Europa: magnifico museo o laboratorio all’avanguardia?

, di Riccardo Bodini

Europa: magnifico museo o laboratorio all'avanguardia?

Si è tenuto giovedì 21 novembre a Bologna un convegno sulla possibilità o meno di continuare il processo di integrazione europea. Hanno preso parte al dibattito anche Romano Prodi e il Ministro Emma Bonino.

Nella calda stagione della crisi economica che stiamo attraversando emerge sempre più il dibattito sulla necessità o meno di continuare il cammino di integrazione europea. Siamo arrivati ad uno spartiacque: arretrare davanti al nazionalismo o completare l’unificazione politica europea. È stato questo il fulcro del convegno che si è tenuto giovedì 21 novembre nella suggestiva cappella Farnese del palazzo comunale di Bologna, e dal titolo «2014-un anno decisivo per la Federazione europea». L’evento, organizzato dal Movimento Federalista Europeo, ha visto la presenza di personalità di primo piano della vita politica italiana. In primis, il Ministro degli Esteri Emma Bonino e l’ex premier Romano Prodi.

Durante la mattinata si è sviluppato un dibattito incentrato sulla possibilità o meno di proseguire verso gli Stati Uniti d’Europa. Gli interventi di Ignazi, Di Cocco, Jones, Dastoli, Rossi, Gozi, Majocchi e Rossolillo sono stati a favore di una continua promozione del processo di integrazione europea. Significative sono a riguardo le parole di Pier Virgilio Dastoli: “L’opinione pubblica è critica verso l’Europa di oggi, ma non verso l’idea di Europa. Oggi è arrivato il momento di scegliere se tornare indietro o continuare, continuare verso una nuova Europa “. In questa promozione verso l’unione politica è emerso il dubbio dell’editorialista del Corriere Panebianco che, nonostante radicate idee europeiste, si dichiara perplesso verso possibili soluzioni politiche a breve termine in grado di accelerare il processo di unificazione.

Altri elementi di grande interesse emersi durante i lavori mattutini sono stati quelli relativi all’ingresso della tematica europea durante le diverse campagne elettorali e l’impossibilità di continuare il processo d’integrazione senza il verificato consenso dei cittadini. È infatti impensabile costruire un’Europa dall’alto della classe politica intellettuale. Si commetterebbe un errore imperdonabile se, parafrasando D’Azeglio, si facesse prima l’Europa e dopo gli europei.

Nel pomeriggio, dopo gli interventi di Battistotti, Granelli e Silvestri, ha preso la parola il Ministro Emma Bonino. La sua relazione si è incentrata su tre parole: Europa, giovani e futuro. La prima può essere vista come la cornice alcui interno si svolgono tutte le sue attività politiche e istituzionali. “La proposta federalista – afferma il Ministro – è la meno sentita nelle capitali europee che cercano invece modelli intergovernativi. Noi stiamo navigando controcorrente”. Continua poi ricordando che l’Europa costruita in malo modo (basti pensare all’esistenza di una moneta non affiancata da un governo) ha portato a grandi risultati, e proprio per questo è necessario continuare verso la Federazione.

Altro punto essenziale è stato quello dedicato ai giovani, ai quali si è rivolta autodefinendosi come Zia d’Italia. “Ogni generazione – spiega il Ministro – ha le sue sfide e le sue potenzialità. Per voi la dimensione Europa è la minima indispensabile. E non deve essere considerata matrigna: l’Europa è l’unico progetto solido di cui si dispone. L’alternativa sono i terribili nazionalismi”.

Arriva infine alla terza parola: il futuro, che può e deve essere incentrato in una panoramica continentale. “Quando voi giovani – conclude Bonino – andate a Parigi non dovete considerarvi all’estero, ma a casa vostra. E questo non significa perdere la propria tradizione, ma essere parte integrante del popolo europeo”

Ha poi concluso la giornata il dialogo tra Alberto Orioli, Vicedirettore de “Il Sole24 Ore”, e l’ex premier Romano Prodi. Si è riflettuto sulle tematiche emerse durante la giornata. Prodi, che ha anche presieduto la Commissione europea, si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa. Ricorda infatti che “francesi e tedeschi violarono il tetto del 3% del rapporto Deficit/Pil, ma non potei richiamarli a causa delle forti pressioni nazionali, tra cui quella dell’allora Ministro delle Finanze Tremonti. E questa fu una sconfitta della Commissione che si vide scavalcare dalle volontà nazionali”. Ricorda poi la sua proposta di creare una forte alleanza tra Spagna, Italia e Francia: tre Paesi con le medesime esigenze e in grado di affiancarsi alla Germania.

Concludo riportando un aneddoto riferito sempre dal Professore. “Mi trovavo in Cina - racconta Prodi - e stavo tenendo una lezione sul processo di integrazione europea. Ad un certo punto un ragazzo alza la mano e mi chiede: “Scusi Professore, ma dalla sue parole noi dobbiamo considerare l’Europa un laboratorio politico all’avanguardia o un magnifico museo?”. Rimasi colpito da quella domanda, ma sono convinto che l’Europa sia viva e attiva all’interno di un grande laboratorio”.

1. Articolo pubblicato originariamente su Rivista Eureka

2. Link alla registrazione completa dell’evento su Radio Radicale

2. Fonte immagine Wikipedia

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