L’urgenza della democratizzazione dell’Unione europea

, di Federica Martiny

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L'urgenza della democratizzazione dell'Unione europea

Siamo nel 2010 e non tutti riescono a convincersi della necessità di “tenere viva la visione ideale di Altiero Spinelli e del club del Coccodrillo, per una sempre più stretta integrazione tra i popoli europei nella piena consapevolezza che solo agendo come un soggetto politico unitario l’Europa potrà rispondere alle sfide globali del mondo contemporaneo", secondo le recenti parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Soprattutto i rappresentanti dei Governi sembrano sempre più sordi e ciechi di fronte agli incontenstabili dati (dalla crisi economica e finanziaria alle sfide ambientali) che impongono innanzitutto una riflessione responsabile sulla strada che si vuole percorrere, e poi, la responsabilità di agire nella direzione delle riforme politico-istituzionali che consentano finalmente una reale democratizzazione delle istituzioni europee, e quindi consentano una reale capacità dell’UE di intervenire come soggetto politico autonomo ed efficace nelle questioni fondamentali per l’intero genero genere umano, a partire da quella economica, passando per i conflitti che nascono per la mancanza di risorse energetiche o per la paura del terrorismo internazionale, e arrivando alla salvaguardia dei diritti umani e alla tutela dell’ambiente.

L’unico vero modo per risolvere concretamente e in maniera definitiva questi problemi, o se non altro per tentare una strada percorribile efficacemente in questa direzione, è ricordarci il significato ed il valore della pace. Pace non intesa come valore utopico ed astratto, ma come condizione ineludibile di benessere concreto per gli uomini, come obiettivo da raggiungere innanzitutto mediante la democratizzazione degli organi dell’Unione europea, e in prospettiva delle altre istituzioni internazionali e mondiali.

L’occasione della riflessione nasce dalla lettura di un testo di Nietzsche “Al di là del bene e del male - Noi dotti-” in cui si trova scritto: “(...) a me starebbe invece a cuore l’opposto - cioè un tale aumento di minacciosità della Russia, da far sì che l’Europa si sentisse costretta a decidere di divenire anch’essa egualmente minacciosa, di acquisire, cioè una volontà unica (…) - affinchè finalmente la commedia, protrattasi anche troppo, della sua congerie di staterelli nonché la molteplicità dei suoi velleitarismi dinastici e democratici giunga infine ad un epilogo.”

Lungi dal voler proporre una lettura antistorica e dogmatica di questo breve passo, tentando di far dire a Nietzsche quello che in realtà non ha detto, né tantomeno pensato, credo che se ne possa tuttavia estrapolare una riflessione: già alla fine dell’Ottocento un intellettuale di spicco - e non è certo stato un caso isolato- sentiva l’urgenza che l’Europa acquisisse una volontà unica per risolvere definitivamente i problemi politici delle nazioni.

Siamo nel 2010. Evidentemente quest’urgenza è più impellente e i rischi che l’UE non si assuma le sue responsabilità politiche nei confronti della storia infinitamente più gravi.

Fonte immagine: Flickr

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