Un vademecum europeo per la ministra Bernini

, di Federico Martire, Filippo De Agostini

Un vademecum europeo per la ministra Bernini

Anna Maria Bernini, avvocato e professoressa universitaria di diritto pubblico comparato, figlia di Giorgio Bernini, ex Ministro del Commercio Estero, è da qualche settimana il nuovo ministro senza portafoglio per le politiche europee (o “ministra” a seconda dei gusti).

Un compito importante e delicato, spesso sottovalutato, che necessita della costruzione di un’agenda dettagliata, precisa e di ampio respiro che sappia agire tanto in ambito diplomatico, quanto di lobby e di impegno in favore dell’integrazione europea.

E se, almeno per un giorno, fossimo i primi consulenti della neo-ministra, che le suggeriremmo? Quali sarebbero le priorità politiche da seguire? Proviamo ad ipotizzare un piccolo vademecum per il ministro Anna Maria Bernini:

1) Lavorare al fine di rafforzare la presenza di italiani presso le istituzioni europee

In questo senso, non intendiamo un tentativo di ‘lottizzazione’ delle posizioni amministrative e dirigenziali che contano in sede UE, quanto più un impegno concreto e di lungo termine per favorire – magari in collaborazione con il Ministero degli Esteri e con il Ministero dell’Università e Ricerca – la formazione di professionisti degli affari europei in grado di operare in maniera efficiente ed efficace presso le istituzioni comuni.

Come? Ad esempio dando maggiori mezzi alla Rappresentanza italiana a Bruxelles, creando un canale di dialogo fra funzionari italiani ed istituzioni italiane (un po’ come fa la Spagna che gestisce un apposito database), facilitando e coordinando la mobilità dei funzionari italiani all’estero (Erasmus dei funzionari), migliorando la qualità dei corsi di preparazione per i concorsi UE e creando un sistema centralizzato per le candidature di italiani a posti dirigenziali (DG, Direttori).

2) Sensibilizzazione della cittadinanza

Spiegare l’Europa ai suoi cittadini è un compito arduo e talvolta ingrato, ma è, senza dubbio, una responsabilità importante del ministero. Lo è sempre stato, ma ora in un momento di crisi e di demagogia galoppante è ancora più importante.

Per questo, la ministra Bernini dovrebbe impegnarsi in favore di campagne di sensibilizzazione in merito alla UE e ai benefici della partecipazione dell’Italia all’Unione (magari avendo il coraggio di schierarsi contro le affermazioni anti-europeiste di alcuni suoi colleghi). Questo tipo di attività andrebbe rivolta al contempo ai cittadini ed alla stessa politica.

Cittadini - Ai cittadini, informandoli e creando una maggior consapevolezza circa la necessità dell’integrazione europea. Prendendo esempio da Touteleurope.fr che è l’organismo di promozione ed informazione europea che fu creato del Governo francese all’indomani del no al referendum sulla Costituzione Europea. Nel Belpaese, malgrado alcune lodevoli iniziative condotte all’epoca da Emma Bonino, non si si conoscono strutture di questo tipo.

Politici - La ministra dovrebbe farsi in quattro e andare di regione in regione a spiegare perché il ripiegamento nazionalista non è la soluzione alle attuali crisi socio-economiche che il nostro paese sta affrontando. Che i problemi comuni si affrontano insieme. Che in un mondo globalizzato si trovano soluzioni efficaci solo facendo gruppo e raggiungendo una massa critica. Che l’UE non è una struttura aliena piazzata a Bruxelles e fatta di tedeschi cattivi che non ci comprano i BTP, ma siamo tutti noi: a partire dal ministro e a scendere. E che a noi tocca difendere e migliorare questa struttura articolata, complessa e a volte incomprensibile che però ha garantito 60 anni di pace e prosperità ai suoi membri.

3) Impegni politici chiari

Questo è un obbligo: la ministra deve assicurare e garantire la presenza dei suoi colleghi di governo alle riunioni a Bruxelles, dove sono sovente assenti. Questo perché in seno al Consiglio non si discute di amenità, ma si delinea il 75% circa della legislazione del nostro paese e grosse fette della prossima programmazione dei fondi strutturali ed agricolo (2013-2020). E forse è bene avere voce in capitolo, no?

Analogamente, non sarebbe male studiare dei meccanismi che permettano agli eurodeputati italiani di perdere il primato storico dell’assenteismo (vedi anche qui e qui) e di favorire il rispetto (nb: non la trasposizione, ma il rispetto) delle direttive europee, altro tema in cui nel corso degli anni non abbiamo brillato per efficienza.

Se poi la ministra riuscisse perfino a creare un network di ministri di altri Stati membri con cui condividere politiche comuni (per esempio, proporre un rilancio in senso più snello ed efficiente dell’Unione del Mediterraneo per operare, giusto per fare due esempi, in materia di immigrazione e gestione delle risorse peschiere).

4) Varie ed eventuali

Infine che bello sarebbe infine veder lavorare la neoMinistra delle Politiche Europee congiuntamente con il Ministro della Cultura all’elaborazione di uno o più progetti culturali europeo bi-pluri/nazionali. Pensiamo tanto per fare due esempi al canale televisivo pubblico franco-tedesco ARTE che trasmette dal 1992 od ai diplomi binazionali italo-francesi rilasciati dalle Valle d’Aosta e dalla regione francese Rhône-Alpes.

Potrebbe anche collaborare con il Ministro dell’istruzione per favorire e incentivare l’insegnamento delle lingue straniere europee, quali esse siano, visto che apprendere una lingua è sempre un arricchimento.

Forse ci spingiamo troppo lontano, ma come diceva il poeta “chi non osa nulla, non speri in nulla”.

L’articolo è stato inizialmente pubblicato da iMille.org

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