruire una società omogenea e chiusa, basata sull’adozione di un’unica lingua, la fortificazione dei confini e il sospetto verso gli stranieri, che sono considerati potenziali nemici.

Conclusioni

Se la causa ultima del nazionalismo americano risiede a livello internazionale, è qui che va trovato il rimedio. La sconfitta del nazionalismo americano e l’evoluzione del mondo verso una situazione più pacifica possono essere assicurati dal mutuo contenimento creato da un equilibrio di forze. Le nuove forze emergenti nel sistema globale degli Stati devono convincere gli Stati Uniti che da soli non possono prevalere sul terrorismo. Solo attraverso la cooperazione tra i paesi più responsabili nella lotta contro il terrorismo, nel contesto di un’ONU rafforzata nei suoi poteri e democratizzata, si può davvero ottenere la pace nel mondo.

Articolo tratto da «The Federalist Debate, Papers for Federalists in Europe and the World», edizione di novembre 2006.

La versione in lingua italiana è stata curata da Francesco Pigozzo e successivamente rivista dall’autore.

- Immagine : ’’Nationalism kills’’ by Adam Hirsch, fonte: Flickr.

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