Prende quota ad Atene l’idea di una Costituzione per internet

, di Francesco Ferrero

Prende quota ad Atene l'idea di una Costituzione per internet

Si è svolto ad Atene, dal 30 ottobre al 2 novembre scorsi, il primo meeting dell’Internet Governance Forum (IGF), l’assemblea promossa dall’ONU per riunire tutti i principali attori che, a livello mondiale, condividono la responsabilità del governo di internet, o traggono benefici dal suo utilizzo: istituzioni internazionali, governi, industrie, università, società civile, media, ecc. Tra le problematiche all’ordine del giorno dei lavori figuravano ad esempio lo spam, il crimine digitale, la libertà di espressione, la privacy, il multilinguismo, la possibilità di accesso alla rete per le regioni meno sviluppate del mondo.

La convocazione del Forum rappresenta la principale decisione del World Summit on Information Society (WSIS), riunitosi l’anno scorso a Tunisi, che si era concentrato sulla polemica contro il predominio americano su internet. Sia il WSIS che l’IGF nascono, in effetti, dalla necessità, da più parti avvertita, di rispondere ad un problema politico divenuto pressante: l’internet è sin qui cresciuta in maniera sostanzialmente anarchica, essendo nata in un mondo molto diverso da quello odierno, nel quale erano collegati in rete soltanto pochi, costosissimi, server, ospitati da grandi università o aziende, perlopiù americane. Ora che la Rete sta diventando la principale infrastruttura mondiale per lo scambio di beni, servizi e informazioni, e che i suoi utilizzi commerciali sovrastano di gran lunga quelli non commerciali, la sua natura anarchica non può più essere tollerata. Ecco che dunque, sia pure tra mille resistenze, è partita la discussione su chi debba assumerne il governo.

Ora che la Rete sta diventando la principale infrastruttura mondiale per lo scambio di beni, servizi e informazioni, e che i suoi utilizzi commerciali sovrastano di gran lunga quelli non commerciali, la sua natura anarchica non può più essere tollerata

Gli USA hanno cercato di istituzionalizzare lo status quo, di fatto la loro egemonia sulla rete, simboleggiata dal controllo americano sull’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN), ma incontrano crescenti resistenze, da parte di un’alleanza assai eterogenea, che comprende l’Unione europea, un gruppo di paesi emergenti più o meno democratici (ad es. il Brasile, la Cina e l’Iran), e una parte della società civile mondiale, istintivamente contraria allo strapotere americano.

Oggi gli Stati Uniti non accettano una soluzione realmente evolutiva del problema (il trasferimento del governo di internet ad un’autorità sovrannazionale), ma fanno sempre più fatica a difendere la propria egemonia, di fronte alla minaccia di una frammentazione dell’internet in varie sottoreti regionali, paventata dal Brasile e già parzialmente attuata dalla Cina, le cui prime vittime sarebbero le grandi corporation americane, come Yahoo!, Microsoft, Google e E-Bay, che puntano sulla conquista dei mercati emergenti per realizzare nuovi profitti.

In questo scenario evolutivo si colloca la decisione di convocare l’IGF, imposta agli americani al termine del vertice di Tunisi, e, più recentemente, la decisione americana di allentare il proprio controllo sull’ICANN. Rispetto al forum di Atene, i negoziatori americani hanno cercato di fare buon viso a cattivo gioco, e soprattutto di sviare l’attenzione dal problema dell’ICANN, ampliando lo spettro dei temi in discussione, cercando di influire sulla selezione dei conferenzieri, e imponendo che il forum si limitasse a dibattere, senza alcun potere decisionale. Basti dire che l’IGF si è concluso, in modo assai inconsueto per questo tipo di riunioni, senza una dichiarazione conclusiva.

Un simile atteggiamento ricorda per molti versi quello della Gran Bretagna rispetto alla convocazione della Convenzione europea. Quando si resero conto che non sarebbero riusciti ad impedirla, i negoziatori di Sua Maestà cercarono di diluirne il mandato e la composizione, e di ridurne ai minimi termini il potere decisionale. Entrambe le strategie sottovalutano tragicamente la natura di queste assemblee, che, a condizione che emerga al loro interno una leadership ed una strategia, sono capaci di dinamiche insospettate, che le portano molto aldilà del mandato originario.

Anche dall’IGF emergono segnali interessanti. Per prima cosa, sono state già messe in agenda quattro ulteriori riunioni: a Rio de Janeiro nel 2007, in India nel 2008, in Egitto nel 2009, e in Lituania o Azerbaijan nel 2010. La scelta delle località, peraltro, fa capire che i paesi emergenti intendono giocare un ruolo significativo nella partita. In secondo luogo, è stata già annunciata la creazione, spontanea, di gruppi di lavoro informali che porteranno avanti, tra una riunione e l’altra, svariate tematiche. In terzo luogo, grazie alle pressioni dell’opinione pubblica mondiale, scandalizzata dalla complicità tra multinazionali e regimi autoritari (celebre il caso di Yahoo!, che aiutò le autorità cinesi a localizzare ed arrestare il dissidente Shi Tao, che utilizzava il servizio di posta elettronica della società americana), il mondo industriale ha mostrato alcuni segni di buona volontà. Rispondendo alle sollecitazioni di Amnesty International, che ha presentato al Forum cinquantamila firme contro la censura online, Fred Tipson, senior policy counselor di Microsoft, ha ammesso per la prima volta che l’azienda sta valutando di sospendere le proprie attività in Cina se non vi saranno segnali di allentamento della censura operata dal regime.

Infine, in buona parte grazie all’iniziativa di un gruppo di italiani, tra i quali Vittorio Bertola, unico membro italiano del Working Group on Internet Governance, il gruppo di esperti indipendenti insediato dal Segretario Generale dell’ONU su mandato del WSIS, il senatore verde Fiorello Cortiana, e il Professor Stefano Rodotà, già membro della Convenzione che elaborò la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, sostenuti dall’ONG IP Justice, ha ripreso forza ad Atene l’idea di elaborare una Costituzione per internet, già sostenuta dal Prof. Rodotà sulle colonne de La Repubblica e di The Federalist Debate.

Ha ripreso forza ad Atene l’idea di elaborare una Costituzione per internet

Come hanno sottolineato i promotori del workshop dedicato a questo tema, che ha riscosso una sorprendente attenzione da parte dei grandi media internazionali (ad es. la BBC), si tratta di estendere all’internet i diritti che oggi sono garantiti offline, a partire da quelli elencati nella Carta dei Diritti europea, la quale si colloca all’avanguardia nel mondo in materia di protezione dei dati personali, al punto da influenzare la giurisprudenza mondiale in materia.

Accanto al fascino dell’idea, vi è qualcosa di suggestivo nella procedura che viene suggerita per la stesura di questa Carta. Secondo i suoi promotori, occorre un’iniziativa dal basso, una forma nuova di Convenzione, che travalichi i confini nazionali, e coinvolga, accanto alle istituzioni, le imprese, le università e la società civile, sperimentando anche forme innovative di autodisciplina.

Si tratta, evidentemente, di un primo tentativo di estendere il mandato del Forum, trasformandolo, da mero «parlatoio», in una Convenzione mondiale. Non è un caso che quest’idea sia nata in Europa, dove sono state già sperimentate, con rilevanti successi, due convenzioni (che hanno redatto rispettivamente la Carta dei Diritti e la Costituzione europea).

Si tratta di un primo tentativo di estendere il mandato del Forum, trasformandolo, da mero «parlatoio», in una Convenzione mondiale

Come nei casi precedenti, le resistenze saranno enormi, data la portata degli interessi in gioco, ma un’idea innovativa può aggregare intorno a sé il consenso necessario per vincere ogni resistenza, e aprire la via ad un processo di costituzionalizzazione del mondo del quale si avverte, già oggi, una fortissima necessità. Come è avvenuto per il protocollo di Kyoto, o per l’istituzione del Tribunale Penale Permanente, si rivelerà fondamentale, per il successo di questa nuova iniziativa, l’alleanza tra alcuni attori istituzionali, a partire dalla Commissione europea e dai governi degli stati membri, e le frange più avanzate della società civile mondiale.

Fonte immagine: Flickr

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