Europa: continente di luci e speranze

, di Riccardo Bodini

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Europa: continente di luci e speranze

La situazione è drammatica. Lo testimoniano le cronache che riportano quotidianamente notizie relative a suicidi dovuti a licenziamenti, debiti, fallimenti.

Prime pagine che fanno venire i brividi a tutti. Non ci sono scorciatoie, maghi o incantatori. Possiamo solo affrontare una strada sterrata insidiosa e difficile da percorrere con le nostre sole forze. Tuttavia non si deve perdere la speranza, ovvero il custodire uno stato d’animo che ripone fiducia in qualcuno o qualcosa. Ce lo impone la Storia con esempi di profonde crisi culturali e politiche, la letteratura mediante le penne più illustri, la scienza come faro della ragione umana; ma in modo particolare la dignità che mai bisogna perdere nel corso della vita. Le strade percorribili non sono molte, siamo davanti ad un bivio: il nazionalismo o la Federazione europea.

Nel primo percorso troviamo eventi ed errori che troppe volte sono stati commessi nel corso della Storia. Posso proporvi come esempio il caso italiano del Cinquecento; quando la penisola era divisa in circa dieci «staterelli» incapaci di progredire economicamente e politicamente, favorendo invece l’accentuazione del potere baronale e aristocratico. Solo una persona fu capace di comprendere l’inadeguatezza di quel sistema. Sto parlando del magnifico Niccolò Macchiavelli, che però dovette attendere circa tre secoli per veder curate le patologie italiane che aveva ben diagnosticato.

Passando invece a tempi più recenti non si può evitare un commento ai regimi totalitari del Novecento. Nel corso degli anni Venti, infatti, l’Europa cadde in una profonda crisi economica, culturale e politica che ebbe l’effetto più drammatico in Germania, dove prese piede la dittatura più feroce, inumana e terribile che la Storia ricordi. Hitler fu votato ed eletto dal popolo esausto, sfinito e alla fame: la pancia prevalse sulla Ragione, e l’esito lo conosciamo molto bene. Oggi dobbiamo evitare che la crisi ci porti a scegliere il nazionalismo e le soluzioni apparentemente facili. Bisogna invece essere patrioti: amare la nostra tradizione, la nostra cultura, e capire i limiti del nostro Paese.

La Ragione ci deve portare a percorre la strada Europea, tracciata da statisti illustri subito dopo il termine del secondo conflitto mondiale. La Storia ci suggerisce di completare il processo di unificazione politica e arrivare alla formazione degli Stati Uniti d’Europa, un assetto politico mai realizzato che produrrebbe esiti inediti e sorprendenti.

In questo modo, per esempio, l’Euro non potrebbe più essere minacciato da speculatori esterni in quanto difeso da un Ministero, l’economia dell’Europa unita sarebbe al vertice di quella mondiale e il governo unico potrebbe lanciare un Piano di sviluppo sociale che i singoli Stati non possono assolutamente offrire. Purtroppo ci sono ancora alcuni fattori che impediscono la realizzazione di quest’utopia così vicina. In primis la presenza di governi nazionali che non vogliono perdere la sovranità, ovvero un potere.

Tutti noi, però, possiamo tuffarci e aiutare in questo lungo processo di integrazione. Uniamoci in questo mare di diversità, investiamo nelle nostre tradizioni e impariamo a conoscere ed apprezzare quelle degli altri Paesi. Favoriamo la nascita di un’Europa più sociale e vicina al singolo. Solo il cittadino, infatti, con le sue azioni quotidiane può favorire lo sviluppo di un clima più unitario, aperto, europeo e solidale. Europa è anche chiudere gli occhi nella magia della notte, aprirli e vedere un continente pazzo di luci, stelle e speranze.

1. L’articolo è stato originariamente pubblicato come Editoriale (maggio 2013) della rivista Eureka

2. Fonte dell’immagine: Flickr

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