Il discorso completo di Ursula von der Leyen al Parlamento europeo

, di La redazione di Eurobull

Il discorso completo di Ursula von der Leyen al Parlamento europeo

Con i 461 sì e i 157 no ricevuti col voto di fiducia del Parlamento Europeo, la Commissione potrà finalmente insediarsi (con un mese di ritardo). La maggioranza parlamentare è più ampia di quella del predecessore Juncker; hanno infatti votato a favore tutti i partiti che fanno parte della maggioranza politica che gestisce l’attuale legislatura europea: Popolari, Socialisti e Liberali. Il gruppo dei Verdi si è astenuto, mentre hanno votato contro sia la sinistra radicale che l’estrema destra nazionalista.

Riportiamo di seguito il discorso completo pronunciato dalla neo-presidente Von der Leyen.

Signor Presidente, onorevoli deputate e deputati,

in data odierna, il 27 novembre, esattamente trenta anni fa, l’orologio batteva mezzogiorno.

Suonarono le campane delle chiese, fischiarono le sirene, i lavoratori posarono gli attrezzi. Le fabbriche, le miniere e i negozi si svuotarono, mentre le strade si riempirono di danze e di speranza.

Lo storico sciopero generale di due ore, nel pieno della Rivoluzione di velluto, vide la partecipazione del popolo, da Praga a Bratislava, a una bellissima, pacifica ondata di libertà, coraggio e unità.

Per me, quelle due ore rappresentano l’essenza stessa di ciò che l’Unione europea ha sempre significato.

Non si tratta solo di partiti e di politica, regole o normative, mercati o valute: si tratta, innanzitutto e soprattutto, delle persone e delle loro aspirazioni. Si tratta di persone che si uniscono. Per la loro libertà e i loro valori, o semplicemente per un futuro migliore.

Quando penso al futuro, nella mia mente risuona una frase del grande Václav Havel, uno degli eroi del 1989, che ha detto:

«Impegnati per qualcosa perché è la cosa giusta, non solo perché è realizzabile».

Ho scelto questa citazione perché per i prossimi cinque anni la nostra Unione ci vedrà impegnati, tutti assieme, in una trasformazione che riguarderà ogni parte della nostra società e della nostra economia.

Lo faremo perché è la cosa giusta da fare. Non perché sia facile.

Talvolta dimentichiamo che abbiamo sempre raggiunto i risultati più importanti quando siamo stati coraggiosi.

Siamo stati coraggiosi quando abbiamo cercato la pace laddove c’era dolore.

Siamo stati coraggiosi quando abbiamo creato un mercato unico e una moneta unica.

Siamo stati coraggiosi quando abbiamo accolto una parte della nostra famiglia europea che era rimasta troppo a lungo fuori dalla porta.

Ma negli ultimi anni ci siamo dovuti concentrare su obiettivi immediati, gestendo crisi ed emergenze in continuazione, combattendo per mantenere intatta la nostra unità e la nostra solidarietà.

Se siamo usciti rafforzati da questa fase - e sono convinta che sia così - è in gran parte grazie alla leadership e alla convinzione del mio predecessore.

Jean-Claude Juncker: un grande europeo. Ha dedicato il cuore, l’anima, la vita alla nostra Unione: lo testimonia l’eredità che lascia.

Jean-Claude, grazie da tutti noi!

Onorevoli deputate e deputati,

quattro mesi fa mi avete accordato la vostra fiducia. Da allora ho incontrato tutti i gruppi politici e tutti i capi di Stato e di governo.

Insieme abbiamo formato una squadra europea eccezionale. Voi, membri del Parlamento, avete ascoltato ognuno di noi.

Vi avevo promesso di darvi ascolto. Ed è esattamente quello che ho fatto. E continuerò a farlo, accompagnata da Maroš Šefčovič e da tutti gli altri membri del Collegio.

Spesso ci siamo trovati d’accordo e, sì, qualche volta anche in disaccordo. Ma è così che funziona la democrazia.

Oggi, qui, al cuore di questa democrazia europea, chiedo il vostro sostegno per una nuova partenza per l’Europa.

Onorevoli deputate e deputati,

la squadra sulla quale oggi siete chiamati a votare rappresenta culture, paesi e contesti diversi e riunisce diversi colori politici.

Abbiamo insegnanti e agricoltori, sindaci e ministri, medici e diplomatici, ingegneri e imprenditori.

Abbiamo persone nate prima che il Muro di Berlino fosse costruito e altre nate dopo che è stato abbattuto.

Persone che hanno vissuto sotto dittature e persone che hanno aiutato giovani democrazie ad aderire alla nostra Unione.

Nella nostra squadra il numero di donne è quasi pari a quello degli uomini; manca solo una donna per raggiungere l’equilibrio. Questo dimostra che abbiamo compiuto progressi concreti, ma anche che dobbiamo fare di più.

Poiché sarò la prima donna a presiedere la Commissione, ogni membro del mio Collegio avrà un gabinetto in cui uomini e donne saranno rappresentati in modo equilibrato, per la prima volta in assoluto. Ed entro la fine del nostro mandato raggiungeremo, per la prima volta in assoluto, la parità tra uomini e donne a tutti i livelli dirigenziali.

Questo cambierà il volto della Commissione.

Ogni membro della mia squadra porterà le sue storie e le sue prospettive personali sull’Europa. Ognuno avrà le sue politiche e le sue priorità da gestire.

Ma tutti insieme formeremo una sola squadra che lavorerà nell’interesse comune dell’Europa. Saremo un’unica squadra che lavorerà con questo Parlamento e con gli Stati membri per affrontare le sfide decisive della nostra generazione.

Siamo pronti. Ma ciò che conta è che l’Europa è pronta.

Il mio messaggio è semplice: mettiamoci al lavoro.

Onorevoli deputate e deputati,

in questo mondo instabile, sono troppi i poteri che parlano esclusivamente il linguaggio dello scontro e dell’unilateralismo. Ma è anche un mondo in cui milioni di persone scendono in piazza per protestare contro la corruzione e invocare il cambiamento democratico.

Il mondo ha più che mai bisogno della nostra leadership. Per continuare a dialogare con il mondo come potenza responsabile. Per rappresentare una forza a favore della pace e del cambiamento positivo.

Dobbiamo mostrare ai nostri partner delle Nazioni Unite che possono contare su di noi come paladini del multilateralismo.

Dobbiamo dimostrare ai nostri amici dei Balcani occidentali che abbiamo in comune lo stesso continente, la stessa storia e la stessa cultura e che condivideremo lo stesso destino. La nostra porta rimane aperta.

Condividiamo lo stesso destino anche coi nostri partner al di là dell’Atlantico.

Senza dubbio, abbiamo qualche problema. Ma i legami che ci uniscono hanno superato la prova del tempo. Mentre parliamo, migliaia di studenti, ricercatori, imprenditori e artisti continuano a intrecciare innumerevoli amicizie e contatti d’affari, a lavorare insieme su innumerevoli progetti scientifici.

Questa miriade di fili sottili intrecciati tra loro forma un legame più forte di qualsiasi argomento di discordia.

Da Est a Ovest, da Nord a Sud, tanti paesi hanno bisogno che l’Europa sia per loro un partner autentico. Possiamo dare forma a un ordine mondiale migliore.

Questa è la vocazione dell’Europa. Ed è ciò che vogliono i cittadini europei.

Mi rallegro che la nostra squadra possa contare su un diplomatico esperto come Josep Borrell, che lavorerà insieme a Jutta Urpilainen, Olivér Várhelyi e Janez Lenarčič. Insieme svolgeranno un lavoro inestimabile.

Investiremo in alleanze e coalizioni per promuovere i nostri valori. Promuoveremo e tuteleremo gli interessi dell’Europa mediante scambi commerciali aperti ed equi. Rafforzeremo i nostri partner grazie alla cooperazione, perché partner forti rendono forte anche l’Europa.

La mia Commissione non avrà paura di mostrarsi sicura di sé. Ma lo faremo a modo nostro, nel modo proprio dell’Europa.

È questa la Commissione geopolitica che ho in mente e di cui l’Europa ha urgente bisogno.

Onorevoli deputate e deputati,

se c’è un settore in cui il mondo ha bisogno della nostra leadership, è la protezione del clima. È una questione di vita o di morte per l’Europa - e per il mondo intero.

Come può non essere una questione di vita o di morte, se l’85 % delle persone che vivono in condizioni di estrema povertà abita nei 20 paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici?

Come può non essere una questione di vita o di morte, se vediamo Venezia sommersa dall’acqua, le foreste portoghesi in fiamme e i raccolti della Lituania dimezzati dalla siccità?

Sono eventi già accaduti in passato, non vi è dubbio, ma mai con questa frequenza e questa intensità.

Nella lotta ai cambiamenti climatici non c’è un minuto da perdere. Più in fretta l’Europa interverrà, meglio sarà per i nostri cittadini, la nostra competitività e la nostra prosperità.

Il Green Deal europeo è imprescindibile per la salute del nostro pianeta e della nostra popolazione, ma anche per la nostra economia.

Frans Timmermans è la persona giusta per realizzare questo obiettivo. E sono lieta del fatto che sarà aiutato da Kadri Simson, Adina Vălean e molti altri.

Il Green Deal europeo è la nostra nuova strategia di crescita. Contribuirà a ridurre le emissioni e al tempo stesso creerà occupazione.

Al centro vi sarà una strategia industriale che consentirà alle nostre imprese - grandi e piccole - di innovare e di sviluppare nuove tecnologie, creando al contempo nuovi mercati. Stabiliremo standard a livello globale. Questo sarà il nostro vantaggio competitivo. E il miglior modo per assicurare parità di condizioni.

Ma tutto questo dev’essere nell’interesse dei cittadini europei, che vogliono e si aspettano che l’Europa intervenga in materia di clima e di ambiente. Ma hanno anche bisogno di energia pulita e sicura a prezzi accessibili. Hanno bisogno delle competenze per svolgere i lavori del futuro. Hanno bisogno di spostarsi per svolgere questi nuovi lavori o di collegarsi da casa. E noi dobbiamo fare in modo che queste esigenze siano soddisfatte in maniera sostenibile.

Entro la metà del secolo dovremo compiere una transizione generazionale verso la neutralità climatica. Ma la transizione dev’essere giusta e inclusiva, altrimenti non avverrà.

Avrà bisogno di investimenti massicci nell’innovazione, nella ricerca, nelle infrastrutture, nell’edilizia abitativa e nella formazione. Saranno necessari investimenti pubblici e privati, a livello europeo e nazionale.

Anche in questo campo, l’Europa sta già dando l’esempio. L’Unione europea integrerà la dimensione dei finanziamenti per il clima in tutto il suo bilancio, ma anche nei mercati dei capitali e nell’intera catena d’investimento.

Nelle regioni che dovranno introdurre i cambiamenti maggiori, sosterremo persone e imprese con un meccanismo mirato di transizione equa, che attingerà a diversi fondi, utilizzerà diversi strumenti e attirerà gli investimenti privati di cui abbiamo bisogno.

La Banca europea per gli investimenti sarà un partner fidato su cui potremo contare per realizzare questo obiettivo. Sono particolarmente soddisfatta degli evidenti progressi che la BEI ha compiuto per rafforzare il suo ruolo di banca climatica europea. Ciò accrescerà gli investimenti nelle tecnologie europee e promuoverà le soluzioni che il mondo sta cercando.

Ma dobbiamo fare di più.

Noi produciamo solo circa il 9 % delle emissioni globali. Dobbiamo portare il resto del mondo dalla nostra parte, come stiamo già facendo.

Dalla Cina al Canada, passando per la California, altri lavorano con noi ai loro sistemi di scambio di quote di emissione. Phil Hogan farà in modo che nei nostri futuri accordi commerciali sia incluso un capitolo sullo sviluppo sostenibile.

Perché abbiamo la consapevolezza che i cambiamenti climatici riguardano tutti noi. Abbiamo il dovere di agire e il potere di assumere la guida.

Onorevoli deputate e deputati,

la digitalizzazione consente di realizzare cose che solo una generazione fa erano impensabili.

Comunicare con chi vogliamo in tutto il mondo, l’accesso alle informazioni, progressi nel campo della medicina, della protezione dell’ambiente, della mobilità, dell’inclusione. Senza digitalizzazione non c’è futuro. È Margrethe Vestager che ci guiderà su questa strada.

Continueremo ad automatizzare quelle attività che rappresentano un onere per le persone, come il trasporto di carichi e pesi e i compiti ripetitivi, non importa se in fabbrica o in ufficio.

E così facendo guadagneremo tempo. Tempo per dedicarci a ciò che ci contraddistingue in quanto esseri umani e che i computer non sanno fare: empatia e creatività.

I robot impiegati nell’assistenza alle persone ci possono aiutare a spostare i pazienti e la digitalizzazione può aiutare a svolgere compiti amministrativi, in modo che il personale sanitario abbia di nuovo il tempo per dedicarsi a quel che conta davvero: parlare con i pazienti, essere presenti quando serve.

La digitalizzazione ci consentirà un uso più efficace ed efficiente delle risorse perché riusciremo a gestire tutto con grande precisione: il nostro consumo di acqua, l’energia e tutte le preziose risorse del nostro pianeta.

Sì, la digitalizzazione cambierà radicalmente la nostra società, la nostra economia, la nostra amministrazione: è un cambiamento che si manifesta già adesso.

E per coglierne le grandi opportunità, nella piena consapevolezza dei rischi che comporta, dobbiamo trovare un equilibrio intelligente laddove il mercato da solo non è in grado: dobbiamo proteggere sia la nostra prosperità europea sia i nostri valori.

Anche nell’era digitale dobbiamo continuare il nostro cammino europeo.

Che cosa vogliamo fare nel concreto?

In primo luogo, dobbiamo controllare e possedere in Europa le tecnologie abilitanti fondamentali tra cui l’informatica quantistica, l’intelligenza artificiale, la blockchain e le tecnologie chip di importanza critica.

Per riuscire in questo compito, per colmare le lacune esistenti, dobbiamo unire le forze. Condividiamo le nostre risorse: il nostro denaro, le nostre capacità di ricerca, il nostro sapere e la realizzazione pratica.

Lo abbiamo fatto con i supercomputer. L’Europa è in procinto di acquistare uno dei tre computer più potenti sul mercato mondiale. La prossima generazione di supercomputer deve essere costruita dagli europei.

In secondo luogo, l’Europa dispone di tutte le capacità industriali e degli scienziati necessari per essere competitiva in questi settori; non lasciamoci sminuire dagli altri.

L’innovazione ha bisogno di menti brillanti, ma anche di diversità, di spazi di libertà che sostengano il pensiero. È proprio ciò che abbiamo in Europa: le persone vogliono vivere qui, fare ricerca qui, costruirsi qui il futuro.

In terzo luogo, abbiamo bisogno di infrastrutture sostenibili, con standard comuni, e di reti gigabit e cloud sicuri di attuale e prossima generazione.

In quarto luogo, la materia prima della digitalizzazione sono i dati. Con ogni clic alimentiamo algoritmi che, a loro volta, influiscono sul nostro comportamento.

Con il regolamento generale sulla protezione dei dati abbiamo definito un quadro di riferimento a livello mondiale: dobbiamo ora fare lo stesso anche per l’intelligenza artificiale. Perché noi in Europa pensiamo in funzione delle persone. Il punto non è limitare il flusso di dati. Il punto è definire le regole che consentano un trattamento responsabile dei dati. Per noi la protezione dell’identità digitale è una priorità assoluta.

In quinto luogo, al tempo stesso vogliamo innovazione. Attualmente l’85 % dei dati non personali non viene praticamente mai usato. Un vero e proprio spreco.

Dobbiamo utilizzare la conoscenza potenzialmente insita nei dati. Dobbiamo tracciare un quadro di riferimento che permetta ai governi e alle imprese di condividere i dati e metterli a disposizione in un pool sicuro. Non vedo persona più competente di Thierry Breton per sviluppare una strategia in materia di dati.

In sesto luogo, la cibersicurezza è l’altra faccia della digitalizzazione: per questo è anch’essa una delle nostre priorità.

I più elevati requisiti di sicurezza e un approccio uniforme europeo sono necessari per la competitività delle imprese europee. Dobbiamo condividere le nostre conoscenze sui pericoli. Abbiamo bisogno di una piattaforma comune, un’agenzia europea rafforzata per la cibersicurezza. Solo così accresceremo la fiducia nell’economia interconnessa e la resilienza a tutti i tipi di rischi.

Riusciremo a raggiungere tutti questi obiettivi se lavoreremo insieme ispirandoci ai nostri valori europei. Con queste premesse sono fiduciosa che l’Europa svolgerà un ruolo guida anche nell’era digitale.

L’Europa può farlo!

Onorevoli deputate e deputati,

l’Europa ha molto di cui essere orgogliosa.

Siamo la prima superpotenza commerciale mondiale. Siamo il principale esportatore mondiale di manufatti e servizi. Siamo in assoluto la maggior fonte e destinazione mondiale di investimenti esteri diretti.

La nostra industria registra risultati di prim’ordine a livello mondiale nei settori ad alto valore, e realizza, ad esempio, un terzo dei satelliti spaziali prodotti al mondo. E le nostre imprese sono all’avanguardia, e detengono il 40% dei brevetti mondiali relativi a tecnologie rinnovabili.

Dovremmo sfruttare il potere di trasformazione connesso alla duplice transizione, digitale e climatica, per rafforzare la nostra base industriale e il nostro potenziale di innovazione.

Possiamo riuscirci solo investendo.

Onorevoli deputate e deputati, dobbiamo agire su una scala più ampia. Per anni abbiamo investito meno nell’innovazione rispetto ai nostri concorrenti e ciò ha pregiudicato gravemente la nostra competitività e capacità di guidare questa trasformazione.

Per questo motivo non dovremmo considerare il prossimo quadro finanziario pluriennale come un mero esercizio contabile. Il mondo di sette anni fa non ha niente a che vedere con il mondo che sarà tra altri sette anni. Il nostro bilancio deve essere reso molto più moderno.

So che in questo campo posso fare affidamento non solo sull’esperienza e sulle competenze di Johannes Hahn, ma anche su questo Parlamento.

I bilanci pubblici tuttavia possono arrivare fino a un certo punto. Dobbiamo assicurarci che gli investimenti possano affluire dove sono più necessari completando l’Unione dei mercati dei capitali. In questo modo contribuiremo a migliorare l’accesso ai finanziamenti per le piccole imprese e le start-up, consentendo loro di crescere, innovare e assumersi i necessari rischi.

E un discorso analogo può essere fatto per l’Unione bancaria. Dobbiamo completarla affinché il nostro sistema finanziario sia più forte e più resiliente.

Ho affidato questo compito a Valdis Dombrovskis, la persona giusta al posto giusto. Valdis Dombrovskis farà in modo che la nostra economia sia al servizio delle persone: posti di lavoro di qualità, pari opportunità, condizioni di lavoro eque e inclusione. È consapevole del fatto che una crescita sostenibile richiede finanze pubbliche solide e saprà stimolare la competitività e la sostenibilità della nostra economia, elementi che vanno di pari passo.

Non dobbiamo mai dimenticare che la sostenibilità competitiva è sempre stata la cifra della nostra economia sociale di mercato.

Semplicemente la chiamavamo diversamente.

Pensiamo alle imprese a conduzione familiare di tutta l’Unione europea. Non sono state costruite esclusivamente sul valore per gli azionisti o sui premi da incassare. Sono state costruite per durare, per essere tramandate da una generazione all’altra, per garantire un tenore di vita decoroso ai dipendenti. Le fondamenta su cui poggiano sono la passione per la qualità, la tradizione e l’innovazione.

Le cose che facciamo oggi possono essere diverse, ma dobbiamo riscoprire la nostra sostenibilità competitiva, care amiche e cari amici qui presenti.

È in questo spirito che ogni Stato membro si è impegnato a perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Ed è in questo spirito che Paolo Gentiloni vigilerà sulla loro realizzazione. Crede in questa missione e io credo in lui.

L’economia europea si è ripresa da una delle peggiori crisi economiche e finanziarie dalla fine della seconda guerra mondiale. Il mercato del lavoro resta solido e la disoccupazione continua a diminuire.

Tuttavia, le nuvole che si profilano all’orizzonte impongono all’Europa di prepararsi a ciò che verrà. Dobbiamo fare affidamento sui nostri punti di forza: il mercato unico e la moneta unica.

È giunto il momento di completare l’Unione economica e monetaria per creare crescita e occupazione aumentando la resilienza macroeconomica. Dobbiamo utilizzare la flessibilità consentita dal patto di stabilità e crescita per dare alle nostre economie il tempo e lo spazio necessari per crescere.

Allo stesso tempo, dobbiamo sostenere gli Stati membri con investimenti mirati e riforme strutturali. Non riesco a pensare a una persona più adatta a coordinare questo lavoro di Elisa Ferreira.

Onorevoli deputate e deputati,

lo scorso mese 39 persone hanno perso la vita chiuse nel cassone di un camion, dopo aver attraversato clandestinamente almeno quattro paesi dell’Unione.

È una tragedia che una madre in Vietnam riceva un messaggio in cui la figlia in Europa le dice che le manca l’aria e non riesce a respirare.

Per quelle 39 persone, per le loro madri, i loro padri e i loro amici: siamo tutti d’accordo sul fatto che tragedie come questa non dovrebbero mai e poi mai accadere.

I cittadini si aspettano dall’Europa soluzioni comuni alla sfida condivisa della migrazione. È un tema che ci ha divisi, ma occorre superare queste divisioni. Abbiamo bisogno di trovare soluzioni che vadano bene per tutti. È il compito che ho assegnato a Margaritis Schinas e Ylva Johansson. Insieme, con le loro competenze e prospettive diverse, formeranno una squadra vincente.

Onorevoli deputate e deputati, una cosa è certa:

l’Europa offrirà sempre rifugio a coloro che necessitano di protezione internazionale. Ed è nel nostro interesse che chi rimane sia integrato nella nostra società.

Tuttavia dobbiamo anche garantire che chi non ha il diritto di restare torni nel proprio paese di origine.

Dobbiamo sconfiggere i trafficanti e smantellare il loro crudele modello economico. Dobbiamo riformare il sistema di asilo, senza mai dimenticare i valori della solidarietà e della responsabilità.

Dobbiamo rafforzare le frontiere esterne per poter tornare a uno spazio Schengen di libera circolazione pienamente funzionante.

Dobbiamo investire nei partenariati con i paesi d’origine per migliorare le condizioni e creare opportunità.

Non sarà facile, ma — ricordando le parole di Václav Havel — è la cosa giusta da fare. Il fenomeno delle migrazioni non scomparirà: è destinato a durare. Credo pertanto che un’Europa orgogliosa dei propri valori, orgogliosa dello Stato di diritto debba essere in grado di trovare una risposta umana e allo stesso tempo efficace. Dovremmo davvero esserne capace.

La squadra formata da Margaritis Schinas e Ylva Johansson sarà anche responsabile del rafforzamento della nostra sicurezza interna.

Farà in modo che la cooperazione tra le forze dell’ordine consenta di fare fronte alle minacce nuove e a quelle emergenti. E garantirà che Europol, il nostro strumento migliore nella lotta alla criminalità, sia adeguato al suo scopo.

Onorevoli deputate e deputati,

quando ero ragazza e vivevo a Bruxelles, mia sorella minore è morta di cancro all’età di 11 anni. Ricordo il profondo senso di impotenza dei miei genitori, ma anche del personale medico che la accudiva con tanta cura.

Ciascuno di noi ha vissuto una storia simile, o conosce qualcuno a cui è successo. Il numero di casi di cancro è in aumento, ma stiamo facendo progressi nella diagnosi e nelle cure.

L’Europa assumerà un ruolo guida nella lotta contro il cancro.

All’inizio del prossimo anno Stella Kyriakides avvierà un ambizioso piano di lotta contro il cancro. È la persona giusta per garantire che il piano europeo di lotta contro il cancro contribuisca a ridurre le sofferenze causate da questa malattia.

Il punto è che l’Europa deve occuparsi di ciò che sta a cuore ai cittadini.

I cittadini hanno a cuore il futuro dei figli e della nostra società.

La cultura e l’istruzione sono l’anello di collegamento tra la nostra storia e il nostro futuro. E sono ciò che ci rende unici. La nostra anima, la nostra cultura, la nostra diversità, il nostro patrimonio.

So che con Mariya Gabriel sono in buone mani. Per questo sono lieta di annunciare che il suo portafoglio sarà ribattezzato: commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani.

I cittadini hanno a cuore l’equità e l’uguaglianza, in tutti i sensi.

Per questo motivo ho affidato a Nicolas Schmit l’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali e la lotta contro la povertà, a partire da quella infantile. Nicolas Schmit proporrà un quadro di riferimento per assicurare che ogni lavoratore dell’Unione riceva un salario minimo equo.

E Helena Dalli ci guiderà nel compiere quei passi che ci permetteranno di infrangere i «soffitti di cristallo», abbattere le barriere che ostacolano le persone a causa di ciò che sono, di ciò in cui credono e di chi amano.

Questi ostacoli devono scomparire! È un imperativo.

I cittadini hanno a cuore i loro diritti, i loro valori e le loro libertà.

Lo Stato di diritto è il fondamento della nostra società e non può mai essere messo in discussione. Dobbiamo assicurare che sia rispettato e difeso ovunque e che tutti i paesi ricevano il medesimo trattamento.

Dobbiamo concentrarci sul dialogo e sulla prevenzione, ma non esitare mai ad adottare tutte le misure necessarie. Abbiamo bisogno di esperienza e impegno. E Vĕra Jourová e Didier Reynders sono proprio le persone adatte.

I cittadini hanno a cuore l’aria che respirano, l’acqua che bevono, il cibo che mangiano e la natura che li circonda.

Possiamo tutti rallegrarci del fatto che Virginijus Sinkevičius guiderà l’Europa nella lotta per preservare la biodiversità e gli oceani, assicurando al tempo stesso che le comunità costiere e di pescatori possano prosperare.

E poi abbiamo Janusz Wojciechowski, che garantirà che anche i nostri agricoltori possano prosperare nel processo di adattamento alle nuove realtà.

La duplice transizione — climatica e digitale — comporterà cambiamenti per tutti, ma lasciatemi fugare ogni dubbio: l’agricoltura rimarrà un elemento prezioso della nostra cultura e del nostro futuro.

Abbiamo bisogno di una strategia sostenibile «dai campi alla tavola» che vada dall’accesso al capitale da parte dei giovani agricoltori al fatto che i prodotti alimentari importati da paesi terzi debbano rispettare le norme ambientali dell’Unione europea.

E i cittadini hanno a cuore la possibilità di avere voce in capitolo sul loro futuro.

L’affluenza alle urne in occasione delle elezioni europee di quest’anno è stata la più alta degli ultimi venticinque anni. Ma la partecipazione democratica non termina il giorno delle elezioni.

Mobiliteremo le migliori energie dell’Europa chiamandole a raccolta da tutti gli angoli dell’Unione, da tutte le istituzioni, da ogni contesto sociale per partecipare alla conferenza sul futuro dell’Europa. La conferenza deve essere inclusiva, aperta a tutte le istituzioni e a tutti i cittadini, e il Parlamento deve avere un ruolo guida. Per la Commissione, Dubravka Šuica, deputata esperta che è stata seduta su questi banchi, coopererà strettamente con voi per garantirne il successo.

Onorevoli deputate e deputati,

sappiamo tutti che un membro della nostra famiglia intende recedere dall’Unione.

E non ho mai fatto mistero del fatto che sarò sempre a favore della permanenza del Regno Unito nell’Unione. Rispetteremo la decisione presa dal popolo britannico.

Lavoreremo insieme per trovare soluzioni alle sfide comuni, in particolare per quanto riguarda la sicurezza. Ma una cosa deve essere assolutamente chiara:

qualunque cosa abbia in serbo per noi il futuro, il vincolo e l’amicizia che legano i nostri popoli sono indissolubili.

Onorevoli deputate e deputati,

tra trent’anni, altri siederanno in quest’aula e guarderanno a quanto avremo fatto così come io ho fatto all’inizio del mio discorso.

Che cosa diranno?

Dipende da quello che faremo insieme. Se faremo bene il nostro lavoro, l’Europa del 2050 sarà il primo continente ad aver raggiunto la neutralità climatica.

Sarà una potenza di primo piano nel digitale. Continuerà a essere l’economia che assicura il miglior equilibrio tra il mercato e il sociale. E sarà leader nel risolvere le grandi sfide a livello mondiale.

Il percorso è arduo, il compito non facile. Ma insieme possiamo farcela.

Lasciamoci contagiare da quello stesso spirito carico di ottimismo e di determinazione che trent’anni fa ha abbattuto la cortina di ferro.

E per ricordare ancora una volta Václav Havel, ci sono milioni di europei che si impegnano perché è la cosa giusta da fare.

Ci sono coloro che si mettono in gioco per rafforzare la comunità a cui appartengono.

Ci sono coloro che mettono a disposizione il loro tempo per prendersi cura degli anziani o pulire un parco.

Ci sono coloro che scendono in piazza, ma che cambiano anche stile di vita per proteggere il clima.

Sono persone che vogliono fare la differenza.

Anche noi, Parlamento, Consiglio e Commissione, anche noi dobbiamo fare la differenza.

È questo lo spirito con cui ho costruito la mia squadra. Ed è con questo spirito che sono qui oggi di fronte a voi per chiedervi la fiducia.

Mettiamoci al lavoro così che anche fra trent’anni si possa dire:

vive l’Europe, es lebe Europa, long live Europe, viva l’Europa.

Discorso alla seduta plenaria del Parlamento europeo pronunciato da Ursula von der Leyen, Presidente eletta della Commissione europea.

Fonte immagine: Commissione Europea.

Tuoi commenti

moderato a priori

Attenzione, il tuo messaggio sarà pubblicato solo dopo essere stato controllato ed approvato.

Chi sei?

Per mostrare qui il tuo avatar, registralo prima su gravatar.com (gratis e indolore). Non dimenticare di fornire il tuo indirizzo email.

Inserisci qui il tuo commento

Questo form accetta scorciatoie SPIP [->url] {{gras}} {italique} <quote> <code> et le code HTML <q> <del> <ins>. Per creare i paragrafi, lascia delle linee vuote.

Suivre les commentaires : RSS 2.0 | Atom