Sapere aude! Libertà di pensiero e federalismo europeo

, di Walter Rapetti

Sapere aude! Libertà di pensiero e federalismo europeo

Se mi si chiedesse qual è il fenomeno culturale a cui è maggiormente debitrice l’Europa odierna rispoderei senza alcun dubbio: l’Illuminismo! Ora, non voglio qui sollevare lo spinoso dibattito sulle radici della cultura europea, ma come non ricordare che il nostro amato – parlo come federalista europeo – Immanuel Kant, autore de «Per la pace perpetua» (1795) è il medesimo della «Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo?» (1784).

Fra i molti aspetti della cultura dell’âge des lumières mi soffermo qui su uno: la libertà. La libertà di pensare, parlare, agire – il dono più alto della tradizione liberale – è difeso con forza, esaltato, rilanciato dai pensatori illuministici. Ma cos’è questa libertà? È, per dirla con il Maestro di Königsberg, «Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell’Illuminismo». Usare la propria intelligenza. Avere il coraggio di osare. Essere autonomi nel proprio pensiero: questa è l’essenza della Libertà, che troppo spesso dimentichiamo. Senza un pensiero libero dai condizionamenti e dai preconcetti non c’è libertà di esprimersi. Senza libertà di espirmersi non c’è libertà di agire. Senza libertà di agire la nostra «buona battaglia» è persa.

Non c’è libertà di pensiero se non rinunciamo ad avere «mostri sacri». Siamo tutti fallibili. Siamo tutti esseri umani. Siamo tutti soggetti alle umane miserie. Tutti quanti, anche i grandi pensatori di cui siamo abituati a leggere le opere e che – talvolta – idealizziamo. Il militante politico comune può aver bisogno di miti per sostenere la propria ideologia, ma il militante federalista no! Noi non lavoriamo per inseguire un miraggio, noi lavoriamo per costruire un futuro migliore: è la ragione che ci sostiene, non il mito.

Naturalmente la libertà di pensiero, come ogni cosa grande, ha in sé un prezzo: bisogna sforzarsi per adoperarla, faticare nella navigazione oltre il «già detto» e il «già scritto», essere disposti a soffrire poiché non compresi o poiché i propri ragionamenti ci hanno condotto a posizioni lontane da quelle di partenza, posizioni che comportano conseguenze radicali, cambiamenti politici, esistenziali, sociali.

Il mutamento si accompagna sovente alla libertà di pensiero, ma il mutamento necessità del coraggio. Il coraggio di cambiare. Il coraggio di osare. Se Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi non avessero avuto questo coraggio, il Manifesto di Ventotene non sarebbe mai nato. Ciascuno di essi aveva ricevuto un’educazione, delle idee precedenti, dei «mostri sacri» a cui era affezionato e che era pronto a tutelare. Ognuno di essi aveva la sua, propria, «verità» politica a cui fare riferimento e nella quale trovare rifugio. Eppure, questi uomini, nella coercizione del confino, hanno saputo incontrarsi, dialogare, spezzare questi «rifugi ideali» e andare oltre le proprie visioni ideologiche (comuniste, socialiste, liberali) schiudendo il proprio pensiero, lasciando che la luce della ragione risplendesse sulle proprie conoscenze, su quanto stava accadendo nel mondo, sull’esperienza che avevano vissuto. Osarono andare oltre, liberandosi dai propri riferimenti tradizionali e costruendo qualcosa di nuovo, qualcosa di grande: il progetto di un’Europa unita, libera e diversa.

È bene ricordare che liberarsi da qualcosa non significa gettarla via. Essere liberi significa non dipendere. Essere libero dal mio pc nuovo non significa buttarlo via: è nuovo, funziona bene, è utile al mio lavoro. Esserne libero significa non dipenderne, significa capire che se domani scopro che ne esiste un altro migliore sono pronto a lasciarlo, senza farne una tragedia. Gli estensori del Manifesto di Ventotene non gettarono via le loro esperienze precedenti, non dimenticarono le conoscenze acquisite: ne divennero liberi, impiegandole per progettare qualcosa di più grande.

Non c’è alcun bisogno di idealizzare un uomo per apprenderne gli insegnamenti. Idealizzare gli uomini ci ingabbia, ostacola la nostra libertà di pensiero impedendoci di avere quel saggio distacco fra noi e ciò che leggiamo che è indispensabile all’esercizio della capacità critica, del giudizio, dell’acquisizione ragionata della conoscenza. Il verbo ’riflettere’ deriva dal latino reflèctere: com’è possibile ripiegarsi o specchiarsi senza distacco, senza uno spazio tra noi e l’oggetto di riflessione? Riflettere è fondamentale per agire razionalmente, per agire efficacemente. In breve, idealizzare i nostri maestri nuoce prima di tutto alla nostra causa.

Leggiamo quindi Spinelli, Hamilton, Albertini, e tutti gli altri grandi ispiratori della causa federalista – leggiamoli e studiamoli bene! – ma dopo aver chiuso il libro lasciamoli riposare dove stanno, e riprendiamo a ragionare con la nostra testa.

Fonte immagine Flickr

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