Europa, reagisci!

, di Giulio Saputo

Europa, reagisci!
Source: By Elke Wetzig - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=57855118

Gli europei sembrano degli struzzi disperati: mentre tengono la testa nascosta dentro la sabbia, la storia scorre veloce. Continuiamo a raccontarci che è sempre stato così, che non è cambiato niente e che fino alla prossima emergenza sarà tutto normale. La realtà è che ormai vale tutto: è tornata la legge della giungla e degli imperialismi contrapposti a governare le relazioni internazionali.

Gli USA sono liberi di invadere il Venezuela, Israele di sterminare i palestinesi, la Turchia di massacrare i curdi, la Russia di invadere l’Ucraina, la Cina di prendersi Taiwan. Le Nazioni Unite sono completamente paralizzate. L’unico attore nel mondo che ha l’interesse a difendere la democrazia, i diritti, la libertà e la giustizia sociale è prigioniero della miopia e dell’idiozia delle sue classi dirigenti che, pur di non riformare l’Europa e renderla un attore geopolitico, preferiscono vendersi agli americani, ai cinesi o ai russi.

Chissà cosa ci racconteremo domani quando gli americani si prenderanno la Groenlandia o i russi riorganizzeranno una nuova invasione. L’Unione europea è un modello alternativo al dominio nazionalista della forza, una speranza di emancipazione per l’umanità e non solo per gli europei.

Ma siamo troppo impegnati ad odiarla per le sue inefficienze mentre erodiamo l’ultima utopia rimasta in piedi per dare a chi verrà un pianeta in cui l’umanità intera può pensarsi come soggetto politico e governare i conflitti, le tecnoligarchie e la crisi ecologica. Cosa aspettiamo a pretendere che i nostri governi facciano funzionare davvero l’UE? Servono una politica estera e di difesa e, contemporaneamente, una politica economica e sociale.

Non ci vuole Einstein (che comunque, non a caso, era federalista) per capirlo. Le istituzioni vanno fatte funzionare e la sovranità va divisa su più livelli. Ci sono cose che non si possono fare come stati nazionali, deve farle l’Europa. Le scelte sono due: o mostriamo che abbiamo ancora una dignità e che siamo qualcosa di più dei nostri ridicoli egoismi nazionali o, semplicemente, finiremo come le poleis greche o l’Italia del Cinquecento. Entrambe culle di una straordinaria civiltà, eppure scomparse dalla storia per la loro incapacità di unirsi e superare il loro antiquato modello politico.

Non rifugiamoci nel passato, scegliamo il federalismo contro la paura.

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