Una tassa sulla speculazione?

, di Federica Martiny

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Una tassa sulla speculazione?

13.000 miliardi di dollari, secondo i dati del FMI, sono stati stanziati dai Governi nazionali di tutto il mondo per “salvare” il sistema finanziario mondiale. I cittadini di quei Paesi che hanno sentito pesantemente gli effetti della crisi economica e finanziaria, soprattutto per l’aggravarsi dei deficit pubblici, non per politiche pubbliche lungimiranti o per avere di rimando interventi per il welfare, ne sono le vittime. Ecco che l’ipotesi di imposta sulle transazioni finanziarie non sembra così assurda: non sarebbe la soluzione dei problemi del mondo finanziario ma potrebbe essere un importante punto di partenza.

Si tratterebbe di un prelievo fiscale di ridottissime dimensioni, tra lo 0,01 e lo 0,05%, che possa ridurre la propensione altamente speculativa di alcuni operatori; secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali ogni giorno vengono effettuate transazioni finanziare per un controvalore di 7.200 miliardi di dollari, con opzioni rischiose in larga parte sui mercati non regolamentati. Attraverso lo strumento di questo piccolissimo prelievo fiscale si potrebbero identificare i protagonisti dell’assalto alle materie prime del pianeta, a profondo discapito dei Paesi del Sud del mondo, e insieme coloro che negli ultimi mesi hanno “attaccato” la nostra moneta unica sfruttando le difficoltà di alcuni Paesi dell’area euro.

Il costo delle misure anticrisi in Europa è stato caro: la BCE ha stanziato una cifra pari all’8,5% del PIL dell’UE ma di misure ancora più onerose si sono dovute far carico la Bank of England (che ha salvato tra gli altri Lloyds) e la Norges Bank. L’UE non ha saputo cogliere l’occasione per creare finalmente un Governo europeo dell’economia e di questo pagherà le conseguenze. Potrebbe almeno farsi promotrice di questa ipotesi anche e soprattutto nell’ottica della creazione di una Banca Centrale Mondiale.

La cosiddetta “Commissione Stiglitz” incaricata dall’ONU di studiare una soluzione alla crisi, ha ispirato l’OCSE e alcuni esponenti del mondo accademico. Durante la prima Conferenza Internazionale sul Global Standard (Roma 11-12 maggio 2009) i ricercatori dell’International University College di Torino hanno presentato, tra gli altri anche a Tremonti, un documento che metteva in stato d’accusa l’instabilità monetaria del post Bretton Woods chiedendo ad esempio la trasformazione del FMI in una vera Banca Centrale Mondiale - importanti studi e soluzioni sono stati individuati in modo lungimirante e avanguardista già da molto tempo da esponenti del Movimento Federalista Europeo. Nei successivi incontri del G20 queste proposte non hanno avuto alcun peso.

Secondo uno studio di Stephan Schulmeister, dell’Austrian Institute of Economic Research, attraverso la tassa sulle transazioni finanziarie si ricaverebbero 655 miliardi di dollari, che basterebbero per portare a compimento almeno due dei Millennium Development Goals! Senza considerare che una voce autorevole come quella di Paul Krugman (Nobel per l’economia) ha detto che “(...) una tassa sulle transazioni, scoraggiando la dipendenza dai finanziamenti di brevissimo periodo, avrebbe reso molto più improbabile il verificarsi della crisi”. Nell’aprile 2010 la Commissione europea ha sconfessato il voto favorevole del Parlamento europeo pubblicando un rapporto contrario a questa ipotesi ma in realtà potrebbe essere un’azione molto efficace se promossa da un Governo europeo dell’economia. Ma un tale Governo non c’è.

Fonte immagine : http://mrg.bz/3DajHO

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