Una lezione di Tommaso Padoa Schioppa

Mancanze d’Europa

, di Fedra Negri

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Mancanze d'Europa

«È un grande onore parlare di Europa presso questo Centro Studi, una sede che si dedica con passione e competenza alla ricerca e al dibattito sul federalismo, sopranazionale e infranazionale. Ed è un onore aggiuntivo che questa lezione prenda il nome di Altiero Spinelli e si tenga nell’anno in cui ricorre il centenario della sua nascita. Chiunque ami l’Europa e abbia fatto della sua unione politica un orientamento della propria vita di cittadino ha verso Altiero Spinelli un debito immenso».

Queste le parole con le quali il Ministro dell’Economia e delle Finanze Tommaso Padoa Schioppa, con la consueta «aria casuale», ha inaugurato la seconda Lecture Altiero Spinellia titolo «Mancanze d’Europa». La tesi portante della relazione del Ministro trova espressione in un acuto gioco di parole: le mancanze d’Europa hanno causa prima nella mancanza d’Europa. Le molte difficoltà che affliggono la nostra società non sono causate dall’Europa, ma è la sua mancanza che le inasprisce e le rende insormontabili, la causa non è l’Unione, con la «u» maiuscola, ma la mancanza di unione, con la «u» minuscola.

...le mancanze d’Europa hanno causa prima nella mancanza d’Europa

Nell’informazione ad alta frequenza domina un forte euroscetticismo: la crisi dell’Unione europea viene ribadita tanto da renderla prova della fallacia e della futilità del progetto unitario, le negative consultazioni referendarie in Francia e in Olanda vengono considerate annunci della sconfitta finale. Ma come distinguere le mancanze reali che affliggono la UE da quelle «immaginarie», per usare le parole di Padoa Schioppa? Egli, nella sua asciuttezza di tecnocrate, suggerisce di diffidare delle catastrofi quelle regolarmente annunciate come conseguenza di qualche progetto europeo, dei misfatti, ovvero la sistematica attribuzione all’UE della colpa dei mali che affliggono la nostra società, e infine degli eccessi, quelli della burocrazia e della tecnocrazia di Bruxelles.

La tendenza alla catalogazione e alla sintesi caratterizza l’intera relazione: anche le mancanze reali d’Europa sono passibili di rientrare in tipologie. Tra queste gli effettivi eccessi dell’Unione, ovvero la tendenza a legiferare su dettagli insignificanti e non bisognosi della regolamentazione di Bruxelles in violazione del principio di sussidiarietà, il mancato assolvimento dei compiti assegnati, quali la mai venuta riforma della politica agricola e la scorretta applicazione del Patto di Stabilità, e la delusione delle aspettative dei cittadini, derivata dall’inefficacia generale del potere comunitario.

La dimostrazione della tesi passa attraverso la discussione di tre questioni a titolo esemplificativo: globalizzazione, energia e finanza per le quali si rimanda alla lettura del testo integrale. Quello che preme al Ministro è, però, dimostrare come la causa comune alle tre mancanze sia la duplice incapacità dell’Europa di decidere e di mettere in opera le decisioni, in altre parole la modalità di voto e le risorse.

la storia ha da consigliare un solo metodo, quello maggioritario

Il riconoscimento della dipendenza reciproca tra i membri di uno stesso gruppo spinge questi ad associarsi, ad unirsi. All’interno dell’insieme così formatosi le decisioni saranno frutto di compromessi, saranno spesso espressione del potere della maggioranza sulla minoranza, essenza forse crudele della democrazia stessa. La res publica si configura quindi come un’oggettiva condizione di dipendenza reciproca dei membri, nell’accordo come nel disaccordo. Per conciliare unione e diversità, necessità d’azione comune e presenza di opinioni divergenti la storia ha da consigliare un solo metodo, quello maggioritario. L’Europa manca di fondi di bilancio, potere di dare disposizioni, apparati amministrativi e giudiziari, rappresentanze diplomatiche, servizi di sicurezza, forze armate, in una parola, dei mezzi per agire. In assenza di risorse, come dice il ministro, l’unione è puramente «virtuale».

Fatta la diagnosi, quale la cura? Colmare le mancanze d’Europa, sancire l’uso del metodo maggioritario, garantire all’Unione i mezzi per agire: una sola formula, il modello federale, che solo conferisce reale potere decisionale e d’azione a un livello superiore a quello degli Stati per le materie che non possono più essere affrontate a livello nazionale. Tale scelta implica una discontinuità nell’assetto costituzionale, è una scelta di fondo che deve avvenire prima della determinazione delle specifiche forme che può assumere il modello federale nell’Europa ancora da costruire.

il modello federale, che solo conferisce reale potere decisionale e d’azione

Valorizzare e diffondere poi il concetto di cittadinanza federale, di appartenenza all’Unione, alla comunità nazionale, regionale, comunale, deve guidare l’agire politico nella consapevolezza che in essa è insito il senso ultimo della costruzione europea. Padoa Schioppa conclude citando ancora Altiero Spinelli: «L’idea che l’instaurazione di una Federazione significa creazione di una cittadinanza federale deve essere la bussola secondo cui domani dobbiamo orientarci per accettare, con qualsiasi nome si presentino, le soluzioni vitali e per respingere quelle soluzioni che, magari sotto apparenze prestigiose, risulterebbero assolutamente incapaci di sviluppo nel senso desiderato». Quella stessa bussola che, ci dice il Ministro, oggi come allora indica il cammino per la costruzione dell’Europa Unita ad ognuno di noi.

Evento organizzato dal Centro Studi sul Federalismo

Fonte immagine Flickr

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