Ventotene, tra parole e azione

, di Giovanni Chiavegato

Ventotene, tra parole e azione

Si è concluso il Seminario di Ventotene, profumo di speranza. Conclusi anche gli incontri, le conoscenze, le passeggiate, i tuffi, il sole e la luna, i dibattiti e le discussioni. Ora restano solo i dolci ricordi che ci accompagnano, cullano e ci permettono di rivivere virtualmente momenti di ragionata spensieratezza.

Ora, nel silenzio delle nostre case, possiamo rielaborare e assimilare la travolgente marea di idee e nozioni acquisite e mentre si ripercorrono mentalmente, in un appagante viaggio, le lunghe giornate nasce in noi una certezza, un desiderio, una speranza: agire. Finito il tempo delle parole inizia il tempo dei fatti. Un sentimento è nascostamente trapelato dai relatori più anziani: la paura, la tristezza e la rassegnazione di non essere riusciti a fondare la Federazione Europea. No, la rassegnazione no perché ci hanno passato il testimone, ci hanno insegnato cos’è l’Europa e come dovrebbe essere, ci hanno spiegato che la classe politica contemporanea non possiede lo spessore morale, il coraggio, la voglia o la semplice lungimiranza di agire verso l’orizzonte della Federazione Mondiale e quindi della tanto auspicata pace perpetua.

Hanno provato a dare delle ricette, che erano più che altro obiettivi, tanti stimolanti e alcuni ardui. Ora spetta a noi agire. Molte volte ci è stato ripetuto che in noi è il futuro, a scuola, chi ha la fortuna di avere professori che credono nei proprio alunni, ci viene detto che noi siamo la futura classe dirigente, ebbene l’ora è arrivata. È ora di dirigere l’Europa verso un nuovo futuro e con essa il mondo, ma dobbiamo essere noi a farlo, a partire dal semplice passaparola, dalla nostra partecipazione nelle sezioni, ai seminari, nella nostra responsabilità nel voto. Non possiamo pretendere che un politico incompetente e timoroso si spinga così lontano dai suoi orizzonti quotidiani.

Lancio una provocazione e un invito ai ragazzi della mia età, facciamo in modo di essere noi la politica.

... perdi solo se ti arrendi, ma se ti arrendi meriti di perdere ...

Portiamo la politica al nostro livello, interagiamo con i nostri quartieri, paesi, comuni, con la nostra scuola e università, non siamo timorosi di dirci orgogliosi di essere federalisti. Non perdiamo occasione di professare il nostro credo in treno, aereo, autobus, al bar e in piazza. Ogni spazio deve diventare il nostro seminario. Facciamo in modo di non essere noi a doverci relazionare alla politica, ma la politica a noi. Scriviamo, denunciamo, urliamo ai nostri rappresentanti cosa vogliamo. Una seconda provocazione: ognuno di noi scriva una lettera a un politico a sua scelta e lo inviti ad adoperarsi per la Federazione Europea, ne rispondesse anche solo uno su cento avremmo già tramutato le parole in fatti.

Ce la possiamo fare, ce la dobbiamo fare per noi e per i nostri figli, per non trovarci fra qualche decennio a dovergli spiegare perché non abbiamo trovato il tempo di preparargli un mondo in pace, un’Europa unita e un futuro migliore di quello che ci è stato consegnato. Quello che i nostri genitori potevano fare l’hanno fatto, la nostra generazione deve prendere subito il testimone, perché esso non caschi a terra e non si debba ripartire da capo. Dobbiamo agire perché :«Perdi solo se ti arrendi, ma se ti arrendi meriti di perdere».

L’articolo è comparso su Etymotes

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