Diritti umani/Russia

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna la Russia per gravi violazioni dei diritti umani

, di Michela Costa

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo condanna la Russia per gravi violazioni dei diritti umani

Il 2007 non è stato un anno facile per la Federazione Russa. Certamente, non per quanto riguarda i suoi rapporti con la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Dal mese di gennaio ad oggi il paese è stato condannato in ben otto occasioni successive per gravi violazioni dei diritti umani, quali omicidio, tortura e sparizione forzata di civili. Non sorprende constatare che la stragrande maggioranza dei casi riguardi crimini commessi sul territorio ceceno.

Russia condannata per tortura e omicidio

La lunga lista di sentenze ha avuto inizio il 18 gennaio 2007, con il caso Chitayev e Chiteyev v. Russia. I ricorrenti sono due cittadini russi, arrestati nel 2000 con l’accusa di intrattenere rapporti con i ribelli ceceni ed in seguito brutalmente torturati per ottenere confessioni fasulle. La Corte ha unanimemente giudicato la Russia colpevole di tortura e violazione del diritto alla libertà e sicurezza della persona.

Conclusioni simili sono state raggiunte al principio di aprile, quando la CEDU ha emesso una seconda sentenza riguardo a un caso di sparizione forzata (Baysayeva v. Russia, 5 aprile 2007). Il marito della ricorrente è stato arrestato nel marzo 2000 ad un posto di blocco da una pattuglia di soldati russi: da allora, non se ne ha avuto piu’ notizia. La moglie ha perso ogni speranza di ritrovarlo ancora in vita, e nel corso delle indagini ha ricevuto varie intimidazioni e minacce mirate a dissuaderla dal proseguire la ricerca del corpo. A conclusione del caso la Russia è stata condannata per violazione del diritto alla vita, del diritto alla libertà e sicurezza della persona e per mancata cooperazione con la Corte.

La Corte ha sancito la responsabilità russa per il massacro di Novye Aldy

Per finire, con la recente sentenza nel caso Musayev e altri v. Russia (26 luglio 2007) la CEDU ha finalmente sancito la responsabilità russa per il massacro di Novye Aldy. L’episodio risale all’ultima Guerra cecena, ed è stato da tempo denunciato da ONG per la difesa dei diritti umani quali Human Rights Watch e il Memorial Human Rights Centre come esempio dei crimini commessi dalle Forze Speciali russe ai danni della popolazione inerme. La Corte ha ritenuto la Russia colpevole dell’omicidio di 11 civili nel febbraio 2000, nonchè di negligenza nella conduzione delle indagini.

La Russia si rivela incapace di proteggere i ricorrenti alla Corte e di indagare sulle sparizioni

Nel caso Magomadov e Magomadov v. Russia (12 luglio 2007) non soltanto un parente del ricorrente alla CEDU, ma il ricorrente medesimo, Yakub Magomadov, è “scomparso” in circostanze misteriose. Purtroppo non si tratta della la prima volta che le autorità russe si rivelano incapaci di proteggere la sicurezza personale delle persone che presentano ricorso alla Corte. Nel 2003 Zura Sharaniyevna Bitiyeva, un’attivista politica che aveva presentato ricorso alla CEDU nel 2000 denunciando di essere stata vittima di detenzione illegale e maltrattamenti, è stata assassinata nel proprio appartamento assieme al marito, il figlio e il fratello. La figlia di Zura Sharaniyevna Bitiyeva (la ricorrente “X”) è sopravvissuta al massacro e al momento si trova in Germania, dove ha chiesto asilo politico (Bitiyeva e X v. Russia, 21 giugno 2007).

le autorità russe incapaci di proteggere le persone che presentano ricorso alla Corte

Un elemento molto interessante della giurisprudenza della CEDU è dato dal riconoscimento dell’alto livello di stress e di angoscia sofferto dai parenti di una persona scomparsa. Questa condizione è ulteriormente inasprita dall’inefficienza e negligenza delle autorità statali: un tratto comune ai casi in analisi è dato infatti dalla totale mancanza di cooperazione da parte dei pubblici ministeri russi quando si tratta di informare le famiglie sul progresso delle indagini. Il risultato è che i parenti della vittima possono trascorrere anni e anni senza ricevere alcuna notizia della persona scomparsa, mentre le autorità negano ogni responsabilità sull’accaduto oppure si limitano ad affermare genericamente che “un’indagine è in corso”. Secondo la Corte, un simile comportamento rientra nella definizione di “trattamento disumano e degradante” e può pertanto considerarsi un crimine punibile ai sensi dell’articolo 3 della Convenzione (divieto di tortura).

Pressione politica sulla Russia e sul governo ceceno?

Nel complesso, le sentenze emesse dalla CEDU nel 2007 costituiscono un segnale forte e incoraggiante riguardo al ruolo che la Corte può esercitare per evitare l’impunità e assicurare la giustizia per i crimini perpetrati in Cecenia. La Russia è stata condannata al risarcimento delle famiglie delle vittime mediante pagamento dei danni materiali e immateriali, e non è escluso che la pubblicità che fa spesso eco alle sentenze della Corte possa contribuire ad accrescere la consapevolezza dell’opinione pubblica riguardo alle violazioni in corso nella regione.

Non è chiaro, tuttavia, se i verdetti della CEDU abbiano qualche speranza di esercitare una concreta pressione politica sulle autorità russe e cecene allo scopo di porre fine alle violenze sui civili. Secondo l’ONG russa Memorial, nella prima metà del 2007 si è registrata una drastica riduzione nel numero delle “sparizioni”. Ovviamente potrebbe trattarsi di un risultato temporaneo, che in ogni caso non dovrebbe trarre in inganno riguardo alle insidie del regime dittatoriale instauratosi nella regione. Non è del tutto escluso, d’altronde, che possa trattarsi di un segnale positivo, sintomo di una crescente consapevolezza da parte delle autorità russe e cecene riguardo alle possibili conseguenze negative di una politica di sistematica violazione dei diritti umani, in termini di immagine d

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