L’euro ha bisogno di un governo

, di Antonio Longo

L'euro ha bisogno di un governo

Finalmente l’Europa ha deciso sulla Grecia. Un prestito triennale di 110 miliardi al tasso del 5%, in cambio di un piano di lacrime e sangue per ripianare il debito pubblico di un Paese che aveva anche falsificato i bilanci. I mesi di ritardo hanno pesato ed hanno amplificato il problema, mettendo a rischio lo stesso euro e la credibilità dell’Unione di reggere alla crisi più dura degli ultimi anni. Quali insegnamenti possiamo trarre da questa vicenda?

Primo. Un qualsiasi paese dell’area euro può truccare i bilanci e violare i principi di Maastricht. Evidentemente la sorveglianza europea non è adeguata. Occorre, come prima cosa, porre mano ad essa. La stessa Angela Merkel ha dichiarato che occorre rivedere le regole di Maastricht. Quali dovrebbero essere le nuove regole? Nell’immediato: 1) un maggior potere dell’Unione nella verifica dei conti dei singoli Paesi, cosa che comporta un intervento incisivo della Commissione nella formulazione dei bilanci nazionali; 2) un più forte coordinamento delle politiche di bilancio degli stessi Paesi alla luce di principi stabiliti in comune. Ciò significa che il «potere europeo» potrà sindacare struttura, dimensioni e qualità dei singoli bilanci nazionali, qualora risultassero divergenti rispetto ai principi stabiliti a livello europeo. È il primo passo di ciò che si chiama «governo economico europeo», il quale, a sua volta, non può basarsi soltanto sul coordinamento delle politiche nazionali di bilancio, ma dovrà essere accompagnato da una politica fiscale comune e da una politica economica volta a definire risorse ed investimenti nei settori della cosiddetta ’terza rivoluzione industriale’: ricerca e innovazione tecnologica, energie rinnovabili, reti di infrastrutture materiali e immateriale, ecc., condizione essenziale perchè l’Europa possa competere con il resto del mondo.

Secondo. La lentezza con cui la Germania si è decisa a far varare all’Unione il piano di intervento mette in luce con grande chiarezza una contraddizione che prima o poi dovrà essere risolta. Da una parte i governi nazionali sono costretti a intervenire perché vincolati dal fatto di avere una moneta unica: la sovranità dell’euro induce ad agire, pur contro la loro volontà. Dall’altra parte i governi nazionali sentono il peso della sovranità nazionale, rappresentata dal voto popolare che li legittima a governare. La Merkel sa che l’ 80% dei tedeschi è contrario agli aiuti alla Grecia, ma al contempo sa chi non può sottrarsi, pena la completa destabilizzazione dell’unione monetaria e della stessa Unione europea. Sono due sovranità che si confrontano: quella europea e quella nazionale. Questo è normale in uno Stato federale, dove la sovranità si ripartisce tra il livello federale (governo federale) ed il livello locale (governo degli stati federati). Il problema non sta dunque qui. Il problema sta nel fatto che uno stesso potere, quella nazionale, debba gestire entrambe le sovranità. Questa è l’anomalia dell’attuale Unione europea. I governi nazionali sono legittimati da un voto nazionale ed, in quanto tali, dovrebbero fare l’interesse dei propri cittadini. Ma, nello stesso tempo e con le stesse persone, devono prendere decisioni assieme, come se fossero un governo europeo, privo però di alcuna legittimazione popolare. È questa la reale anomalia dell’attuale Unione, che le impedisce di essere efficace e risoluta nelle proprie decisioni. E’ una grave anomalia che va affrontata ed al più presto.

Se ora la questione greca è stata forse risolta, il problema del debito pubblico dei nostri paesi rimane. Nel mondo c’è chi pensa che la grande montagna del debito pubblico, a cominciare da quello americano, possa essere livellata attraverso una forte aumento dell’inflazione, possibile via d’uscita per ridurre il peso ’reale’ dello stock di debito accumulato, senza dover rimettere in discussione il modello economico che lo ha generato. Per questo la speculazione internazionale attacca l’euro, architrave della stabilità e della bassa inflazione. Lo sfascio dell’unione monetaria europea è il passaggio obbligato per chi pensa di rimettere in piedi un meccanismo di sviluppo basato sul debito e trainato dalla speculazione finanzaria internazionale.

L’Europa dell’euro è nata per battere la guerra delle monete nazionali come strumento di politica commerciale, per stabilizzare il debito e combattere l’inflazione. Ma le vicende di questi ultimi anni hanno mostrato che l’euro senza un suo ’governo’ non basta, che c’è bisogno di una sovranità europea anche nel campo della politica economica (come anche in quella militare), legittimata dal voto del popolo europeo. Occorre porre fine all’anomalia di «una moneta senza Stato». Occorre cominciare a pensarci.

Fonte immagine: Flickr

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