Il peso della memoria

, di Davide Emanuele Iannace

Il peso della memoria
Fonte: Pexels, autore Pixabay.

Il 27 gennaio è il giorno riconosciuto a livello mondiale come il Giorno della Memoria, il giorno in cui ricordiamo le efferatezze del regime totalitario nazista, il suo odio incondizionato verso tutto ciò che non rispettava i rigorosi e ipocriti canoni di un ristretto gruppo di fanatici, capaci però di imporre la loro volontà, il loro disprezzo e muovere una macchina burocratica quasi perfetta, nell’idea di distruggere intere culture, identità etniche o semplici persone malate. Saltiamo innanzitutto una serie di polemiche legate al Giorno della Memoria, in particolare quelle polemiche che si muovono per le biforcute bocche di una serie di “pensatori” e “politici” (qui le virgolette son più che obbligatorie), che cercano di minimizzare le azioni naziste, mettendo in luce tutta la serie di orrori, in guerra e non, condotti sia dagli Alleati che dall’URSS. Sì, hanno anch’essi, tutti, compiuto nefandezze. Non possiamo dire di no. Il 27 gennaio è però specificatamente il giorno in cui vogliamo onorare i morti dell’Olocausto, non solo ebrei, ma sinti, rom, omosessuali, disabili, oppositori politici, e tutti coloro che furono sterminati da una sola macchina, da un solo totalitarismo, dal Nazismo.

Se volessimo parlare di stermini, molto difficilmente potremmo limitarci a un sol giorno. Il XX secolo ha offerto forse il peggio del peggio dell’umanità. Dalle trincee della Prima Guerra Mondiale fino ai più recenti stermini di minoranze come nella regione del Kurdistan o degli Yazidi, passando per le torture nelle guerre civili africane o dei regimi sud-americani, o ancora dei regimi totalitaristi europei e non, il XX ma anche il XXI secolo (almeno i suoi primi venti anni), hanno ben impresso nella Storia quanto l’odio, il razzismo e il nazionalismo possano danneggiare il mondo tutto. Certo, e questo forse è ciò su cui dovremmo focalizzarci ancora di più, questi ultimi centoventi brevi anni di storia umana sono anche anni di speranza, di progresso, di ricerca, in quasi tutti i campi, di un’agognata pace e unità che, purtroppo, ora è ancora lontana. Prima la Società delle Nazioni, poi l’ONU, l’Unione Europea e tutta la sua storia, ma anche l’Unione Africana e gli altri agglomerati politici, restando sul piano di questo tipo di organizzazioni, hanno provato a portare nuove forme collaborative, con più o meno successo, alla luce. Malattie sono state sconfitte, traguardi scientifici e record son stati infranti, forme nuove di energia scoperte, molto è stato fatto per rendere il mondo un posto migliore, è inutile negarlo, ed anzi, solo contro producente. Anche nel Giorno della Memoria, non bisogna rigettare tutto ciò che questi anni son riusciti a dare all’umanità, tenendo bene a mente anche tutte le loro ombre. Ricordarle, puntarle, tenerle perennemente sotto i riflettori, perché è solo con la perenne allerta che il mondo si salverà dal ripetere tragedie di queste portate. Fatti di cronaca come quelli che sentiamo ultimamente un po’ dappertutto, in Italia o nel mondo, come il caso della casa del figlio della partigiana Lidia Beccaria Rolfi imbrattata a Mondovì, ma anche le aggressioni razziste e xenofobe a cui quotidianamente si assiste, riportano alla mente il peggio dell’umanità. Esperimenti in divenire come l’Unione Europea sono il segno profondo di cosa voglia dire mettere la propria forza politica e creatrice al fine di non arrivare mai più al punto di svolta di una Prima o una Seconda guerra mondiale. Quella stessa forza politica e creatrice però deve essere allo stesso modo messo in campo ogni giorno, perfino nelle piccole azioni quotidiane, perché è in esse che nasce il seme del distacco, del razzismo, del disprezzo, poi dell’odio e dell’oblio. Prendersela con i più deboli, con gli emarginati, con chi è diverso, ovvero tutto ciò che politici come Matteo Salvini, Giorgia Meloni e i loro omologhi europei e non, fanno continuamente, è piantare quei semi, che loro vogliano o meno, che siano consapevoli o meno delle conseguenze nefaste dei loro gesti. Vogliamo vederla nella miglior maniera possibile, allora diciamo che sono solo stupidamente inconsapevoli degli effetti dei loro gesti e delle loro parole. Prendiamo Matteo Salvini, la sua patetica citofonata sotto la casa di un immigrato qualsiasi, le risate, lo schernire, l’ergersi a novello Batman senza nemmeno la maschera. Ora però facciamo rimbalzare quel video nel Web, italiano e non (perché, per testimonianza diretta, anche ad Amman son arrivate quelle scene e vi risparmio l’imbarazzo che ho vissuto come italiano ed essere umano). Prendiamo persone come Luca Traini, la sua improvvisa esplosione che per fortuna ha portato solo sei feriti e nessun morto. Le due cose non sono sconnesse. Le parole e le azioni dei politici e dei personaggi in vista hanno conseguenze. Certo, vi sono dei contesti da analizzare, ma quei contesti formano delle micce che persone come Salvini, volenti o nolenti, innescano.

Il Giorno della Memoria serve a ricordarci, soprattutto, che discorsi come quelli di Piazza Venezia e di Hitler trascinano le folle. Le folle, come gli studiosi di inizio secolo scorso ben sapevano, sono capaci di grandi atrocità, specie quando manipolate sapientemente e coscientemente da figuri come Adolf Hitler. Le folle, volenti o nolenti, possono diventare protagoniste di estrema violenza, possono radere al suo solo città, dar vita a pogrom o possono restare in silenzio dinanzi dei treni carichi di uomini, donne e bambini diretti verso fabbriche di sterminio. Per questo, ogni giorno, ogni minuto, dovremmo tenere bene a mente che le parole hanno un peso, che i micro-atti di ogni giorno pesano sulle persone, che restare in silenzio dinanzi a loro ci rende non meno colpevoli di chi i treni li guida e li invoca. La memoria pesa, pesa tanto. Bisogna portarsela con sé, tenerla ben al centro delle nostre riflessioni, come un faro illuminante una notte tempestosa, per far chiarezza. Bisogna diffonderla e difenderla, in prima o seconda persona, affinché non ci si scordi del dolore che si è potuto infliggere quando ci si è girati da un’altra parte, quando si è guardato con disprezzo qualcuno solo per un diverso tratto somatico, per una diversa religione. Il Giorno della Memoria è un solo giorno, in cui si onorano milioni di morti, ma bisogna farne un mantra, bisogna perennemente vigilare, specialmente in un’epoca in cui tramite Internet diecimila follie all’ora corrono da una parte all’altra del globo ed in cui chiunque, con un paio di giornalisti al seguito, pensa di diventare la voce di una stupida ideologia nazionalista andando a tormentare persone innocenti fino a prova contraria (a dispetto di qualunque cosa un ridicolo ministro della giustizia possa dire). Sta a tutti noi essere protagonisti dei nostri anni, difenderli dall’oscurità che naturalmente si annida in essi, che va rigettata con forza, nei piccoli e nei grandi gesti. Ogni giorno, ogni minuto. La memoria pesa, ma è un peso che possiamo sopportare, tutti insieme, per un mondo migliore.

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