Una TTF per avviare subito l’Unione fiscale

, di Roberto Palea

Una TTF per avviare subito l'Unione fiscale

Le misure preannunciate dalla BCE sembrano in grado di calmare, almeno nel breve periodo, le turbolenze dei mercati e di ridurre i differenziali nei tassi sulle nuove emissioni di titoli di Stato, in Spagna e in Italia. Certamente la BCE può fare molto ma, come è stato anche autorevolmente chiarito dal Documento dei quattro Presidenti (Towards a genuine Economic and Monetary Union) del 25 giugno 2012, essa non è in grado, da sola, di salvare l’euro e di fare evolvere l’Eurozona verso un’Unione federale, guidata da un governo democratico.

Un passo fondamentale in questa direzione, che servirebbe anche a rassicurare la Germania, è quello di far progredire rapidamente il progetto di unione fiscale. Questo, però, non deve implicare soltanto l’accettazione del Fiscal Compact, sottoponendo tutte le economie dell’Eurozona ad una necessaria disciplina di Bilancio, ma deve anche dotare l’Eurozona delle leve finanziarie necessarie per far crescere l’economia europea, secondo una regia unitaria.

La proposta che molti sostengono è quella di dotare l’Eurozona di un potere impositivo autonomo che mobiliti risorse addizionali, mediante l’adozione di idonee imposte europee, per sostenere lo stimolo dell’economia europea, nel complesso stazionaria, e, in alcuni Paesi, in recessione. Nel frattempo si è persa per strada l’ipotesi, un tempo caldeggiata, con vigore, dai governi italiano, francese e tedesco, di istituire una Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF), ipotesi che va assolutamente riportata in primo piano. Detta imposta, che non può essere applicata efficacemente dai singoli Stati membri, a causa delle loro ridotte dimensioni, sarebbe adatta a finanziare l’Eurozona nel suo complesso, producendo un gettito fiscale molto elevato.

Inoltre, se venisse collegata alla necessità di rilanciare potentemente l’economia europea, tra l’altro riducendo le imposte nazionali sui redditi d’impresa e di lavoro dipendente, la TTF incontrerebbe sicuramente il favore dei cittadini europei. Basterebbero queste due ragioni (capacità di generare un gettito fiscale rilevante per il finanziamento dell’Eurozona, e non a carico del bilancio dei singoli Stati; alto grado di accettabilità sociale) per giustificare ampiamente questa imposizione fiscale europea.

Nello stesso tempo la TTF europea contribuirebbe a porre un freno a quelle operazioni fortemente speculative sui mercati finanziari che, approfittando di una globalizzazione senza governo, e, quindi, dell’assenza di adeguate regole e di efficaci vincoli e controlli internazionali, hanno contribuito a scatenare la crisi finanziaria ed economica mondiale. Accantonata, per necessario realismo, l’idea di un’imposta sulle transazioni finanziarie a livello mondiale – che rappresenterebbe lo strumento più razionale ed efficace per dotare di mezzi finanziari propri anche l’ONU e le sue Agenzie specializzate, per fronteggiare “emergenze” di dimensioni globali, quali il riscaldamento climatico, la siccità, la fame, ecc. – molti temono, giustamente, che un’imposizione di questo tipo, applicata ad una singola area monetaria, l’Eurozona, incentivi la fuga di capitali verso aree del Mondo con legislazioni più favorevoli.

Peraltro, se è facilissimo effettuare spostamenti strumentali, dall’altro lato è anche vero che oggi è altrettanto facile controllare le informazioni e, di conseguenza, monitorare, utilizzando la moderna tecnologia informatica, i movimenti di capitali che muovono dall’Eurozona. Gli effetti “elusivi” si potrebbero contrastare con un’espressa norma europea “antielusiva”, ispirata agli orientamenti generali della Corte di Giustizia di Lussemburgo, in materia di abuso del diritto. In tal modo, le aliquote potrebbero anche essere più elevate di quelle fino ad ora proposte dalla Commissione e dal Parlamento europeo (nel timore di subire deflussi di capitali, per motivi fiscali), aumentando l’efficacia complessiva della TTF.

Infine, la proposta di una TTF europea, costituirebbe l’occasione per accelerare le riflessioni e precisare le proposte sul ruolo che l’Eurozona intende realmente assumere per regolare e controllare i movimenti di capitale e modificare l’architettura finanziaria a livello globale, nella consapevolezza che gli affari finanziari non possono più andare avanti come prima della crisi. Alcuni importanti regolamenti europei in corso di definizione confermano che solo l’Europa può assumere la guida di iniziative volte a ridonare ai movimenti di capitale quelle finalità che sono loro proprie, di finanziamento degli investimenti e del commercio internazionali, in un libero mercato ordinato e regolato.

La normativa del Trattato di Lisbona sembra consentire l’istituzione di una TTF tra un congruo numero di Stati dell’Unione Europea, ricorrendo alla strumento delle “cooperazioni rafforzate” che, quindi, occorrerebbe attivare. Rimane irrisolto il problema di come attribuire i proventi direttamente al Tesoro europeo, per attuare le misure di rilancio dello sviluppo sostenibile europeo, sempre più urgenti. Tuttavia, in presenza di una ferma volontà politica, ogni ostacolo di tipo giuridico potrebbe essere rimosso, nell’ottica della realizzazione di una “road map” verso una “autentica unione economica e monetaria”, come auspicato nel Documento dei quattro Presidenti, prima citato.

Fonte immagine Flickr

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