Sul nucleare in Italia

Il ritorno ad una politica ottocentesca

, di Matteo Manfredini

Sul nucleare in Italia

Ci risiamo. Nei nostri telegiornali, nel momento dedicato alla politica, gli interventi degli esponenti dei partiti assomigliano sempre più ad una tribuna stampa piuttosto che ad un’intervista. Non ci sono le domande del giornalista, e se il politico di turno dice qualcosa di sbagliato o di falso, l’intervistatore ben si guarda dal farglielo notare, anzi il servizio prosegue con le dichiarazioni del politico successivo.

IIl risultato di questo assurdo sistema è che, alla fine, ascoltando Gasparri o Bersani, si ha l’impressione che entrambi abbiano ragione. Il motivo è che, se a qualcuno vengono concessi 40-50 secondi a ruota libera, il cittadino non ha i mezzi per farsi nessun tipo di opinione. Paradossalmente con questo sistema più un politico le «spara» grosse e più consensi avrà, perché tanto non c’è nessuno che dice stop.

Sulla CNN durante la campagna elettorale americana c’era una rubrica chiamata «truth-o-meter» (misuratore delle verità). Un giornalista analizzava parola per parola i discorsi dei due candidati alla presidenza della Casa Bianca, per poi verificare se, quello che era stato detto, fosse vero o meno. Tuttavia un sistema del genere, sulle reti pubbliche italiane, verrebbe definito, magari proprio sul Tg1 dal Gasparri di turno, come fazioso, di parte, a senso unico etc etc, senza che chiaramente nessuno gli faccia notare che sulla CNN questa è la normalità.

Ma veniamo agli ultimi avvenimenti. Quanti giornalisti si sono preoccupati di richiamare alla memoria che il ritorno alle centrali nucleari è antidemocratico? La questione viene

... tre referendum l’8 ed il 9 novembre ’86 ...

prima di approfondire il discorso sicurezza e fattibilità. Cerchiamo allora di fare chiarezza su quello che è successo l’8 ed il 9 novembre del ’86. In tre referendum il popolo italiano aveva votato: NO alla scelta da parte del CIPE dei siti su cui costruire le centrali nucleari; NO ai compensi ai comuni che ospitavano il nucleare; NO alla partecipazione dell’ENEL a progetti nucleari anche internazionali.

Andarono a votare quasi 30 milioni di persone, il 65% della popolazione italiana, ed il risultato fu un secco e chiaro NO. Ecco che nel nostro Paese i cittadini, il Popolo Sovrano, viene sempre invocato, ma alla fine non lo ascolta mai nessuno e chi dovrebbe fare notare queste cose, i media, vero fulcro della democrazia, tacciono.

Per esempio in Bulgaria e Slovacchia l’ENEL partecipa alla produzione di energia elettrica generata dalle centrali nucleari. Il maggior azionista ENEL è il Ministero dell’Economia e delle Finanze con il 21,7% (al 31 dicembre 2007) ovvero noi cittadini. A cosa serve un referendum se tanto il popolo non ha voce in capitolo? Se i media trattassero questo argomento con un po’ più di professionalità, raccontando e approfondendo questi temi, forse le reazioni tra l’opinione pubblica sarebbero diverse.

La settimana scorsa è stato spazzato via il referendum dell’1986 nella sua interezza,ma su tutti canali nazionali abbiamo visto un’altra cosa: il solito spettacolo, Roma, due leaders, tutto perfetto, luci colori, affreschi, tutto già visto.

I cittadini italiani si sono visti sottrarre la loro sovranità da un accordo bilaterale dal sapore pre Unione europea. Dove sono gli esponenti leghisti ora? Dove sono quelli che aizzano

... un accordo bilaterale dal sapore pre Unione europea ...

la piazza contro Bruxelles e contro l’Unione Europea, mossi da assurdi regionalismi, ora che bisognerebbe indignarsi davvero? Berlusconi dice che il nucleare è stato bloccato dal fanatismo della sinistra, nessuno gli ha fatto notare che, se il 65% della popolazione italiana fosse stata comunista, come si spiega che il PCI in 60 anni non è mai stato al potere?

Fonte dell’immagine: World Wide Web

Tuoi commenti

  • su 2 marzo 2009 a 22:13, di Michele Gruberio In risposta a: Sul nucleare in Italia

    Caro Matteo, come ben sai spesso ci siamo trovati in disaccordo su alcune letture. È quanto più chiaro che alcune affermazioni del nostro attuale primo ministro sono discutibili. Non c’è dubbio. Effettivamente procedere calando dall’alto un progetto ardito come quello del nucleare dopo un referendum che fu negativo non è certamente la cosa più democratica. Come già fu a suo tempo la legge elettorale. Però! siamo sicuri che venti anni dopo le cose stiano ancora così? la ricerca di fonti di energia pulite è sempre più pressante e soprattutto sappiamo benissimo che anche se l’Italia non adottasse il nucleare, un’eventuale falla in una qualsiasi delle centrali europee scatenerebbe una serie di deflagrazioni che non ci lascerebbero scampo. Inoltre. Il voto negativo al tempo era influenzato dagli avvenimenti allora recenti, quando quelli attuali - cito la minaccia russa di chiuderci i rubinetti del gas da qui a domani, questione peraltro ancora irrisolta - potrebbe essere determinante per una svolta radicale.

    Il discorso sulla rappresentanza e la democrazia è vecchio quanto le prime forme di governo. Cosa fare? Come procedere? Qual’è la volontà generale e come applicarla?

    Ti saluto e ti abbraccio, salutami il Belgio e speriamo di vederci a Forlì il 9 maggio! Gruberio

  • su 4 marzo 2009 a 15:24, di Matteo Manfredini In risposta a: Sul nucleare in Italia

    Caro Michele, meno male che ci troviamo in disaccordo se no non ci sarebbe dibattito.

    Il mio pensiero é che in Italia i referendum dove i cittadini hanno davvero partecipato si contano a malapena sulle dita di due mani. Quello sul nucleare é uno di questi. Influenzato se vuoi dalle notizie che venivano dal Est Europa, ma non si puo’ spazzare via uno dei rari referendum, che ha visto una grande partecipazione di persone, in questo modo.

    Inoltre viene spesso citato Chernobyl, ma la lista é molto piu’ lunga, Tokaimura; Three Mile Island; Sellafield, solo per citare i grandi incidenti, poi ci sono i piccoli e i medi (l’ultimo dei quali proprio qui in Belgio qualche mese fa).

    Tu vivi vicino ad una delle più belle città d’Europa, acceteresti che ci costruissero una centrale a 3 km?

    Io non sono contro il nucleare tout court, penso sia necessario tenere aperte le centrali che già ci sono ed usarle come bridge verso le rinnovabili. Ma aprire nuove centrali non é economicamente vantaggioso. Non lo dico io ma diversi economisti tra i quali Rifkin.

    Non voglio addentrarmi nel merito, ma i francesi, che come sappiamo non fanno mai cattivi affari, si stanno rendendo conto che il nucleare non é più conveniente e cercano di dividerne i costi. Per esempio é vero che compriamo energia elettrica prodotta dalla Francia per mezzo di reattori nucleari, ma spesso lo facciamo di notte, ad un prezzo molto molto piu’ basso di quello del mercato, per ripompare l’aqcua delle nostre centrali idroelettriche al bacino superiore e per continuare la produzione di elettricità il giorno dopo. L’ENEL ci guadagna, noi meno.

    Siamo il paese con più sole e vento d’Europa, non sarebbe bello diventare per una volta l’anvaguardia di qualche cosa?

  • su 5 marzo 2009 a 20:18, di fondatore movimento italianiindignati In risposta a: Sul nucleare in Italia

    Condividiamo in toto il tuo articolo, sappiamo che non sarà facile, ma noi non intendiamo farci ulteriormente prendere «per i fondelli» dai nostri politici. Abblamo localmente costituito un movimento (ad oggi 360 iscritti) cui aderiscono tutti quegli italiani veramente indignati, che cominciano a vergognarsi della propria classe politica e che, per protesta, alle future elezioni si recherà a votare, annullando però la scheda.

    italianiindignati.

  • su 13 marzo 2009 a 00:15, di Alessio In risposta a: Sul nucleare in Italia

    Sinceramente non sapevo che i referendum avessero una scadenza. Se così fosse dovremmo rivedere le seguenti consultazioni referendarie precedenti a quella sul nucleare: 1974 Divorzio 1978 Ordine pubblico e finanziamento ai partiti 1981 Ergastolo, porto d’armi ed interruzione di gravidanza 1985 Scala mobile 1987 Responsabilità dei giudici Per non parlare di quel «pezzo d’antiquariato» della Costituzione......

    In merito all’inflazionata motivazione del «ma si, se succede un incidente in Francia tanto ci rimettiamo lo stesso» vorrei fare due considerazioni: 1) Il fatto che «ce l’abbiano anche in Francia» non vuol dire che dobbiamo dotarci del nuclerae anche noi,bensì che bisognerebbe lavorare a livello comunitario affinchè la Francia smantelli le proprie centrali. Questo perchè, a suo tempo, ha preso una decisione che va oltre i propri confini, andando a toccare (in caso di incidente) la sicurezza altrui. E’ la solita storia del «la tua libertà finisce dove inizia la mia». Quindi ripeto, decisioni come quella di dotarsi del nucleare, andrebbero prese a livello comunitario; 2) Da italiano mi duole dirlo, ma noi siamo quelli che seppellivano i rifiuti a «smaltimento speciale» sotto la sabbia nel napoletano...vogliamo fare lo stesso con le scorie nuclerai???

    Infine suggerisco la lettura di un libricino: «La decresita felice». A tratti è un po’ campato in aria, ma da degli spunti interessanti su cui riflettere.

    Un saluto

    Alessio

  • su 16 aprile 2009 a 11:30, di Salvo In risposta a: Sul nucleare in Italia

    Io aderisco pienamente al vostro movimento che per eccesso di gentilezza chimate «italiani indignati», per me sarebbe piuttosto «italiani disgustati» dai nostri politici a senso unico....

    In Europa le centrali nucleari si smantellano e in Italia si costruiscono? Ma cosa è questa assurdità? L’Italia è soggetta a tutte le calamità naturali tipo terremoti e vulcani che esplodono, pensate se ne avessero costruita una nel centro Italia che cosa sarebbe successo in seguito al terremoto avvenuto in Abruzzo? L’Italia ha una situazione privilegiata per l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile. L’Italia ha il sole, il mare, i fiumi, il vento. Perché chi governa sta facendo una fissazione sul nucleare allora che il problema dello stoccaggio scorie altamente radioattive per 100.000 anni in modo sicuro non è stato ancora risolto? Pensate per i prossimi 100.000 anni che fardello lasciate alle prossime generazioni? State rubando loro il pianeta…… E perchè accettate passivamente la decisione di quei pochi che per soldi venderebbero anche le loro madri. Bisogna organizzare una petizione su un sito internet dedicato e raccogliere il più possibile di firme. Perchè non farlo seriamente? Magari su iniziativa di questo vostro movimento? In Italia non è solo il nucleare il problema in realtà : Vi siete resi conto di come stanno andando alla deriva le cose? Vi siete resi conto che non c’è più una spiaggia dove ci si puo bagnare senza il rischio di beccarsi la leucemia per gli scarichi che arrivano in mare? Vi siete resi conto che chi va in ospedale per un problema, se riesce ad uscirsere in vita è un miracolato??? Vi prego non annullate la scheda alle votazioni: cosi facilitate la vita a coloro che non hanno più nessun ostacolo a fare quello che vogliono. Siete indignati d’accordo, ma non diventate passivi. Foramte piuttosto un partito politico e agite....

  • su 28 gennaio 2010 a 20:23, di movimento ITALIANIINDIGNATI In risposta a: Sul nucleare in Italia

    Partiti ce ne sono fin troppi! 88 0 89, credo. Quale credibilità potrebbe avere un ulteriore partito? Meglio un grande movimento che organizzi e rappresenti il dissenso o l’indignazione o lo schifo che dir si voglia, che si renda incubatore di una azione di protesta «forte» che potrebbe costringere la politica a cambiare o se ciò non si verificasse, prendere le decisioni più opportune; confluire in massa in un partito, fondarne uno nuovo,far convergere il consenso sul meno peggio o quant’altro si ritenesse DEMOCRATICAMENTE opportuno. Consideriamo che gli indignati della politica, rappresentano il «partito» più numeroso: coloro che non si recano a votare (circa il 30%), le schede bianche e nulle (6-7% in grande crescita)e tutti i rassegnati che votano senza convinzione tanto non cambierà mai (difficile da quantificare, ma tantissimi). Se si riuscisse a coordinare buna parte di costoro che per altro sono le persone più oneste e meno colluse col nostro indegno sistema, solo così si potrebbe sperare di innescare un cambiamento indispensabile, non cruento e non violento. Le prossime regionali, quale migliore occasione per URLARE LA NOSTRA INDIGNAZIONE? Andiamo a votare ma annulliamo la scheda, scrivendoci sopra quello che pensiamo della politica italiana! italianiindignati chez libero.it

  • su 2 aprile 2010 a 08:21, di italiano indignato In risposta a: Sul nucleare in Italia

    alla luce dei dati elettorali (mentre i partiti,al solito si accapigliano per stabilire chi ha vinto),ciò che evidentemente emerge, è la notevole crescita degli italiani indignati e la conseguente scofitta della politica, che però sembra ancora voler ignorare un problema che comincia ad assumere dimensioni assolutamente non trascurabili.

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