Tra Europa e Asia: il Caucaso nuova terra di conflitto?

, di Matteo Minchio

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Tra Europa e Asia: il Caucaso nuova terra di conflitto?

La crisi russo-georgiana di questi giorni ha messo in primo piano il deterioramento delle relazioni diplomatiche maturato negli ultimi mesi tra l’Europa, gli Stati Uniti e la Russia. Tutti e tre questi soggetti hanno forti interessi nella regione del Caucaso, un’area che politicamente e strategicamente sta diventando centrale, tanto quanto risulta essere una delle più instabili.

Dal punto di vista strategico, la sua rilevanza deriva in primo luogo dalle risorse energetiche che si trovano nell’area. In un’economia globalizzata dove i giganti industriali si contendono sino all’ultima goccia di petrolio, il controllo delle risorse petrolifere del Caucaso garantisce una risorsa o un’arma di ricatto. Per l’Unione Europea, la costruzione di un oleodotto dal Mar Caspio sino ai porti turchi sul Mediterraneo è un’ottima opportunità per diversificare il suo approvvigionamento energetico con la costruzione dell’oleodotto Baku- Tbilisi –Ceyhan. Tale progetto è stato studiato evidentemente in alternativa agli oleodotti che arrivano in Europa attraverso Ucraina, Bielorussia e i paesi baltici, che dipendono tutti dalla Russia. Anche gli Stati Uniti sono interessati all’oleodotto, perché indebolirebbe la risorsa energetica dell’Iran. Per motivi opposti, Mosca vuole impedire a tutti i costi questa operazione spezzando il tragitto con il controllo dell’Ossezia del Sud.

In secondo luogo, la regione è militarmente rilevante per svariati motivi. Gli Stati Uniti guardano alla regione tra il Mar Nero e il Mar Caspio come una cerniera tra l’Europa e l’Asia, testa di ponte per il Medio Oriente e l’Asia Centrale, dove al momento stanno giocando le delicate partite dell’Iraq e dell’Afghanistan. L’Unione Europea è interessata a un partenariato strategico con questi paesi, a causa dei suoi interessi energetici, e quindi alla pacificazione dell’area. Questi progetti collidono con quelli del Russia, per la quale il controllo del Caucaso è ragione di orgoglio nazionale e volontà di potenza regionale dopo un decennio di crisi politico-economica.

Dal punto di vista politico, la regione è instabile per l’esistenza di tre conflitti radicati e di difficile soluzione, scoppiati tutti con la fine dell’Impero Sovietico. In primo luogo il conflitto in Cecenia, il più famoso e drammatico, che ha coinvolto Mosca in due sanguinose guerre negli ultimi anni e ridotto la città di Grozny a macerie. In secondo luogo il Nagorno-Karabahk motivo di tensione tra Azerbaigian e Armenia. L’area è controllata dall’Armenia, ma in territorio azero. Recentemente, la debolezza politica di Jerevan in seguito all’avvicendarsi della coalizione al potere ha indotto Baku ad attaccare, forte di un consistente investimento nelle spese militari compiuto negli ultimi anni. Nonostante lo stato d’emergenza instaurato in Armenia, la situazione appare per ora essersi raffreddata. Infine la rivalità tra Georgia e Russia riguardante l’Abkazia e l’Ossezia del Sud, un conflitto a lungo considerato “congelato”, ma tornato di stretta attualità.

L’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa

In questi anni il destino del Caucaso è stato affidato alla gestione da parte dell’OSCE, una sede diplomatica alla quale partecipano tutti i paesi europei, il Canada, gli Stati Uniti, la Russia e gli altri paesi ex-sovietici. Con il crollo del blocco sovietico, questa organizzazione è divenuta il luogo dove dibattere dei temi di rilevanza politico-militare nonché di quelli riguardanti diritti umani e libertà d’espressione. In effetti l’OSCE è stata l’unica organizzazione alla quale è stato concesso, insieme a pochissime organizzazioni umanitarie, di penetrare nella zona di conflitto oltre il confine osseto per verificare la situazione. Il peso dell’Unione Europea nell’OSCE è cruciale e ancor più quest’anno, poiché dispone di una presidenza di turno affidata a un grande paese, la Francia, e della presidenza in esercizio dell’OSCE, affidata al

... tra i principi dell’Osce non solo i diritti umani, ma l’intangibilità delle frontiere ...

quarantenne Ministro degli Esteri finlandese Alexander Stubb, già parlamentare europeo e professore del Collegio di Bruges. Grazie al dinamismo finnico e all’esperienza maturata dal paese nell’organizzazione sin dalla Conferenza fondativi di Helsinki del 1975, l’OSCE ha svolto un ruolo importante.

Tra i principi fondamentali dell’OSCE non vi è soltanto il rispetto dei diritti umani nell’Europa dell’Est, ma anche il principio dell’intangibilità delle frontiere e la sovranità degli stati in Europa. In questo momento la Russia vuole proprio riaffermare questi principi originari dell’OSCE, violati nei Balcani dagli USA e dalla NATO. La Russia non è più disposta ad accettare la situazione evidentemente ad essa sfavorevole che derivò dalla crisi dell’Unione Sovietica. Per questo motivo si è sciolta dal vincolo di rispettare il Trattato sulle armi convenzionali in Europa con l’accusa rivolta alla NATO di non rispettare a sua volta tale accordo. Slegata da questi impegni giuridici, la Russia è libera anche legalmente di svolgere le proprie azioni militari senza render conto a nessuno. A fronte di una nuova politica di potenza russa, è utile ragionare sull’opportunità di rafforzare l’Europa come interlocutore credibile. La debolezza americana sullo scadere del mandato della Presidenza ha reso gli Stati Uniti impotenti davanti all’arroganza russa. Le continue divisioni europee tra coloro che vogliono salvaguardare i rapporti con Mosca in nome di un’opportunità politica e coloro che manifestano la loro ostilità per ragioni storiche rendono fragile ogni iniziativa comune avanzata dalla Presidenza di turno.

Anche se in questo caso essa è stata piuttosto attiva e propositiva sia in sede bilaterale che alle Nazioni Unite, l’assenza di un elemento coercitivo tra le sue mani e l’impossibilità di usare quello dell’Alleanza Atlantica senza accordo americana hanno spuntato le sue armi. Probabilmente l’esistenza di un Ministro degli Esteri europeo capace di coordinare gli sforzi, alle Nazioni unite come all’OSCE, presso la NATO come con Mosca, avrebbe rafforzato l’operato della Presidenza del Consiglio e rappresentato l’Europa per come merita. Allo stesso modo la possibilità di disporre di truppe europee di peace-keeping autonome dalla NATO e disposte a frapporsi tra le parti in conflitto avrebbe offerto alla diplomazia un’arma ulteriore.

... la doglianza di un elemento coercitivo nelle mani dell’Osce ...

Inoltre è utile interrogarsi alla luce dei fatti intercorsi su quali siano i veri interessi europei nel rapporto con Mosca e se alla fine dei conti sia davvero conveniente seguire la Georgia sulla strada di un inasprimento delle relazioni con Mosca. La superficialità con la quale l’America ha condotto il suo rapporto con Tbilisi ha accentuato le spinte nazionaliste e incoraggiato vecchi rancori. Certamente la Russia non ha svolto in tal senso una funzione pacificatrice, anzi ha continuato a offrire provocazioni. Tuttavia è scorretto dimenticare l’esistenza della Russia come attore chiave nell’Est Europa e far finta che il suo peso nei Balcani, nel Baltico o nel Caucaso sia pari a qualunque altro stato. Seguire ciecamente gli Stati Uniti nel riconoscimento del Kosovo come nell’adesione della Georgia alla NATO rischia di vincolare l’Europa a degli impegni che sono contrari a suoi interessi.

È un interesse europeo stipulare un patto di mutua assistenza militare con la Georgia nonostante la sua fragilità politica e l’instabilità delle sue relazioni con la Russia? Non sarebbe più utile seguire con Mosca un approccio di cooperazione che mantenga una linea di fermezza sul piano dei diritti umani e della democrazia, ma non rinunci ad offrire anche alla Russia un futuro di sviluppo durevole con la condivisione delle risorse energetiche russe e delle risorse finanziarie europee? Prima che la Russia scelga definitivamente la strategia militare, l’Unione Europea dovrebbe considerare tutti gli strumenti per mantenere Mosca vincolata a un quadro di diritto internazionale e accordi commerciali che rafforzi i legami tra l’Est e l’Ovest del continente.

Fonte dell’immagine World Wide Web

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