Giovani/Youth in Action!

L’educazione non formale, questa sconosciuta

«Un documento finale che ci ricorda che l’Europa non è più solo carbone e acciaio», commenta il commissario Ján Figel

, di Marco Riciputi

L'educazione non formale, questa sconosciuta

Dal 3 al 6 giugno si è svolto a Bruxelles lo “Youth in Action!”, evento centrale della settimana europea dedicata ai giovani che si svolge ogni due anni. Quattro giorni di lavoro che hanno visto impegnati più di 150 giovani provenienti da 35 paesi diversi. È il terzo grande meeting giovanile in pochi mesi, dopo lo Youth Forum di Roma in occasione dei 50 anni dei Trattati e l’evento per i giovani organizzato dalla presidenza tedesca a Colonia. Il riconoscimento dell’educazione non formale rimane il cruccio più grande dei tanti giovani presenti e spesso impegnati localmente in progetti legati alle politiche giovanile dell’Unione europea.

Alla tavola rotonda di chiusura non c’era il presidente della Commissione Barroso, impegnato coi grandi del G8, ma il documento finale è stato comunque consegnato in mani autorevoli. Quelle dei commissari, all’Educazione, Cultura e Gioventù, Ján Figel, e all’Occupazione, Affari sociali e Pari opportunità, Vladimir Spidla. E non è che sprizzassero di entusiasmo quando Tim Schrock, General Rapporteur di “Youth in Action!”, ha chiesto a chi dovesse spedire i risultati di quattro giorni di lavoro. “È un documento complesso, non può occuparsene una sola persona”, commenta il commissario Spidla. Dello stesso avviso il suo collega Ján Figel, che ha ripetutamente invitati i giovani a creare eventi simili localmente.

Di tutto di più

Il documento tocca ogni aspetto che abbraccia la vita dei giovani. In molte parti non si discosta dagli esiti dei più recenti meeting giovanili di Roma e Colonia. Salvaguardare la continuità del lavoro svolto sin qui è stata una scelta voluta, come ha spiegato Bettina Schwarzmayr, presidente del Forum Europeo dei giovani.

il documento non si discosta dagli esiti dei più recenti meeting giovanili

Viene ribadita l’importanza delle riforme istituzionali come requisito fondamentale per aumentare la partecipazione democratica dei cittadini. Si fa menzione di alcune proposte concrete, come il seggio unico per l’Unione europea nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, l’attuazione di tutti i cambiamenti previsti dal Trattato costituzionale in materia di politica estera e la proposta di un referendum europeo su un trattato costituzionale rivisto da tenersi nel 2009.

Grande attenzione viene data alla costruzione dell’identità europea tramite una partecipazione sempre più ampia dei giovani ai programmi previsti dall’Unione europea. Viene ribadito il fastidio verso tutto ciò che ostacola lo scambio tra i giovani UE e extra UE, come il sistema VISA e i costi burocratici per muoversi che rendono molto onerosa la partecipazione, in particolare dei giovani più svantaggiati.

Non finisce qui: trovano spazio anche il servizio volontario europeo, l’abolizione di ogni ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori, l’abbassamento dell’età di voto a 16 anni, la parità dei diritti per tutte le diverse forme di convivenza familiare, l’ingresso dei paesi balcanici nell’Unione europea. Un documento che come ha sottolineato il Commissario Figel, «ci ricorda che la l’Europa non è più solo carbone e acciaio».

Il nodo dell’educazione non formale

Ma il vero tema che ha attraversato ogni discussione è il riconoscimento dell’educazione non formale. Più di 100.000 progetti sono stati finanziati dal Programma Gioventù nel periodo 2000-2006. Alcuni di questi sono stati premiati nel corso dello “Youth in Action!” come esempio di buone pratiche. Progetti in molti casi notevoli, che vedono le organizzazioni lavorare seriamente nel campo delle pari opportunità con giovani particolarmente svantaggiati e disabili. Il problema che tutti lamentano è che ogni nuova competenza acquisita con queste esperienze non solo non viene riconosciuta, ma spesso è anche guardata con sufficienza e sospetto sia dal mondo del lavoro che a livello locale.

il commissario Figel difende il metodo del dialogo strutturato

Il problema esiste e il commissario Figel non lo nega, ricordando le difficoltà che la stessa Commissione incontra quando tenta di sensibilizzare le imprese verso una maggiore attenzione per i processi di educazione non formale. Nel concreto, l’invito rivolto a tutti i giovani è di agire localmente una volta tornati a casa per rafforzare il dialogo strutturato. «È uno strumento recente, inventato per mantenere vivi i contatti. Noi politici vogliamo essere coinvolti, non solo informati.»

Ha poi elencato gli sforzi della Commissione europea per risolvere il problema introducendo nuovi strumenti, come lo Youthpass, un certificato che attesta le competenze acquisite da chi partecipa ai progetti europei da unire ad Europass, il curriculum europeo.

In conclusione, alla domanda “Chi si prenderà cura del documento finale dello ‘Youth in Action!’?”, la risposta tra le righe arrivata dalle istituzioni sembra un “prima di tutto voi giovani, noi stiamo già facendo il possibile”.

Youth in action! è alla fine e i gruppi di lavoro presentano i risultati

Immagine mvelykis/Flickr

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