La strada che porta a Palazzo Chigi

, di Gianluca Bonato

La strada che porta a Palazzo Chigi

Anche Mario Monti è diventato un politico. Il suo battesimo è stato consacrato durante la conferenza stampa del 23 dicembre u.s., quando ha «sciolto alcuni dei nodi» riferendosi a chi l’aveva ostacolato nel programma di riforme della sua legislatura, e le parole di questi giorni ne rafforzano l’idea.

Il Presidente del Consiglio uscente sta dirimendo i punti interrogativi che incombono sulle strategie che l’anomalo Terzo Polo dovrà mantenere, ma proprio questa necessaria manovra politica irrita chi è politico battezzato da parecchi anni e presume di saperne di più. Così Bersani ha evitato sapientemente e con rispetto l’esortazione a «silenziare un po’» le ali più estreme della propria coalizione. Così Berlusconi e Brunetta negano e controbattono senza sosta alle accuse di irresponsabilità. Così Casini e Fini lo costringono a organizzare una lista unica soltanto al Senato.

In mezzo a queste diverse posizioni, Monti rischia di vedersi soffocato, stretto al collo da quel bipolarismo della Seconda Repubblica che egli stesso vorrebbe superare. Il dibattito sulle idee, se mai davvero iniziato, comincia già ad affievolirsi e la lotta «contro», tanto cara agli italiani, antiberlusconiani, anticomunisti, si rinsalda nuovamente. La campagna elettorale si annuncia quindi di livello modesto, per i dibattiti incentrati sulle presenze in tv o le frecciatine dell’avversario, piuttosto che sulle idee, di rinnovamento o di conservazione, moderate o progressiste. E poiché quanto auspicato dal leader di Scelta Civica non sta avvenendo, egli tenta di approcciarsi ai temi più caldi del momento; in tal modo tuttavia, la sua diversità di uomo che sale in politica si appanna miseramente. Anche l’espressione «invertire la rotta», che più di una volta ricorre nel documento dell’Agenda-Monti, perde di forza, se la diversità di linguaggio e di contenuti viene a mancare.

Le idee stesse di Monti d’altronde sembrano a volte poco precise: sul rapporto con l’Europa, per esempio, si spendono tante belle parole, ma non c’è, o non viene dichiarata, un’idea del futuro dell’Europa. Quali forme istituzionali sono consigliabili per l’Unione tra uno, tre, dieci anni? Si devono concentrare gli sforzi sull’unione bancaria o sull’unione economica? Come è possibile costruire cooperativamente un forte piano europeo per lo sviluppo?

Un’affermazione convinta da parte del Presidente del Consiglio dimissionario sulla necessità della federazione europea sarebbe un fatto che potrebbe mettere al tappeto qualsiasi avversario e porre Mario Monti al rango di statista, non più di novello politico o tecnico.

Spostare il dibattito sui temi europei, nei quali i luoghi comuni e le dichiarazioni populiste sono preponderanti, potrebbe scardinare gli equilibri vigenti a vantaggio di chi con coraggio si espone a favore dell’Europa e di un futuro diverso e migliore. Berlusconi e la Lega Nord si vedrebbero in difficoltà a confrontarsi con chi prospetta un futuro dai confini ampiamente divergenti rispetto alle solite faccenducole italiane. Il Presidente del Pdl, abituato a scontri dai contenuti miseri (e facilitato dalla presenza ossessiva e accomodante su tv e radio), guadagna consensi nel momento in cui l’italiano medio pone l’attenzione su esternazioni distruttive e crede alle litanie sull’uomo fattosi da sé, contro la «Sinistra comunista». L’ex Premier ha una paura tremenda delle proposte concrete e anche la Lega Nord avrebbe di che temere da un quadro in cui il nord italiano sarebbe solo una coordinata in uno scacchiere molto più grande.

Il dibattito sull’Europa, inoltre, può avvicinare le posizioni della coalizione di Monti con il centro-sinistra, da sempre strenuo difensore dell’importanza dell’UE. Il rischio di incorrere in personalismi in questo processo di avvicinamento deve essere superato dalla sottolineatura degli obiettivi comuni. Unire è fondamentale per garantire la stabilità necessaria a un governo forte. Se le distanze di certe componenti, però, sono eccessive, bisogna lavorare a una soluzione che non dia adito a polemiche facilmente strumentalizzabili dal centro-destra e dagli altri.

Solo ponendo l’accento sulle idee, è possibile dare vita ad un dibattito civile e mettere in piedi un governo stabile che adempia ai doveri che gli spettano. L’Europa se ne feliciterà e l’Italia potrà giocare un ruolo da protagonista nella costruzione del proprio futuro.

Fonte dell’immagine: Flickr

Tuoi commenti

  • su 10 gennaio 2013 a 21:47, di Luca Sittoni In risposta a: La strada che porta a Palazzo Chigi

    Leggi con piacere questo articolo eccellente di cui condivido pienamente i contenuti. Un punto di vista Europeo con respiro più ampio rispetto alle scaramucce regionali. Si perché qui dall’Olanda, dove ora vivo, tali appaiono questi confronti tutti Italiani in un mondo dove la prospettiva europea conta definitivamente molto di più.

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