Muri d’Europa

, di Jacopo Barbati

Muri d'Europa

Mentre gran parte del Vecchio Continente celebra i 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino, pochi si soffermano a pensare su quanti muri esistano ancora da queste parti...

Muri fisici

Ebbene sì, nell’UE che festeggia i 20 anni della caduta del Muro di Berlino come fine del comunismo sovietico e della Guerra Fredda, esistono ancora delle città che hanno dei muri separatori tra due comunità: val la pena ricordare, tra queste, Nicosia e Belfast, capitali rispettivamente di Cipro e Irlanda del Nord.

A Nicosia, il muro sito in Ledra Street che divideva la comunità turcofona da quella grecofona è stato abbattuto solo il 3 aprile 2008, 4 anni dopo l’entrata nell’UE di Cipro e 18 anni e mezzo dopo la caduta di quello che separava Germania Est e Germania Ovest. Decisamente troppi, considerando che, per l’appunto, Cipro è membro UE: le garanzie di pari trattamento di tutti i cittadini non erano violate al momento dell’adesione, col muro ancora in piedi?

Caso analogo, o addirittura peggiore, è quello di Belfast e di tutta l’Irlanda del Nord: forse in molti se lo sono dimenticato, ma solo nel 2005 l’IRA ha chiamato alla tregua. Per decenni, parte di quel Regno Unito che cercava di proporsi al mondo come modello di nazione moderna, ha conosciuto attentati e rappresaglie fratricide per motivi religiosi. E le due fazioni contendenti (cattolici e protestanti) si sono “ovviamente” dotati di muri divisori nelle città, per evitare contatti fisici. Questi muri esistono ancora, se ne contano 88 in tutto l’Ulster. E continuano a crescere.

Senza andare troppo lontano, si può anche ricordare il caso di via Anelli a Padova e del muro eretto a divisione tra delle palazzine occupate da immigrati e il resto della città. Alla faccia dell’integrazione... E chissà, quanti altri muri di mattoni o cemento esisteranno ancora in Europa, a dividere comunità che vivono nello stesso territorio ma non condividono null’altro, se non l’odio reciproco.

Muri istituzionali

Come non parlare in questo caso del diritto di veto: un altro fatto passato inosservato è che la Slovenia aveva imposto, a dicembre 2008, un veto sull’entrata nell’UE della Croazia, a causa di alcune questioni (nazionalistiche) di confini territoriali. Un primo passo verso la rimozione di questo veto c’è stato solo nel settembre 2009, dopo un accordo bilaterale tra le due nazioni. Adesso sarà un referendum (sloveno) a decidere sulla questione.

E come non citare il fatto che il Regno Unito, ancora lui, continuò a trattare i romeni e i bulgari come cittadini extracomunitari per tutto il 2007, mentre invece Romania e Bulgaria erano a tutti gli effetti stati membri dell’Unione europea dal primo gennaio di quello stesso anno? Dimostrazione ulteriore (e non necessaria) della debolezza di un UE che consente agli stati nazionali di fare ciò che vogliono sotto determinati aspetti, come la libera circolazione delle persone e la parità di diritti, che invece dovrebbero essere la base della condivisione politica, legale e sociale.

Muri ideologici

A proposito di Romania e Bulgaria, non ci si può dimenticare del biondissimo (tinto... ahilui, è nato coi capelli scuri) Geert Wilders, uno tra coloro che si impegnarono per il “no” alla ratifica del “Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa” nel referendum olandese del 2005, nonché fondatore e capo del Partij voor de Vrijheid (Partito per la Libertà, PVV). Fortemente schierato contro la religione islamica, contro l’immigrazione di musulmani in Europa, contro la Federazione europea, contro l’allargamento dell’UE (tanto da ritenere “di troppo” anche Romania e Bulgaria, per l’appunto), il PVV ha ottenuto quasi il 17% dei consensi in Olanda durante le ultime elezioni europee, affermandosi come seconda forza politica del Paese. Preoccupante, per uno Stato da sempre additato come esempio di società tollerante.

Il caso del PVV non è isolato. I partiti xenofobi stanno ottenendo consensi crescenti in tutta Europa (Italia inclusa, basti pensare alla Lega Nord). Prima di criticare, conviene porsi una domanda: perché? Forse perché il popolo non si sente protetto, forse perché l’UE non riesce a dare quelle garanzie di protezione che dovrebbe? Molto probabile, dato che il comportamento naturale di colui che si sente vulnerabile è quello di creare delle barriere. Dei muri.

Finché l’UE non diventerà qualcosa di serio anche dal punto di vista sociale e politico, oltre che economico, i muri prolifereranno ancora. E allora, a che pro festeggiare per un muro caduto 20 anni fa, se nel frattempo ce ne sono molti altri da abbattere?

Fonte immagine: Flickr

Tuoi commenti

  • su 12 novembre 2009 a 16:33, di francesco lo piccolo In risposta a: Muri d’Europa

    Ho letto; in barba alla tanta retorica, grazie per aver ricordato i tanti altri muri che ancora esistono. qualche giorno fa ne ho parlato anche io sul mio www.pagineonlife.wordpress.com ciao

  • su 19 novembre 2009 a 23:38, di Zeno In risposta a: Muri d’Europa

    bell’analisi Jacopo... i muri sono ancora troppi, hai ragione.. Però forse festeggiare la caduta di vent’anni fa indica che la volontà di abbatterli c’è.. avrebbero potuto rimpiangerlo quel muro, anziché festeggiare! La Germania Ovest, accettando di riunificarsi alla DDR con un’economia più arretrata e statalizzata, diede una grande lezione di lungimiranza all’Europa, e anche se sul momento sembrava controproducente accollarsi il peso di risollevare l’Est, oggi il risultato è lo stato più popolato e potente d’Europa. L’unione fa la forza!

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