Multilinguismo

Viva le lingue d’Europa!

, di Traduzione di Marco Riciputi, Muusa Korhonen

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Viva le lingue d'Europa!

È ormai chiaro che in Europa imparare una lingua franca non è sufficiente. Secondo la Commissione europea ogni europeo dovrebbe conoscere almeno due lingue in aggiunta alla propria.

È importante riconoscere i benefici portati dal mercato unico alla conoscenza delle lingue. Sembra che la maggioranza degli europei l’abbia compreso bene, visto che le indagini mostrano che la competenza linguistica sta progredendo.

Oggi, i 450 milioni di abitanti dell’Europa vengono da esperienze etniche, culturali e linguistiche differenti. Storia, geografia e mobilità delle persone contribuiscono a rendere complessa la situazione linguistica nei paesi europei. Le lingue ufficiali dell’Unione europea sono 20.

Il termine multilinguismo non significa solo che in una data area sono parlate più lingue ma anche che una persona ne conosce più di una. Questo è sotto molti aspetti vero in Europa. La questione linguistica si lega per esempio a molti valori europei come la democrazia, l’uguaglianza e la trasparenza. Solo un europeo su dieci non considera il multilinguismo un vantaggio.

Una o due lingue straniere?

L’indagine di eurobarometro sulle competenze linguistiche si occupa anche della propensione del pubblico europeo verso le lingue nei diversi stati membri.

Circa il 50% dei cittadini che conosce una lingua straniera e la usa quasi quotidianamente. Confrontando questi dati con quelli del 2001 si nota che le persone che conoscono al meno una lingua estera è cresciuta.

Ma non è abbastanza dal momento che nel 2002 è stato fissato un nuovo obiettivo: ogni cittadino deve parlare due lingue oltre alla propria. Al momento solo il 28% è in linea con questo proposito.

Nei paesi membri piccoli la conoscenza linguistica è chiaramente migliore. Nei paesi di lingua inglese, Irlanda e Regno Unito, la situazione è opposta.

L’inglese non è sempre la scelta migliore nel campo della cooperazione internazionale perciò non dovremmo privilegiare la conoscenza di una sola lingua.

Una varietà di lingue

Il 68% degli europei considera l’inglese la lingua più facile da imparare. Seguono il francese (25%), il tedesco (22%) e in quarta posizione lo spagnolo (16%). Queste sono le lingue più parlate in Europa insieme al russo.

L’inglese è la lingua più diffusa al mondo, la più importante e parlata nel continente. Il 38% dei cittadini UE può sostenere una conversazione in inglese. Se confrontiamo questa situazione con quella del 2001, rileviamo che oggi sono aumentate non solo le persone che parlano inglese ma anche quelle che conoscono il francese, il tedesco e lo spagnolo.

In aggiunta anche il russo sta acquistando importanza. Il 14% degli europei dice che conosce un po’ di francese o tedesco oltre alla propria lingua. Con l’allargamento si è bilanciato l’uso di queste due lingue perché nei nuovi stati membri il tedesco è più diffuso del francese.

I nuovi entrati sono motivati ad imparare le lingue. Il 51% degli europei è soddisfatta della realtà multilinguistica che incontra nelle scuole. I più soddisfatti sono i maltesi (98%), i finlandesi (87%) e i lussemburghesi (82%). Un terzo della popolazione europea gradirebbe una gamma più vasta di lingue da cui scegliere.

Quali lingue devono scegliere i bambini e quando devono iniziare a studiarle?

La maggior parte degli europei studia le lingue nella scuola secondaria, anche se l’UE raccomanda di iniziare a studiarle molto prima. L’ideale sarebbe cominciare con l’inizio dell’esperienza scolastica perché è allora che le capacità linguistiche iniziano a formarsi. È un buon segnale registra re che tra gli europei il periodo considerato il migliore per partire con lo studio delle lingue estere è tra i sei e i dodici anni.

C’è molta differenza tra gli stati membri. La percentuale di chi inizia a studiare le lingue alle elementari varia dall’82% del Lussemburgo fino al 2% della Svezia. Il 4% ha iniziato invece all’asilo. In genere si tratta di Spagna, Malta e Lussemburgo.

Il 39% accetterebbe l’insegnamento delle lingue il prima possibile; questo significherebbe introdurre l’insegnamento linguistico prima dei 5 anni. In tredici paesi la preferenza come seconda lingua per i bambini cade sul tedesco. In otto il francese è la seconda scelta più popolare.

Le scelte linguistiche dipendono anche dal diverso contesto storico così come dalla posizione geografica. Questa combinazione di effetti condiziona con forza l’atteggiamento verso le lingue. Nei paesi baltici il russo è la lingua più diffusa tra i genitori e per questo è considerata utile anche per i figli. I maltesi sono sensibili all’italiano e i finlandesi vogliono lo svedese per i loro figli.

Dopo tutto, qualcosa gli accomuna i paesi UE: la predominanza dell’inglese quando si sceglie la lingua che i propri figli devono studiare. Ciò spinge in posizione secondaria le altre lingue che potrebbero comunque essere utili.

Fonte immagine: «All our colours to the mast» di Reyn Dirksen (1949).

Traduzione di Marco Riciputi

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