Intervista a Paolo Ponzano

Un referendum europeo? E’ possibile

, di Samuele Pii

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Un referendum europeo? E' possibile

Il 9 febbraio scorso presso l’Istituto Universitario Europeo si è svolto un seminario accademicosul tema “Un referendum europeo per la Costituzione europea – Problemi giuridici e politici”. Paolo Ponzano ne era il coordinatore scientifico, assieme a Jacques Ziller (si veda la sua intervista ad Eurobull). Lo abbiamo incontrato per cercare tre risposte.

Quali sono state le conclusioni del seminario sul referendum europeo?

Il colloquio ha concluso che nuovi referendum nazionali su un testo di Trattato costituzionale sarebbero inevitabili in alcuni paesi per ragioni giuridiche (IRL) o politiche (DK) nel caso in cui vi fossero nuovi trasferimenti di competenze all’Unione europea (UE). Inoltre, alcuni governi hanno preso impegni politici nei confronti dei loro elettori che sarà difficile non rispettare. Lo stato delle discussioni su un testo di nuovo trattato porta alla conclusione che sarà difficile evitare nuovi referendum nazionali.

Tali referendum nazionali sarebbero tuttavia poco democratici nella misura in cui: 1) una larga parte dell’elettorato potrebbe pronunciarsi di nuovo su dinamiche nazionali e non sulla sostanza del testo europeo; 2) un esito negativo farebbe subire la responsabilità della sconfitta ad una eventuale maggioranza della popolazione europea. In questo contesto i partecipanti al seminario hanno esaminato le basi giuridiche dei trattati esistenti che permettano di convocare un eventuale referendum europeo per concludere che la base più solida, cioè l’articolo 22 del Trattato delle Comunità Europee, richiederebbe non solo una decisone del Consiglio all’unanimità su proposta della Commissione, ma anche una ratifica da parte di tutti gli Stati membri difficile da realizzare in tempo utile per le elezioni del giugno 2009.

Di conseguenza, i partecipanti hanno ritenuto più realista la prospettiva di referendum nazionali coordinati a livello europeo. Un’eventuale soluzione in questo senso richiederebbe una “decisione” degli Stati membri a livello di Consiglio europeo comportante successivamente degli atti legislativi o regolamentari nazionali (soprattutto nei paesi come la Germania dove la maggior parte della dottrina considera necessaria una legge di revisione costituzionale).

Questa eventuale “decisione” dovrebbe limitarsi ad “armonizzare” la data della consultazione (per esempio la settimana delle elezioni al Parlamento europeo) e la forma del quesito posto agli elettori, lasciando tutto il resto alle legislazioni nazionali. Nel caso in cui la prospettiva di una consultazione popolare coordinata in tutti gli Stati membri risultasse impraticabile (nella misura in cui la “decisione” del Consiglio europeo esige l’unanimità), si potrebbe decidere di tenere referendum nazionali coordinati nei soli Stati membri in cui tali referendum fossero necessari per ragioni giuridiche o politiche.

Come modificare il progetto di Costituzione europea senza stravolgere il lavoro della Convenzione?

Mi sembra evidente che non si può richiedere ai cittadini di alcuni Stati di rivotare una seconda volta sullo stesso progetto di trattato costituzionale già rigettato nei due referendum francese e olandese. Quindi appare inevitabile la redazione di un nuovo testo che salvaguardi le disposizioni che non sono state oggetto di contestazioni nelle campagne referendarie. Tali disposizioni dovrebbero tuttavia essere ripresentate in un testo più leggibile e più corto, dato che il vecchio testo conteneva nei 448 articoli non solo le innovazioni apportate ai trattati attuali, ma anche il contenuto degli attuali trattati modificati, per l’essenziale, solo in maniera formale.

...occorre sottoporre ai cittadini europei...un testo chiaro con le sole innovazioni che il nuovo trattato apporterebbe ai trattati attuali...

In altre parole, occorre sottoporre ai cittadini europei, negli Stati in cui fosse necessario un referendum, un testo chiaro con le sole innovazioni che il nuovo trattato apporterebbe ai trattati attuali, dato che questi ultimi resterebbero comunque in vigore. Questo nuovo testo potrebbe includere non più di 70-80 articoli, in cui siano riprese tutte le innovazioni, sia dei meccanismi istituzionali che delle nuove competenze attribuite all’Unione, e non contestate nelle campagne referendarie, in modo che i cittadini si pronuncino unicamente su queste. Il resto del Trattato costituzionale attuale, cioè le disposizioni dei trattati attuali riscritte in altro modo, potrebbe essere oggetto di un protocollo di revisione dei trattati attuali da ratificare attraverso il parlamento, trattandosi soltanto di un aggiustamento tecnico-giuridico dei trattati attuali al nuovo trattato che sarebbe sottoposto ai cittadini europei.

Tuttavia per evitare che il nuovo testo sia lo stesso vino presentato in un’altra bottiglia e per far fronte alle nuove sfide che l’UE ha oggi, bisognerebbe aggiungere a questo testo più snello delle disposizioni che contengano nuove competenze di cui l’UE ha bisogno per rispondere alle preoccupazioni dei cittadini. Cito, in ordine non esclusivo: la politica energetica, le disposizioni in materia di cambiamento climatico, i criteri per le adesioni dei nuovi stati membri e, malgrado le difficoltà che questo potrebbe comportare in alcuni stati membri, un protocollo complementare in materia di politica sociale, che è stato richiesto da una larga parte dell’elettorato francese e olandese.

Quindi, si tratterebbe da una parte di rivedere la struttura del testo attuale per trasformarlo in un testo più snello, dall’altra di aggiungere le nuove disposizioni che permettano all’UE di fornire risultati ed esercitare competenze nei campi che rispondono alle preoccupazioni dei cittadini europei.

Nell’ipotesi in cui ci fosse un referendum europeo (o il coordinamento dei referendum nazionali) che cosa accadrebbe se i cittadini di uno o più paesi non dovessero approvare il nuovo testo? Una larga maggioranza dell’Unione sarebbe ancora bloccata dal veto di una minoranza?

E’ certo che il problema essenziale che fa ostacolo all’approvazione di un trattato europeo di natura costituzionale è la regola dell’unanimità. Il metodo più semplice sarebbe di sostituire questa regola con quella della doppia maggioranza, maggioranza degli stati e della popolazione.

Poiché questo obiettivo non sembra realistico nel momento attuale, perché occorrerebbe preventivamente l’unanimità degli Stati per modificare la regola del consenso unanime, occorre cercare delle soluzioni alternative. Una possibilità realistica sarebbe quella di verificare in una consultazione popolare europea il grado di accettabilità del testo da parte di una maggioranza della popolazione europea.

Una possibilità realistica sarebbe quella di verificare in una consultazione popolare europea il grado di accettabilità del testo da parte di una maggioranza della popolazione europea

Questo non permetterebbe di escludere gli Stati che non ottenessero il voto favorevole dei propri elettori sul nuovo trattato, ma darebbe agli altri Stati, che avessero ricevuto un’investitura dei loro elettori, la legittimità di negoziare con gli Stati non ancora disposti a fare il passo ulteriore, un accordo che permettesse l’entrata in vigore delle nuove disposizioni unicamente tra gli Stati che disponessero della maggioranza dei loro cittadini.

Tale accordo consentirebbe ad un gruppo di Stati di formare l’avanguardia dell’integrazione politica europea, mentre gli altri stati conserverebbero tutti i diritti di cui dispongono in base ai trattati attuali.

Paolo Ponzano è Consigliere principale della Commissione europea per le questioni istituzionali. Qui si esprime tuttavia a titolo unicamente personale.

Immagine: Referendum Plus, il drink energetico usato nella campagna sul referendum sulla costituzione europea in Spagna Fonte: Flickr

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