Cinque auspici per i futuri parlamentari europei

, di La redazione di Eurobull

Cinque auspici per i futuri parlamentari europei

Con l’avvicinarsi delle elezioni europee del 23-26 maggio si accelera lo stato di quasi permanente campagna elettorale in Italia. Legittimamente le diverse forze politiche proveranno in questi mesi a veicolare i loro messaggi principali e le proposte che ritengono più opportune per l’Unione Europea e per l’Italia in questa fase così densa di incognite e sfide, sul piano dell’economia in particolare. Qui di seguito vogliamo esprimere alcuni auspici forse generali, ma che ci sembrano poter interessare molti cittadini, al di là dei loro orientamenti politici.

Il primo è il più ovvio, e cioè che il dibattito possa concentrarsi veramente sul futuro dell’Unione Europea, e possa farlo in termini concreti, cioè con riferimento a quanto potrà essere fatto nella prossima legislatura europea (quella che inizia nel giugno di questo anno e che finisce nel 2024) e a quanto è stato lasciato incompiuto, o fatto non bene, nella legislatura che sta per finire. E’ comprensibile e importante che si parli molto di come l’UE possa diventare un domani, di quali siano gli ideali di fondo di chi discute di Europa oggi. Ma è altrettanto importante che i cittadini sappiano cosa intende fare chi vuole essere eletto nel prossimo Parlamento europeo in concreto nei prossimi anni. Bisogna guardare lontano, ma muovere passi vicino.

Il Parlamento europeo, il traino dell’Unione

Il secondo auspicio è che il Parlamento europeo, l’Istituzione alla quale si è candidati, sia considerato il perno fondamentale per qualsiasi progetto di riforma dell’Unione europea. È giusto e significativo che si auspichino anche alleanze tra Stati membri per la riforma dell’Unione Europea, e l’Italia come paese tra i più grandi dell’Unione e paese fondatore ha delle responsabilità che può e deve assumersi da questo punto di vista, ma è la dimensione parlamentare quella che deve fare da traino per i cambiamenti che si auspicano. Questo perché solo con un rafforzamento della democrazia sovranazionale si può veramente far progredire e rafforzare l’azione degli europei nel mondo e la difesa dei loro valori.

L’importanza della coesione delle delegazioni nazionali

Il terzo auspicio, molto semplicemente, è che la rappresentanza parlamentare italiana non si disperda. Il funzionamento del Parlamento europeo è sempre più caratterizzato dalla necessità di formare alleanze, spesso e anzi nella maggior parte dei casi trasversali ai gruppi, o almeno a quelli principali. In passato, in alcune occasioni, la rappresentanza italiana è stata frammentata tra molti gruppi parlamentari, e talvolta anche all’interno di un singolo gruppo. Nel rispetto della libertà di mandato e della pluralità delle posizioni, è auspicabile che sia mantenuta una forte coesione delle delegazioni nazionali all’interno di ogni singolo gruppo parlamentare.

Mantenere gli impegni

Il quarto è un auspicio già meno scontato, e cioè che siano presi e mantenuti degli impegni sulla durata del mandato, se non di tutti gli eletti, ma almeno della loro maggior parte e di alcune delle personalità più importanti che saranno elette. Troppe volte la nostra rappresentanza parlamentare ha sofferto di passaggi rapidi in quelle Istituzioni europee dove invece la durata e la continuità di azione paga molto. Troppo spesso si è vissuta l’esperienza europea come una tappa temporanea di legittimi percorsi politici, piuttosto che come un percorso duraturo e maggiormente produttivo quanto al ruolo italiano nell’UE.

Semplificare la legge elettorale

Il quinto e ultimo auspicio riguarda indirettamente i futuri europarlamentari, poiché non è di loro competenza la legge elettorale nazionale che, inquadrata nei principi stabiliti a livello europeo, determina il meccanismo della loro selezione dei nostri eurodeputati e i collegi ove essi agiscono. L’Italia ha una legge elettorale europea praticamente senza paragoni tra gli altri ventisette attuali Stati membri. Una legge che si basa sul sistema delle preferenze multiple in collegi elettorali molto grandi (per fare un esempio: Valle d’Aosta, Lombardia, Piemonte e Liguria insieme costituiscono un’area geografica, culturale e politica diversificata eppure tenuta in uno stesso collegio). Le preferenze obbligano a un faticoso e dispendioso lavoro di conquista del consenso all’interno della stessa lista, spesso a scapito del dibattito nel merito e del confronto con gli avversari politici. L’assenza di finanziamento pubblico, il sistema delle preferenze e le dimensioni dei collegi rendono difficilissimo arricchire la nostra rappresentanza parlamentare. Le prime vittime di questo sistema sono gli stessi europarlamentari, che a differenza dei loro colleghi di altri paesi devono farsi carico di esigenze più pesanti, sia all’interno del loro partito che nel loro collegio.

Una semplificazione della nostra legge elettorale può dunque essere un auspicio collettivo da realizzarsi in futuro.

La presa di posizione è stata pubblicata dalla rete di Europea (europeainfo.eu).

Fonte immagine: Pixabay.

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