Vaf... a meno che l’Europa...

I grilli dell’Italia e i sogni dell’Europa

, di Massimo Contri

Vaf... a meno che l'Europa...

Devo dire la verità. Beppe Grillo mi è sempre piaciuto, ma questa volta ho l’impressione che anch’egli sia inciampato nel gradino della politica nazionale. Mi spiego meglio.

La critica mossa al degrado della politica, che colpisce l’Italia in modo particolare, ma in misura cospicua anche altri stati europei, è sicuramente giusta e degna di essere denunciata con un bel Vaf... La soluzione che invece viene proposta, liste civiche che rinnovino la classe politica, mi sembra alquanto inadeguata ad affrontare il problema. Proviamo a vederlo sotto un’altra luce.

I cittadini italiani sono consapevoli del declino del loro status di cittadini: si rendono conto ogni giorno che i loro governanti non sono più capaci di garantire un futuro di prosperità e di pace, servizi sociali di standard elevati, di fornire ai giovani migliori la prospettiva di entrare in grandi centri di ricerca con leadership mondiale, la possibilità di pensare ad una famiglia, il coraggio di intraprendere un’impresa.

Lo stato esige dai cittadini il rispetto delle leggi e il pagamento delle tasse. Questo rapporto tra il cittadino e lo stato è giusto ed accettabile, ma a condizione che lo stato sia in grado di rendere al cittadino i servizi per i quali esiste. Oggi nel campo economico, sociale, militare e diplomatico i nostri stati non rendono più servizi validi. Nuovi attori non statali, spesso di dimensione continentale e mondiale, dimostrano di avere in molti campi un peso più forte dello stato stesso: pensiamo alle grandi multinazionali, alle organizzazioni della società civile, ai grandi gruppi televisivi, alle organizzazioni criminali. In questo contesto di impotenza, la politica nazionale non è più capace di grandi visioni e chi si batte per cambiare e migliorare il mondo preferisce star fuori dal teatrino delle politiche nazionali. La crisi degli stati è al punto tale che i migliori talenti, gli uomini di grande respiro, non si dedicano più alla politica.

... l’impotenza degli stati europei è una malattia cronica ...

L’impotenza degli stati europei è una malattia cronica. “E’ deprimente, scema la vitalità dei nostri popoli e abbrevia le loro possibilità di vivere come popoli liberi. Ma li abitua anche a vivere nel rimpianto, nel risentimento, nell’umiliazione dell’accettazione rassegnata di ciò che esiste. Si disprezza, in fondo al cuore, un sistema che ci uccide lentamente, ma non si pensa mai troppo a cambiarlo, e gli si è perfino riconoscenti perché offre dei rinvii, forse lunghi, all’esecuzione finale”. [1]

... credo allora che chi ha a cuore il futuro della politica debba porsi un obbiettivo diverso: costruire una nuova generazione per l’unità europea ...

Io credo allora che chi ha a cuore il futuro della politica debba porsi un obbiettivo diverso: costruire una nuova generazione per l’unità europea. Costruire una generazione politica che sappia pensare in grande, che immagini il ruolo che l’Europa può avere nel mondo e sia in grado di rilanciare i partiti politici su grandi ideali.

Il Consiglio europeo di Bruxelles dello scorso giugno ha mostrato, non a caso, una classe politica che non sogna più l’Europa. Coloro che sostenevano la Costituzione europea si sono dimostrati timidi e poco combattivi. Lo stesso vale per il Parlamento europeo, che non ha esibito il minimo interesse a dare ai cittadini europei un sistema di governo un po’ più democratico.

Questa nuova generazione per l’Europa non potrà venire dalle file dei partiti politici nazionali, vecchi o nuovi che siano. Una nuova generazione può invece nascere nella politica europea. Se sfruttiamo l’idea contenuta nella Costituzione, bocciata ma pur sempre scritta, secondo la quale il prossimo presidente della Commissione dev’essere espressione della maggioranza parlamentare, ecco che si può scatenare una battaglia politica di grandi ideali, ecco che ci si può pronunciare su cosa l’Europa vuole fare di se stessa e come vuole agire nel mondo. Noi, che crediamo ancora nella politica, dobbiamo dire quali obiettivi abbiamo per l’Europa. Dobbiamo fare una proposta. Pochi punti che indichino le riforme istituzionali: una Costituzione federale approvata da un referendum europeo che dia un governo democratico all’Unione, e alcune idee sui grandi temi della politica: una proposta per rilanciare l’economia, una per l’ambiente, una per la politica estera.

Penso dunque ad un’Europa che utilizzi i propri risparmi per finanziare gli investimenti necessari per portarci verso la società della conoscenza e non li sperperi in inutili consumi che danneggiano lo spirito e l’ambiente, penso una politica ambientale che faccia scelte coraggiose, che sappia finanziare la ricerca e gli investimenti in energie rinnovabili, penso ad una politica di pace che sappia affrontare le tensioni del Medio Oriente ed il grande divario di ricchezza tra nord e sud del mondo.

Qualcuno potrà darmi del visionario. Ma l’Europa può farci ancora sognare che questo sia possibile...

Qualcuno potrà darmi del visionario. Ma l’Europa può farci ancora sognare che questo sia possibile. L’Italia, la Francia, la Germania o quale altro paese preso da solo credo proprio di no. Chi non è d’accordo scagli il primo Vaf...

Fonte dell’immagine: Flick.com - Gengiskunk

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Note

[1A.Spinelli, Le ragioni ideali del congresso del popolo europeo, Quaderni del Dibattito Federalista.

Tuoi commenti

  • su 20 settembre 2007 a 09:12, di Pietro In risposta a: Vaf... a meno che l’Europa...

    Il grande scrittore inglese Jonathan Coe in un recente intervento a Mantova aveva detto che se una generazione non si preoccupa di educare la generazione successiva ad avere una coscienza sociale/politica è una generazione fallita. Questa è l’opinione di uno scrittore che nei suoi romanzi si diverte a criticare il sistema inglese. Il risultato è che sostanzialmente in UK c’è un distaccamento delle nuove generazioni dalla politica, proprio come in Italia. Sembrano cose lontane e scollate dalla realtà, le cose sembrano funzionare bene per conto loro, la politica non da niente di più; esistono gli esaltati che credono ancora al comunismo, però alla fini veri ideali in cui credere non ci sono. E’ un po’ lo stesso discorso che sta portando avanti Grillo, cercare di fare ricoinvolgare la genete nella politica, facendogli capire che è lei che ha il potere di decidere. Il fatto che tutta la classe politica e gran parte dei giornalisti si stiano scagliando contro di lui è sintomo che viene visto come un grande pericolo. I politici sono coscienti del rischio che corrono e della situazione che si è venuta a creare. Le critiche fra l’altro sono del tutto demagogiche perché Grillo si è mosso in maniera perfettamente legale e ridare la voce alla gente in questo modo che è l’esaltazione della democrazia. Mandare a casa chi è stato condannato in via definitiva oppure non consentire di fare troppe legilslature forse sono proposte che hanno controindicazioni soltanto per i politici. Adesso sembra che abbia proposto di segnalare delle liste civiche. Certo è un’idea che parte dal basso e che vuole dare dei messaggi forti alla politica. Lo svantaggio maggiore è che comunque un comico non dovrebbe entrare in politica. Può contare sulla simpatia di gran parte della gente, perché lo fa per mestiere, e quindi su gran parte dei voti. Se osse stato fatto da qualcun altro sarebbe stato più genuino sicuramente. A parte questo Massimo parla anche in sintesi del fatto che questa distaccamento dalla politica si è manifestato anche a livello comunitario: le istituzioni vengono viste in genere come associazioni astratte, mentre anche le menti migliori non sentono il motivo di coinvolgersi. Massimo sostiene che il modo migliore per ritrovare l’attaccamento è quello di appassionarsi a forti ideali e la Costituzione Europea o l’elezione del prossimo presidente della commissione europea possono essere buoni motivi. Certo ci si potrebbe domandare come mai bisognerebbe appassionarsi a delle cose lontane (livello comunitario) e non partire più in piccolo con azioni alla Grillo. Ammetto la buona volontà della gente, però prima bisogna appassionarsi alle questioni interne e poi a quelle nazionali. Un po’ come la Resistenza che è stato un movimento per difendere l’Italia, che poi ha dato personaggi che hanno saputo creare l’Europa. Magari si potrebbero sfruttare questi movimenti che ci sono alla base, per accelerare il processo di costruzione dell’Europa. Fare passare un’idea nel quotidiano, piuttosto che cercare di vincere subito la guerra. Comunque l’importante è che ci sia gente che ci creda. Sempre Jonathan Coe aveva detto che la migliore forma di democrazia è la fantasia. Lui si riferiva al potere della scrittura, però è bello immaginarlo anche come la possibilità di sognare in grande. Di sognare che si possano risolvere i grandi problemi ambientali, che si possa intervenire con mano ferma in polita estera, etc... La cosa importante è che la gente creda che si possano affrontare questi problemi, la soluzione la si troverà. Grillo e i vari movimenti che sostengo l’EU devono cercare di stimolare tutti i cittadini e Grillo per ora è quello che lo sta facendo meglio.

  • su 20 settembre 2007 a 15:20, di Daniele In risposta a: Vaf... a meno che l’Europa...

    Ho letto con molto interesse il tuo articolo in cui sollevi l’attenzione sul fenomeno del “populismo” che ogni tanto spunta nel nostro paese. Permettimi alcune considerazioni. Ritengo che fenomeni come quello del V-Day sia il risultato del modo di fare politica che ha caratterizzato in questi ultimi il nostro paese; il continuo calo dell’affluenza alle urne e il voto di protesta manifestato molte volte nelle ultime elezioni non posso che confermare questo mio assunto. E’ evidente ormai la crisi in cui molte persone vivono: vi consiglio di provare a vedere quanto può costare un mutuo in questo paese oppure di dover crescere un figlio disabile ( evidente l’ultima riduzione degli insegnanti di sostegno). Concordando nel bocciare fenomeni di “populismo” sollevo due dubbi sul tuo ragionamento: 1) parli di costruire una nuova generazione più attenta alle nuove esigenze; questa proposta seppur valida presenta una controindicazione limitante: l’ascesa di una generazione necessità di almeno quindici anni di formazione. Purtroppo non possiamo attendere e nemmeno premere il tasto Reset come ci invita Grillo. 2) “ La crisi degli stati è al punto tale che i migliori talenti non si dedicano più alla politica”; ma un invito alle persone comuni di entrare in politica non può che essere un incentivo alle persone di talento per darsi da fare, quale metodo migliore che sollecitare le persone capaci di intraprendere attività al servizio degli altri per creare una situazione positiva? Solo l’iniziativa di persone capaci può, sia indurre la politica a fare scelte coraggiose, sia creare modelli positivi per le “tue” generazioni future.

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