Sull’omicidio di Verona

, di Matteo Manfredini

Sull'omicidio di Verona

Si chiama Veneto Fronte Skinheads il gruppo al quale appartenevano i giovani che hanno assassinato Nicola Tommasoli alcuni giorni fa. Immediatamente dopo, forse per smorzare i toni, chi di dovere si è affrettato ad affermare che non si è trattato di un’aggressione politica, che non c’è nessun colore, rosso o nero che sia, sullo sfondo di questa vicenda. Questo è possibile. Ma credo che fare passare questo omicidio come una faccenda che non ha nessun legame con il Veneto Fronte Skinheads o con l’estrema destra sia un poco riduttivo.

Molti giornali hanno intervistato membri di questo gruppo ed hanno mostrato immagini di manifestazioni da loro organizzate. Ma sono stati pochi quelli che si sono soffermati sulla storia del movimento e sulle loro ideologie neonaziste di estrema destra. Del loro odio verso omosessuali, extracomunitari ma soprattutto per la loro celebrazione della violenza.

Già nell’ottobre del 1994 il loro presidente veniva arrestato con altri sette militanti con l’accusa di istigazione all’odio razziale. Nel 1995 la Magistratura di Roma indagava ancora il presidente del Veneto Fronte Skinheads per apologia al genocidio. Nel ottobre 1996 la procura di Verona spiccava 4 mandati di cattura contro la sezione veronese del gruppo e nel febbraio 1997, il GUP di Verona, disponeva il rinvio a giudizio di 46 militanti dell’associazione. Non dimentichiamoci che questo non è un gruppo qualunque slegato dal mondo politico nazionale, ma è un’associazione che dal 1999 intensifica la collaborazione con il Movimento Sociale Fiamma Tricolore (soprattutto a Vicenza), e che successivamente vede diversi dei suoi membri aderire a quest’ultimo.

Alcuni grandi partiti e coalizioni non hanno tuttavia mai rinunciato a coalizzarsi con la Fiamma Tricolore in diversi appuntamenti elettorali. Nel 2006 La Fiamma si accorda con la Casa delle Libertà in tutte le circoscrizioni e regioni italiane (raccoglierà 231 mila voti e non supererà gli sbarramenti con conseguente non elezione di nessun deputato o senatore).

Il caso del Belgio

Il fenomeno dell’estrema destra chiaramente non riguarda solo l’Italia, ma spesso viene gestito in modo molto diverso in Europa. Un esempio tra tutti il Belgio ed il Vlaams Belang. In breve: Vlaams Belang viene fondato nel 2004 e può essere considerato l’erede diretto del Vlaams Blok (blocco fiammingo), partito fiammingo di estrema destra, sciolto dall’Alta Corte Belga per incitazione alla discriminazione ed al razzismo. La sua ideologia si basa su un misto di razzismo e discriminazione per tutti i non fiamminghi. Attenzione: il Vlaams Belang non è un partito da 200 mila voti. Se nel ’95 l’allora Vlaams Blok nelle fiandre raggiungeva il 12,3%, nel 2004 era al 24,6%, e nel 2007 al 21%.

Nonostante queste cifre molto appetibili per un’alleanza, a partire dai primi anni ’90, ritenendo la politica del partito incompatibile con i valori democratici, i rimanenti partiti fiamminghi hanno deciso il cordon sanitaire. Tutti i partiti si sono impegnati a non considerare Vlaams Belang come possibile parter in una coalizione elettorale. Grazie a questa politica oggi Vlaams Belang, in Belgio, è una parola che, esclusi i suoi sostenitori, assume subito connotati molto negativi (spesso le persone cambiano espressione quando si pronuncia questo nome) e nelle ultime elezioni ha perso il 3% dei voti.

Forse è ora che anche nel nostro paese in politica entrino giudizi di merito quando si stipulano alleanze. Non è moralità qualunquista, ma i giudizi dei partiti, degli opnion leaders, dei giornali (anche del presidente della Camera) possono aiutare i giovani a capire non dove è il bene, ma perlomeno a capire dove è il male. Il Veneto Fronte Skinheads, sul suo sito, fa sapere che non centra nulla con l’omicidio Tommasoli e firma il comunicato con la scritta: “FEROCI PIU’ CHE MAI”. Permettetemi la sorpresa nel leggere tutto ciò. L’associazione in questione non predica certo il rispetto tra le persone, l’importanza dello scambio di opinioni, la tolleranza o il senso civico.

Chi ha inventato la sedia elettrica (Edison nello specifico) non è esente dalla responsabilità dei morti che ha provocato, anche se non è sempre lui a girare l’interruttore.

Immagine: Verona, scorcio di Piazza Bra. Fonte: Flickr

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