Il clima di Vox

, di Nicola Riccardi

Il clima di Vox
Banksy is a climate change denier
Matt Brown, Flickr, https://www.flickr.com/photos/londonmatt/4203327856, CC BY 2.0

Eurobull.it collabora con La strada per la Moncloa, il primo podcast italiano dedicato alla storia politica spagnola più recente, per una serie di articoli che esplorano il rapporto tra la destra spagnola e quella italiana e il ritorno del nazionalismo in Europa.

La questione climatica in Spagna è trattata con parecchia enfasi fin dal 2002, quando il naufragio della petroliera Prestige causò uno dei più grandi disastri ambientali della storia del Mediterraneo. Tutti se ne interessano, tutti tranne gli esponenti di Vox, per cui non c’è assolutamente da andare nel panico, malgrado quanto riferiscano i report dell’IPCC.

Mercoledì, 13 novembre 2002. La petroliera monoscafo Prestige, carica di settantasettemila tonnellate di combustibile, viaggia al largo della Costa de la Muerte, nel nord-ovest della Spagna.

Alle 15:10 di quel pomeriggio tempestoso, il capitano della nave sente il rumore di un’esplosione. La nave ha colpito qualcosa e comincia a perdere carburante. Dopo tre giorni di manovre e rotazioni, la petroliera si rompe e la Spagna conosce il più grande disastro medio ambientale della sua storia. Le coste della Galizia e della Cantabria sono invase dall’olio nero. Le immagini sono sconvolgenti.

Il 1° dicembre, un corteo di 200.000 persone, al grido “Nunca más” manifesta la propria rabbia per l’accaduto chiedendo le dimissioni di alcuni membri dell’esecutivo. La catastrofe del Prestige assume immediatamente una dimensione di scontro politico. José María Aznar, al suo secondo mandato come leader del governo, deve assumersi la responsabilità politica dell’accaduto. Da quel 13 novembre di vent’anni fa, la sensibilità dell’opinione pubblica rispetto a clima, paesaggio ed ecosistema si fa più accorta.

Nella memoria collettiva del Paese, le coste ricoperte di petrolio e il collasso dell’ecosistema marino di quell’area sono memorie ancora vivide, testimonianze indimenticate dei pericoli dell’azione antropica sul medio ambiente. A vent’anni da quel 13 novembre, il surriscaldamento globale è oggi considerato dalla vasta maggioranza della comunità scientifica, una delle principali minacce alla sopravvivenza della biodiversità del nostro pianeta. Tuttavia, abitando noi tutti, in un tempo nel quale il razionalismo non vive la sua più felice stagione, in Spagna, non tutti ne paiono convinti.

Per Santiago Abascal, i report dell’IPCC sono testamento di “una religione climatica”. Per Jorge Buxadé si tratta di “ingiustificato panico climatico”. Queste le parole pronunciate nella sessione del Congresso dell’8 aprile 2021 da Francisco José Contreras, Deputato di Vox: “Non ritengo che ci sia un’emergenza climatica. Chi ha deciso che le temperature ottimali per l’umanità siano quelle del 1850? Gli effetti del cambiamento climatico sono diversi: alcuni positivi, altri negativi. Le persone che muoiono per il freddo sono diciassette volte più numerose di quelle che muoiono per il caldo. Un po’ di riscaldamento del pianeta ridurrà le morti per freddo".

Il rifiuto delle Nazioni Unite, degli organismi multilaterali, della "élite globalista” spingono Vox a negare l’esistenza di un’emergenza globale di origini antropiche e di considerare questo allarme una narrativa fraudolenta. Il negazionismo climatico del partito ultraconservatore è una conseguenza narrativa del suo nucleo argomentativo. Per Vox, la questione climatica risulta sempre vincolata al tema dell’autonomia energetica. In un altro intervento nel Congresso dei Deputati del 27 ottobre 2022, José Maria Figaredo, ci informa infatti, con nostra grandissima sorpresa, che "il sole non splende 24 ore al giorno, il vento non soffia 24 ore al giorno, quindi cosa succede? Abbiamo bisogno di energia di riserva”.

Nei loro interventi, i Deputati del partito non si concentrano mai sui disastri naturali in corso, ma piuttosto sulle conseguenze delle politiche che tentano di frenare il cambio climatico. In questo modo, Vox riesce a ricostruire una narrativa d’opposizione, spostando l’attenzione non più sugli effetti del climate change, ma sugli effetti delle politiche di contenimento del climate change.

Il delirio narrativo di Vox rispetto alla crisi climatica raggiunge il suo zenit in un divertentissimo siparietto apertosi nell’assemblea generale (il corrispettivo di un consiglio comunale in una città italiana, per intenderci) dell’ayuntamiento di Murcia. Qui, il 28 settembre 2022, il Consigliere di Vox, José Ángel Antelo Paredes, per dimostrare la tesi secondo cui la Spagna sia uno dei paesi dell’UE con maggiore efficienza energetica, invece che citare i dati di qualche istituto di ricerca, decide di far ascoltare all’assemblea un audio WhatsApp di Javier Ortega Smith, ex Segretario del partito, che sostiene quella stessa tesi. In risposta, il consigliere di Unidas Podemos, Ginés Ruiz Maciá, replica con un altro audio registrato nel frattempo, in cui ironicamente gli contesta: “questa non è la verità, Antelo”.

Il posizionamento di Vox rispetto alla crisi climatica ha cominciato con il passare del tempo a nutrirsi delle idee del cosiddetto conservatorismo verde che è approdato in Spagna con la fondazione del think tank “Oikos”. Questa fondazione, diretta dall’economista Toni Timoner e da Luis Quiroga, ha come obiettivo quello di “promuovere una transizione ordinata e sensata di fronte all’emergenza climatica allarmista”. La nascita di questo think tank e di una corrente di pensiero che mira a dilatare nel tempo gli interventi di contrasto al surriscaldamento globale partono dalla negazione dello stato emergenziale della crisi climatica e si nutrono in gran parte del contributo intellettuale del conservatore Roger Scruton.

A conferma dell’avvicinamento di Vox a questa corrente di pensiero, nel 2021, lo stesso Santiago Abascal ha scritto la prefazione del libro del filosofo britannico, intitolato «Filosofia verde», in cui Scruton sostiene che il conservatorismo è la dottrina meglio attrezzata per affrontare i problemi ambientali. Se l’ecologia riguarda la conservazione, l’essere radicati nella terra e lasciarla in eredità alle generazioni future, nessuno è meglio di un conservatore per prendersi cura dell’ambiente. Di questa idea si è appropriata la premier italiana Giorgia Meloni che durante il suo intervento alla Camera, nel giorno della fiducia al suo governo, ha ribadito come “non ci sia ecologista più convinto di un conservatore” dal momento che “l’ecologia è l’esempio più vivo dell’alleanza tra chi c’è, chi c’è stato e chi verrà dopo di noi”. Attraverso la ripresa di questa idea, Vox, come FdI, mira a tradurre il conflitto politico rispetto al clima nei seguenti termini: se la sinistra, con la sua agenda 2030, intende promuovere azioni drastiche e radicali che producono conseguenze economiche devastanti per diversi settori sociali, noi, invece, proponiamo un’azione progressiva e dilatata nel tempo. La diffidenza rispetto all’emergenza climatica, se non quando la sua negazione, diventa il postulato di un approccio graduale al problema.

In questo posizionamento, va detto, vi è anche un non trascurabile reddito elettorale. Elettori il cui stile di vita è legato al consumo di combustibili fossili: possessori di veicoli a gasolio, lavoratori delle industrie inquinanti, agricoltori e allevatori di aziende agricole intensive rappresentano per Santiago Abascal un pubblico a cui nessuno si rivolge. In questo modo, agitando il fantasma del fanatismo climatico, Vox nega il carattere emergenziale del cambiamento climatico facendo prevalere le preoccupazioni verso i costi economici delle manovre di contenimento rispetto alle conseguenze ambientali della crisi. “Fanatismo”, “panico climatico”, “pazzia dei progressisti”, sono solo alcuni dei termini con cui Vox descrive le preoccupazioni legittime degli avversari e della stragrande maggioranza della comunità scientifica. Le fiamme avanzano, le stanze bruciano. Eppure, nel condominio della politica spagnola non tutti son d’accordo nel procurarsi l’estintore.

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