Il Movimento Federalista Europeo lotta da settant’anni per gli Stati Uniti d’Europa

, di Sergio Pistone

Il Movimento Federalista Europeo lotta da settant'anni per gli Stati Uniti d'Europa

La celebrazione del 70° anniversario della fondazione del Movimento Federalista Europeo (MFE) avviene in un momento in cui è in gioco la sopravvivenza del processo di unificazione europea e ,quindi, possono essere realmente compromessi i grandi progressi, in termini di pacificazione e di sviluppo economico-sociale e politico-civile, realizzati con la costruzione europea. Oggi è in effetti drammaticamente urgente l’apertura – e le elezioni per il Parlamento europeo del maggio 2014 possono essere l’ultima chiamata – di un processo costituente della federazione europea fra i paesi disponibili a questa scelta, e cioè quelli appartenenti all’Eurozona più quelli che vogliono seriamente entrare a farne parte.L’alternativa è l’apertura di un processo di disgragazione del quale sono inequivocabili segnali la radicalità della crisi dell’euro e l’avanzamento delle tendenze populistiche e nazionalistiche.

Il MFE è in primo piano nella lotta diretta a trasformare l’attuale crisi esistenziale dell’unificazione europea in un salto federale che la consoliderebbe in modo irreversibile, rendendola capace di rispondere efficacemente alle esigenze fondamentali dei cittadini europei. In sostanza esse sono: uno sviluppo economico europeo ecologicamente e socialmente sostenibile e territorialmente equilibrato; l’effettiva partecipazione democratica alle istituzioni e alle politiche sopranazionali; una capacità di agire sul piano internazionale che permetta all’Europa di fornire un contributo determinante alla costruzione di un mondo più pacifico, più giusto e più rispettoso degli equilibri ecologici globali. Riteniamo pertanto utile presentare qui, nelle linee essenziali, che cos’è il MFE e i principi-guida della sua lotta per la federazione europea.

Il MFE è nato fra il 1941 e il 1943. Nel 1941 è stato elaborato nell’isola-carcere di Ventotene (in cui erano confinati oltre 1000 antifascisti) da parte di Altiero Spinelli con la collaborazione di Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni il Manifesto di Ventotene. La fondazione ufficiale del MFE avvenne a Milano il 27-28 agosto 1943, e Spinelli ne divenne il leader. Dopo la guerra il MFE partecipò alla fondazione, nel 1946, dell’Unione dei Federalisti Europei (che è l’organizzazione sopranazionale, tuttora esistente, dei federalisti) e del Movimento Europeo, nel 1948, che da allora coordina i movimenti per l’unità europea, i partiti, i sindacati e le organizzazioni della società civile favorevoli all’unità europea. Nel 1995 il MFE è diventato membro ordinario del World Federalist Movement, facendo in tal modo da battistrada all’adesione all’organizzazione dei federalisti su scala mondiale da parte dell’UEF, che è avvenuta nel 2004.

Per cogliere il ruolo svolto dal MFE, si deve sottolineare che esso ha trasformato l’idea della Federazione europea in un vero e proprio programma politico, in cui si integrano organicamente un discorso teorico sulla necessità della unificazione europea, e sulle caratteristiche istituzionali indispensabili perché sia efficace, democratica e irreversibile, con un rigoroso discorso strategico che indica la via e i mezzi per rendere effettiva e non velleitaria la lotta federalista.

In relazione al discorso teorico va sottolineata la convinzione che la creazione della federazione europea (nella prospettiva della federazione mondiale) costituisca l’obiettivo prioritario dell’impegno politico orientato al progresso. Ciò significa che la costruzione della Pace, attraverso il superamento, con il federalismo, dell’anarchia internazionale fondata sulla sovranità statale assoluta, è considerata la condizione prealable per la realizzazione duratura e completa dei valori indicati dalle ideologie emancipatrici della persona umana – il liberalismo, la democrazia, il socialismo – che hanno il loro fondamento nell’Illuminismo e che contengono, nella loro sintesi, il programma della modernità. In altre parole, la crescente e inarrestabile interdipendenza prodotta dall’avanzamento della rivoluzione industriale impone il superamento del sistema degli Stati nazionali esclusivi (cioè con sovranità assoluta) che impedisce il governo pacifico e democratico dell’interdipendenza, produce strutturalmente le guerre e il totalitarismo e condanna l’umanità al ritorno alla barbarie giungendo a mettere in gioco la sua stessa sopravvivenza. Questo discorso, imperniato sul concetto di crisi storico-strutturale dello Stato nazionale sovrano, sbocca in una affermazione che individua un radicalmente innovativo principio di azione. Sulla base della visione federalista si afferma una nuova linea di divisione fra il progresso e la conservazione. Essa non si identifica più con la linea tradizionale della maggiore e minore libertà, uguaglianza, giustizia sociale da realizzare all’interno degli Stati nazionali, bensì con la linea che divide i difensori della sovranità nazionale assoluta dai sostenitori del suo superamento attraverso la Federazione europea.

La tesi della priorità dell’obiettivo della federazione sopranazionale è integrata – e questa è la seconda tesi fondamentale del discorso teorico sviluppato dal MFE – dal chiarimento delle tendenze oggettive del processo storico che rendono politicamente attuale e, quindi, effettivamente sostenibile l’impegno per la Federazione europea. A questo riguardo si mette in luce in particolare che la crisi storica dello Stato nazionale, che ha prodotto l’esperienza delle guerre mondiali e del totalitarismo aventi come loro filo conduttore l’unificazione europea su base imperiale, ha messo in moto, in seguito al crollo della potenza degli Stati nazionali, una spinta profondamente radicata e di enorme e duratura potenza in direzione dell’unificazione sopranazionale pacifica. Il fatto che l’alternativa “unirsi o perire” (espressione usata dal ministro degli esteri francese Aristide Briand quando nel 1929 presentò la prima proposta di unificazione europea emanante da un governo) spinga oggettivamente i governi e le forze politiche democratiche a una politica di unificazione europea, la quale dunque ha una base strutturale, non significa d’altra parte che questa politica porti di per sé stessa alla federazione europea. In realtà i governi democratici nazionali sono, come disse Altiero Spinelli, allo stesso tempo strumenti (in quanto devono attuare una politica di unificazione europea) ed ostacoli rispetto ad una unificazione europea efficace, democratica e irreversibile, cioè federale. Ciò perché la Federazione significa il trasferimento di una parte fondamentale della sovranità nazionale a istituzioni sopranazionali ed è pertanto inevitabile che i detentori del potere nazionale oppongano una resistenza strutturale a questa prospettiva. Di qui la tendenza radicata ad una politica di unificazione europea che, per conciliare la spinta all’unificazione con la spinta alla conservazione del potere nazionale, sceglie la strada delle politiche e delle istituzioni fondamentalmente confederali e del rinvio sine die di una federazione compiuta.

Dalla presa di coscienza di questa situazione contraddittoria, ben riflessa nella frase di Spinelli “l’Europa non cade dal cielo”, prende avvio il discorso sulla strategia del MFE. Dal fatto che i governi democratici nazionali sono, nel senso che abbiamo visto, allo stesso tempo strumenti e ostacoli rispetto all’unificazione europea derivano infatti delle implicazioni di importanza cruciale per la lotta federalista.

La condizione imprescindibile dello sviluppo di una lotta efficace per la federazione europea è la formazione di una forza politica federalista autonoma dai governi e dai partiti nazionali in grado di spingerli a compiere le scelte in direzione dell’unificazione federale che essi spontaneamente non sono in grado di compiere. Il principio dell’autonomia federalista, chiaramente indicato nel Manifesto di Ventotene, è stato realizzato concretamente attraverso un processo laborioso. Un momento decisivo in questo processo è stata la decisione che la forza federalista deve assumere le forme di un movimento e non di un partito in lotta con gli altri partiti per la conquista del potere nazionale, perché il perseguimento dell’obiettivo della federazione europea richiede uno schieramento trasversale a tutte le forze politiche e agli ambienti economico-sociali che si riconoscono nel regime democratico e non schieramenti fondati sulle tradizionali dicotomie fra progresso e conservazione. L’altro momento decisivo della costruzione dell’autonomia federalista coincide con l’opera pratica e teorica svolta da Albertini allorché divenne il leader del MFE. L’impegno di Albertini a favore dell’autonomia federalista, che si è riallacciato a quello svolto da Spinelli, ma che è diventato molto più sistematico e consequenziario, si è concretizzato nella teorizzazione e nell’attuazione di tre principi fondamentali sul piano politico, organizzativo e finanziario.

Il primo principio, quello dell’autonomia politica, si è manifestato attraverso il rifiuto da parte del nucleo di militanti che hanno assicurato la direzione e la gestione del MFE di identificarsi con un qualsiasi partito nazionale. Questa scelta ha permesso, nei momenti opportuni, di instaurare utilissimi rapporti di collaborazione e di alleanza tattica con i partiti democratici salvaguardando allo stesso tempo pienamente l’indipendenza del MFE.

Il secondo principio ha riguardato la formazione e la selezione dei militanti. Esse sono state guidate dall’esigenza di evitare i condizionamenti che sarebbero stati imposti al movimento da un apparato amministrativo pesante e costoso, dipendente perciò inevitabilmente, per la sua sopravvivenza, essenzialmente da finanziamenti esterni. Di conseguenza si è stabilito che tutti i militanti federalisti fossero militanti a mezzo tempo, con un lavoro in grado di garantire la loro indipendenza economica e con la disponibilità di dedicare il proprio tempo libero all’attività federalista (non è un caso che il grosso dei militanti del MFE sia stato sempre costituito da docenti). In tal modo si è potuta creare un’organizzazione poco costosa e, quindi, totalmente al riparo da qualsiasi tentativo di pressione o di ricatto da parte di qualunque forza politica o economica.

Il terzo principio è infine quello dell’autonomia finanziaria e ha avuto come sua istituzione specifica l’autofinanziamento. Questa scelta, che ha dall’inizio della leadership di Albertini costituito la base finanziaria dell’autonomia del MFE, non ha impedito che esso ricevesse anche finanziamenti esterni, ma essi sono stati usati soprattutto per finanziare azioni specifiche, mentre la struttura permanente dell’organizzazione ha sempre funzionato grazie alle sue “risorse proprie” (quote di iscrizione e contributi volontari), il che ha rappresentato una condizione ulteriore dell’impermeabilità a qualsiasi influenza esterna.

Al di là di tutto ciò, il fondamento basilare dell’autonomia politica, organizzativa e finanziaria del MFE, che Albertini è riuscito a realizzare come acquisizione permanente, è rappresentato dall’autonomia culturale. Solo una forte motivazione culturale (oltre ovviamente a quella morale), cioè la convinzione che la dottrina federalista abbia qualcosa di realmente nuovo da dire, in termini di valori e di comprensione della situazione storica, rispetto al pensiero politico dominante, può in effetti alimentare un impegno a lungo termine, spesso faticoso e difficile, e che rinuncia alle motivazioni del potere e del denaro, in un numero di militanti sufficiente per costituire una forza federalista autonoma in grado di incidere sulla realtà. Ebbene, Albertini ha svolto precisamente, assieme ai suoi allievi, un grandioso lavoro di approfondimento teorico del federalismo che ha fatto emergere questa motivazione ed ha altresì arricchito in modo molto rilevante il panorama del pensiero federalista.

I risultati più significativi di questo approfondimento teorico sono stati la critica dell’ideologia nazionale e il chiarimento che il federalismo non è soltanto la dottrina dello stato federale, ma un’ideologia politica in senso pieno. Essa è cioè paragonabile al liberalismo, alla democrazia e al socialismo ed è in grado di recepire nel proprio corpo dottrinale i contributi fondamentali proposti dalle grandi ideologie emancipatrici dal mondo moderno e, nello stesso tempo, di superarne i limiti - individuando nella pace il valore supremo della lotta politica - e di ottenere una comprensione più adeguata dei fondamentali problemi del mondo contemporaneo.

Se l’esistenza di una forza federalista autonoma costituisce il fondamento basilare di una efficace lotta federalista, occorre d’altro canto che questa forza sappia operare efficacemente per spingere i governi sulla via dell’unificazione federale sopranazionale. In questo contesto hanno importanza decisiva: a) la struttura sopranazionale della forza federalista, in modo da poter operare unitariamente sul piano europeo; b) la sua capacità di mobilitare l’opinione pubblica, senza però utilizzare lo strumento elettorale che è funzionale all’azione dei partiti; c) la denuncia sistematica dei limiti e delle contraddizioni dell’integrazione europea attuata dai governi e derivanti dal loro orientamento strutturalmente confederale: il deficit sul piano dell’efficienza, a causa delle decisioni unanimi sulle questioni fondamentali, e il deficit democratico dovuto al fatto che un’integrazione senza istituzioni federali svuota la democrazia nazionale senza creare una democrazia sopranazionale; d) la capacità di sfruttare queste contraddizioni per spingere i governi verso scelte di tipo federale.

C’è infine una terza implicazione per la lotta federalista che deriva dal chiarimento dell’atteggiamento contraddittorio dei governi nazionali rispetto all’unificazione europea. Si tratta dell’idea dell’Assemblea Costituente europea, che ha come modello di riferimento fondamentale la Convenzione costituzionale di Filadelfia, la quale elaborò nel 1787 la Costituzione degli Stati Uniti d’America, cioè del primo stato federale della storia. In sostanza per giungere davvero alla Federazione europea, occorre attivare una procedura costituente democratica, cioè affidare l’incarico di definire le istituzioni sopranazionali ad un organo di carattere parlamentare, che deliberi a maggioranza e in sedute pubbliche e le cui proposte entrino in vigore fra gli Stati ratificanti senza che sia necessaria l’unanimità delle ratifiche. Solo con questo tipo di procedura si possono ottenere risultati federali perché i rappresentanti del popolo sono strutturalmente più aperti alle richieste unificatrici provenienti dall’opinione pubblica e perché si supera il diritto di veto nazionale, cioè il principio dell’unanimità che impone inevitabilmente risultati al minimo comun denominatore. La costituente rappresenta dunque l’alternativa al metodo delle conferenze intergovernative che decidono all’unanimità e in segreto e richiedono ratifiche unanimi e sono perciò funzionali a scelte di tipo confederale. La necessità di una procedura costituente democratica è in effetti sempre stata al centro dell’azione del MFE, anche se sono cambiate le scelte circa le modalità concrete di attuazione di questa procedura e questi cambiamenti sono dipesi ovviamente dalla percezione delle opportunità offerte dalle diverse situazioni politiche.

Sulla base di questi principi-guida il MFE ha esercitato sul processo di integrazione europea un’influenza che presenta due aspetti.

Da una parte, il pensiero e l’azione del MFE ha, in quanto componente ed elemento di punta della corrente federalista europea nel suo complesso, contribuito in modo determinante a mantenere viva nel corso dell’intero processo di unificazione europea la rivendicazione di una costituzione federale europea, di una procedura costituente democratica per realizzarla e, quindi, della partecipazione popolare alla costruzione europea. Senza la presenza attiva di un movimento impegnato in modo costante ed esclusivo sulla tematica dell’unità federale europea - tenendo conto che i partiti non possono oggettivamente che dedicarvi un’attenzione superficiale discontinua - è evidente che essa sarebbe scomparsa dal dibattito politico-culturale e, di conseguenza, avrebbe perso qualsiasi rilevanza pratica la prospettiva del completamento in senso democratico e federale del processo di integrazione.

Al di là di questa influenza di carattere generale, c’è però anche stata un’influenza più incisiva, la quale ha potuto manifestarsi solo nei momenti in cui la situazione storica ha costretto i governi ad affrontare con le loro politiche di integrazione europea dei problemi non gestibili senza l’introduzione di embrioni democratico-federali negli organismi integrativi o addirittura senza veri e propri trasferimenti di sovranità. In simili momenti il processo di integrazione europea pone i governi su di un piano inclinato in direzione di tali limitazioni e apre perciò spazi significativi a un’incisiva influenza dei federalisti.

Concludo con alcune osservazioni circa la fase attuale della lotta federalista.

- La contraddizione consistente nell’aver creato l’unione monetaria senza l’unione politica (che è l’ultima manifestazione della resistenza strutturale dei governi ai trasferimenti di sovranità) ha portato l’Unione europea a una crisi esistenziale che richiede la Federazione europea subito se si vuole scongiurare la sua implosione. Se il problema è realizzare senza indugi una Federazione europea in senso pieno, occorre una procedura costituente adeguata a tale obiettivo. Fondamentalmente, occorre superare in modo radicale il principio dell’unanimità nelle tre fasi del processo costituente.
- Ci sono alcuni Stati-membri dell’UE (la Gran Bretagna in primo luogo, ma non solo) assolutamente non disponibili in questa fase a far parte di una federazione europea che è la condizione imprescindibile per salvare l’unione monetaria e, quindi, la stessa integrazione europea. Di conseguenza il punto di partenza di un processo costituente diretto a realizzare la Federazione europea non può che essere la decisione da parte degli Stati disponibili e che hanno una esigenza vitale della Federazione (i membri dell’eurogruppo e gli Stati che vogliono entrare nell’euro) di attuare questo processo fra di loro e, quindi, di dar vita ad una Federazione nella confederazione (l’UE che comprende tutti gli Stati membri), garantendo ovviamente i diritti acquisiti e la possibilità di una successiva adesione al nucleo federale. Ciò significa che questo processo costituente si deve attuare di fuori del Trattato di Lisbona che prevede revisioni solo all’unanimità.
- Il principio dell’unanimità, che deve essere superato dalla decisione di avviare il processo costituente fra gli Stati disponibili a dar vita a una federazione, deve anche essere superato nelle delibere dell’ organo costituente a cui verrà affidato il mandato di elaborare il progetto di costituzione federale. L’idea della Convenzione prevista dal Trattato di Lisbona, cioè della partecipazione alla convenzione costituzionale di quattro soggetti - i parlamentari europei, i parlamentari nazionali, i governi (ovviamente dei paesi disponibili, il che vale anche per i parlamentari europei e nazionali) e la Commissione – può essere mantenuta,ma è un’esigenza inderogabile evitare il veto nazionale, cioè il principio del consenso che predetermina risultati inadeguati. La via da percorrere potrebbe essere la codecisione costituente fra il settore parlamentare e quello governativo della Convenzione, entrambi decidenti a maggioranza come nella codecisione legislativa.
- Per quanto riguarda la ratifica del progetto costituzionale, occorre in questo caso superare sia il principio della ratifica unanime sia quello dei referendum nazionali. La via più logica è la ratifica attraverso un referendum europeo, stabilendo che il progetto costituzionale entrerà in vigore, fra i paesi ratificanti, se esso sarà stato ratificato dalla doppia maggioranza dei cittadini e degli Stati partecipanti al processo costituente.

La possibilità che i governi nazionali dei paesi più europeisti decidano di attuare un processo costituente della Federazione europea nei termini sopraindicati ha una base reale nella attuale situazione caratterizzata dall’alternativa fra la scelta federale e l’implosione. È d’altra parte ovvio che deve intervenire in modo decisivo il fattore politico costituito da un efficace pressione da parte dei movimenti per l’unità europea. L’azione federalista sarà efficace solo se sarà capace di mobilitare in modo sistematico gli orientamenti favorevoli alla federazione europea presenti nelle forze politiche, in quelle economico-sociali, nella società civile, nelle amministrazioni locali,nel mondo della scuola e della cultura. Questa mobilitazione si sta attuando con una vasta Campagna per la Federazione europea: petizioni ai governi e al Parlamento europeo, manifestazioni in occasione dei Vertici dei Capi di Stato e di Governo, illustrazione in tutti gli ambienti dei vantaggi dell’unificazione federale europea, Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) per un Piano europeo straordinario per lo sviluppo sostenibile e l’occupazione.

Perché i governi decidano di avviare il processo costituente della Federazione europea, all’azione di base dei federalisti si deve aggiungere l’iniziativa del Parlamento europeo. Esso deve fare una proposta di cambiamento dei Trattati che equivalga all’introduzione di una costituzione federale e che contenga anche l’indicazione della procedura sopraindicata. È evidente che una tale proposta da parte del Pe avrebbe un peso decisivo sulle decisioni dei governi, ed è evidente che un aspetto di primaria importanza dell’azione federalista deve consistere nello spingere il Pe ad una tale iniziativa. È inoltre di decisiva importanza che intervengano nel senso da noi indicato i parlamenti dei paesi più europeisti.

Per questo si devono promuovere delle Assise interparlamentari come quelle che si svolsero a Roma su iniziativa del Parlamento europeo, del Parlamento italiano e di quello belga nel novembre del 1990 alla vigilia della Conferenza intergovernativa sul Trattato di Maastricht.

Occorre ancora sottolineare che un impegno di particolare importanza consiste nello spingere il governo italiano a portare avanti in questa fase una linea favorevole al salto federale. Occorre che l’Italia riassuma pienamente suo ruolo tradizionale di spingere le iniziative franco-tedesche verso scelte più avanzate. La condizione imprescindibile per lo svolgimento di questo ruolo è un avanzamento decisivo nel risanamento economico-finanziario. Ciò è decisivo per la salvezza dell’unificazione europea. Ma è altresì chiaro che l’Italia non può chiedere in modo autorevole e credibile un’Europa più unita, più efficiente e più solidale se non dimostra la capacità di affrontare seriamente i fattori di crisi che dipendono dai ritardi e dalle inefficienze della nostra politica.

Fonte immagine Flickr

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  • su 23 novembre 2013 a 23:27, di Francesco Franco In risposta a: Il Movimento Federalista Europeo lotta da settant’anni per gli Stati Uniti d’Europa

    Questo passo dell`articolo mi pare fondamentale.

    «Oggi è in effetti drammaticamente urgente l’apertura (...) di un processo costituente della federazione europea «fra i paesi disponibili a questa scelta».»

    Eureka! «Fra i paesi disponibili a questa scelta»!

    Ogni volta che si vuole procedere si fa l`inventario di chi non ci sta. La Francia profonda, la formica germanica protestante, gli olandesi, sobri e sospettosi, i veri finlandesi, ecc.

    E se invece rovesciassimo la prospettiva e facessimo l`inventario di chi ci sta! E si facesse poi il salto federale con un piccolo nucleo di popoli raggruppando solo chi ha le condizioni politiche per dare vita ad una federazione parlamentare e democratica ?

    Torniamo ai metodi degli anni `50, facciamo un appello con una proposta di governo parlamentare federale, forte ed articolata, e vediamo se si coagula un nucleo sufficente di popoli. In altri termini: se ci serve una certa dose di federalismo per debellare l`euroscetticismo vediamo chi sono i popoli disposti a prendere le dosi consigliate dell`antibiotico federalista piuttosto che prenderlo in dosi inadeguate che solo rinforzano i batteri che potrebbero ucciderci.

    Purtroppo anche in questa tornata il tandem franco-tedesco é in panne e quindi occorre fare senza di loro.

    Per altro, quando mai la Francia ha dato il là ? Non con la CED, non con la CEE, non con l’ allargamento, non con il trattato costituzionale. E se faccessimo dunque lo stato federale subito con chi é interessato (dando il via alle cooperazioni rafforzate o stipulando un trattato del tutto nuovo?)

    Non ci saranno Francia e Germania ? Pazienza (i tempi e gli equilibri di Yalta sono tramontati, (declinati insieme al bipolarismo, alla guerra fredda ed all`equilibro del terrore (spero per sempre) ed alla posizione di relativa centralità del tandem nella condotta della politica estera. I rapporti di forza che esistevano alla fine della seconda guerra mondiale ormai non trovano più riscontro nel mondo di oggi. Il tandem se ritiene può benissimo per ora restare in una UE così com`é e come a loro sembra piacere mantenerla.

    Gli altri più o meno scettici seguiranno quando avranno compreso che potrebbero (se lo aspettano) perdere definitivamente il treno.

    Questa penisola afrancese e agermanica non sarà certo una super potenza economica ma intanto potrebbe funzionare da esempio e così in essa si potrebbe dare corso a talune ricette federaliste: prendere quelle misure di politica economica che i federalisti invocano, come per esempio realizzare l`unione bancaria, dotarsi di una completa unione economica e monetaria, sviluppare una politica dell`impiego volta a diminuire la disoccupazione giovanile, concentrare le risorse sulla ricerca e sviluppo, unificare i corpi diplomatici e armati così da diminuire le spese militari, disporre di una politica estera comune, e così realmente poter realizzare il rientro dal deficit senza aumentare le tasse.

  • su 25 dicembre 2013 a 18:35, di tnemessiacne In risposta a: Il Movimento Federalista Europeo lotta da settant’anni per gli Stati Uniti d’Europa

    Perché non parliamo dell’unita europea o della costruzione europea ma del federalismo ?

    Perché c’è una differenze tra il movimento europeo e il movimento federalista europeo ?

    Il movimento europeo è solo per la construczione europea e il movimento fedaralisto europeo vuole construire il federalismo in Europa ? Ci sono federalisti in Europa e c’è il popolo europeo. E la differenza fra il movimento europeo et il movimento federalisto europeo ?

    Grazie

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